Shoah e memoria
Tuesday, January 29th, 2008
Parecchi giorni fa MMAX mi ha invitato a indicare un libro da inserire in un’ideale biblioteca della memoria, dove l’oggetto della memoria è la Shoah. Che io sia lento in tutto, anche a rispondere, ormai è cosa nota a chi ha la pazienza di seguire questo blog sonnacchioso. Questa volta, però, la causa del ritardo non è soltanto la lentezza, ma anche un’esigenza che definirei simbolica: lasciar passare il Giorno della memoria, verso il quale nutro qualche riserva.
Nel suo discorso in apertura della Giornata, il presidente Napolitano ha detto: «Noi non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo mai la Shoah. Non dimentichiamo gli orrori dell’antisemitismo, che è ancora presente in alcune dottrine, e va contrastato qualunque forma assuma». Il presidente mette giustamente in relazione la Shoah con ciò che la rese possibile, invita a ricordare insieme le due cose, perché per rendere efficace il mai più che tanto risuona nel Giorno della memoria occorre conoscere le cause della Shoah per poter rimuovere quelle ancora in azione.
Le celebrazioni del 27 gennaio, almeno quelle che fanno notizia, tendono invece a concentrare il ricordo sulla fase terminale dello sterminio, quella a più alto impatto emotivo, lasciando parecchio sullo sfondo gli antefatti. Si parla molto di Auschwitz e di Dachau, di Fossoli e della Risiera di San Sabba, ma poco o nulla si dice dei meccanismi culturali e delle misure amministrative che precedettero i campi della morte.
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Non è più tempo di indugi, mio caro e soccorrevole compagno di strada. Le vele sono riparate, per quanto possibile, e il fasciame mi sembra adeguatamente calafatato. Per quanto sia piacevole stare qui, in questo riparo accogliente e riposante, non posso sottrarmi più oltre al mio destino di racconto errabondo e onnivoro. Mi attende un viaggio del quale ignoro tutto: potrà essere brevissimo o eterno, placido o avventuroso, dominato dalla bonaccia o dall’uragano, destinato a un approdo sicuro o alla discesa definitiva negli abissi. Sarà comunque un viaggio e sarà il mio viaggio.
In un 
Ebbene sì, l’ho fatto: ho letto