La capocciata
Thursday, July 13th, 2006
Per una volta la diatriba della settimana (le diatribe moderne, si sa, durano al massimo una settimana) non è letteraria, ma pazienza. Da qui a lunedì prossimo si tratta di decidere, una volta per tutte, dove stia la ragione e dove il torto nell’ormai celebre episodio della capocciata. Innanzitutto occorre trovare un bel titolo alla diatriba, magari generalizzando un poco, per cercare di trarre dalla questione insegnamenti morali di portata universale. Dopo attenta riflessione, mi pare che il dilemma possa essere così rappresentato:
Se sia lecito per un uomo rifilare capocciate allo sterno di un avversario quando questi abbia rivolto alla propria sorella l’appellativo di prostituta.
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In questo periodo sono abbastanza gettonate le diatribe sul tema cosa deve essere la narrativa?, che è già di per sé una domanda alquanto scema, dato che l’unica risposta sensata è: la narrativa - e più in generale la letteratura - non deve essere proprio alcunché, se non, per l’appunto, letteratura, ovvero ordigno verbale, edificio di parole, mistura di grafismi. Che altro mai dovrebbe essere? Eppure non passa giorno senza che qualcuno tenti di dare alla letteratura nuovi compiti e nuovi doveri.
Domenica scorsa la lentezza ha occupato l’intera prima pagina di Domenica, forse più noto come "il domenicale", supplemento culturale del quotidiano Il Sole 24 Ore. A un articolo di chiara ispirazione lentista a firma Claudio Magris - germanista e scrittore - ha risposto il velocista Roberto Casati - filosofo del linguaggio. Botta e risposta