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	<title>letturalenta &#187; pizzuto</title>
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	<description>Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa</description>
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		<title>Un film su Antonio Pizzuto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 05:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>
		<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 8 giugno 2010, ore 16, sala Burcardo, via del Sudario 44, Roma Fondazione Antonio Pizzuto SIAE Sindacato nazionale scrittori Invitano all&#8217;anteprima della proiezione del docufilm Antonio Pizzuto &#8212; Sur le pont d&#8217;Avignon di Nosrat Panahi Nejad Interverranno: Maria Pizzuto, presidente della fondazione Antonio Pizzuto Antonio Pane, curatore di molte opere di Pizzuto Nosrat Panahi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martedì 8 giugno 2010, ore 16</strong>, sala Burcardo, via del Sudario 44, Roma</p>
<p>Fondazione Antonio Pizzuto<br />
SIAE<br />
Sindacato nazionale scrittori </p>
<p>Invitano all&#8217;anteprima della proiezione del docufilm </p>
<p><strong>Antonio Pizzuto &#8212; Sur le pont d&#8217;Avignon</strong><br />
di Nosrat Panahi Nejad </p>
<p>Interverranno:<br />
<strong>Maria Pizzuto</strong>, presidente della fondazione Antonio Pizzuto<br />
<strong>Antonio Pane</strong>, curatore di molte opere di Pizzuto<br />
<strong>Nosrat Panahi Nejad</strong>, autore del film e curatore dei &#8220;Quaderni pizzutiani&#8221;</p>
<p>Coordina: <strong>Gian Maria Molli</strong></p>
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		<title>Madeleine Santschi</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 00:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Pizzuto]]></category>
		<category><![CDATA[Madeleine Santschi]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco fa ho saputo che Madeleine Santschi è morta il 3 gennaio. Si è spenta serenamente, dice l&#8217;email, che ho ricevuto, credo, perché tre anni fa ho dedicato qualche post ad Antonio Pizzuto, uno degli autori italiani che questa letterata elegante ha traghettato in lingua francese. In rete non si trovano molte notizie su di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco fa ho saputo che Madeleine Santschi è morta il 3 gennaio. <em>Si è spenta serenamente</em>, dice l&#8217;email, che ho ricevuto, credo, perché tre anni fa ho dedicato qualche post ad Antonio Pizzuto, uno degli autori italiani che questa letterata elegante ha traghettato in lingua francese.</p>
<p>In rete non si trovano molte notizie su di lei. Sul sito di Leonardo libri c&#8217;è un suo breve <a href="http://www.leonardolibri.com/asp/sa.asp?id=18293">profilo biografico</a>. Poi <a href="http://www.culturactif.ch/ecrivains/santschi.htm">Una bibliografia</a> che rende conto del suo lavoro di traduzione dall&#8217;italiano: Dario Niccodemi, Antonio Pizzuto, Albino Pierro, Grazia Deledda, Laura Betti.</p>
<p>Infine un video in cui parla della sua esperienza con Antonio Pizzuto, che ricorda così: <em>Era molto esigente, molto fraterno, direi dolce, ma nello stesso tempo di una densità infracassabile, dunque non si poteva spaccarlo. Era lì</em>.</p>
<p>Di Pizzuto Madeleine Santschi ha tradotto la parte terminale dell&#8217;opera, <em>Pagelle</em> e <em>Ultime</em>, la parte più ardua e aerea, ostica per molti lettori italiani, anche fra quelli più attrezzati, ma non per questa signora delle lettere. Riposi in pace.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/H3Cv_t9T7_k&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/H3Cv_t9T7_k&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>La vera novità ha nome Pizzuto</title>
		<link>http://letturalenta.net/2009/10/la-vera-novita-ha-nome-pizzuto/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 09:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Si apre oggi pomeriggio a Bagheria il convegno La vera novità ha nome Pizzuto, dedicato al mitico e qui molto apprezzato scrittore siciliano. Nei tre giorni del convegno interverranno studiosi di rango e di lunghe frequentazioni pizzutiane, come Gualberto Alvino, Walter Pedullà e Rosalba Galvagno, nonché giovani promettenti come Benedetta Panieri e Salvo Butera. Qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si apre oggi pomeriggio a Bagheria il convegno <em>La vera novità ha nome Pizzuto</em>, dedicato al mitico e qui molto apprezzato scrittore siciliano. Nei tre giorni del convegno interverranno studiosi di rango e di lunghe frequentazioni pizzutiane, come Gualberto Alvino, Walter Pedullà e Rosalba Galvagno, nonché giovani promettenti come Benedetta Panieri e Salvo Butera.</p>
<p><a href="http://www.comune.bagheria.pa.it/index.php?idWebpart=5703&#038;cmd=dettaglio&#038;id=8078">Qui</a> la presentazione del convegno sul sito del comune di Bagheria.<br />
<a href="http://www.comune.bagheria.pa.it/files/fe46113b43d7613bbec9b9cfbad8ecad.pdf">Qui</a> il pratico pieghevole con utili informazioni e il programma completo.</p>
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		<title>Presentazione dei carteggi di Antonio Pizzuto</title>
		<link>http://letturalenta.net/2007/11/presentazione-dei-carteggi-di-antonio-pizzuto/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Fondazione Antonio Pizzuto, Siae, Sindacato Nazionale Scrittori, invitano alla presentazione dei Carteggi di Antonio Pizzuto con Alberto Mondadori, Giovanni Nencioni, Gianfranco e Margaret Contini, Lucio Piccolo, Salvatore Spinelli, Carlo Betocchi, Vanni Scheiwiller. Interverranno: Maria Pizzuto, presidente della Fondazione Antonio Pizzuto Gualberto Alvino, filologo e critico letterario Antonio Pane, critico letterario Felice Paniconi, poeta e studioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fondazione Antonio Pizzuto, Siae, Sindacato Nazionale Scrittori, invitano alla presentazione dei</p>
<p><center><strong>Carteggi di Antonio Pizzuto</strong><br />
con<br />
Alberto Mondadori, Giovanni Nencioni, Gianfranco e Margaret Contini, Lucio Piccolo,  Salvatore Spinelli, Carlo Betocchi, Vanni Scheiwiller. </p>
<p>Interverranno:</p>
<p>Maria Pizzuto, presidente della Fondazione Antonio Pizzuto<br />
Gualberto Alvino, filologo e critico letterario<br />
Antonio Pane, critico letterario<br />
Felice Paniconi, poeta e studioso di Pizzuto</p>
<p>Coordinatore: Gian Maria Molli, giornalista Rai<br />
Lettori: Donatella Ferrara e Gabriele Villa</p>
<p><strong>Giovedì 22 novembre ore 17,00<br />
sala Burcardo, via del Sudario 44, Roma</strong></center></p>
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		<title>Un film su Antonio Pizzuto</title>
		<link>http://letturalenta.net/2007/04/un-film-su-antonio-pizzuto/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2007 17:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 19 aprile 2007, ore 17, sala Burcardo, via del Sudario 44, Roma Fondazione Antonio Pizzuto SIAE Sindacato Nazionale Scrittori invitano alla proiezione del film Antonio Pizzuto 1893 &#8211; 1976 di Nosrat Panahi Nejad a conclusione delle celebrazioni del 30° anniversario della scomparsa dello scrittore. Interverranno: Maria Pizzuto, presidente della Fondazione Antonio Pizzuto Nosrat Panahi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giovedì 19 aprile 2007, ore 17</strong>, sala Burcardo, via del Sudario 44, Roma</p>
<p>Fondazione Antonio Pizzuto<br />
SIAE<br />
Sindacato Nazionale Scrittori</p>
<p>invitano alla proiezione del film</p>
<p><strong>Antonio Pizzuto 1893 &#8211; 1976</strong><br />
di Nosrat Panahi Nejad</p>
<p>a conclusione delle celebrazioni del 30° anniversario della scomparsa dello scrittore.</p>
<p>Interverranno:</p>
<p><strong>Maria Pizzuto</strong>, presidente della Fondazione Antonio Pizzuto<br />
<strong>Nosrat Panahi Nejad</strong>, curatore della rivista Quaderni Pizzutiani<br />
<strong>Gian Maria Molli</strong>, giornalista Rai</p>
<p>(Se qualcuno ci farà un salto e avrà voglia di raccontarmi com&#8217;è andata, lo ringrazio fin d&#8217;ora)</p>
<p><strong>Aggiornamento:</strong><br />
Oggi Armando Adolgiso segnala la proiezione del documentario, <a href="http://www.adolgiso.it/public/cosmotaxi/200704archive001.asp#1176795489001">qui</a>, aggiungendo notizie su Nejad e Molli, nonché un profilo di Pizzuto curato dal Molli medesimo.</p>
<p>Armando chiude l&#8217;articolo con una domanda-appello: <em>Riusciremo mai a vedere questo documentario trasmesso da qualche network Tv? Disperare è legittimo, sperare è lecito</em>. Accolgo e rilancio: <em>Riusciremo mai a vedere questo documentario su YouTube? Magari!</em></p>
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		<title>Gualberto Alvino legge Pizzuto</title>
		<link>http://letturalenta.net/2007/02/gualberto-alvino-legge-pizzuto/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 09:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ennesima chicca pizzutiana donata dal maestro Gualberto Alvino: egli medesimo legge un brano tratto da Pagelle, opera del Pizzuto estremo, quello che financo i meglio addestrati filologi faticarono a seguire. Buon ascolto. XXVI Vento Invisibile posse favoleggiato indotto, concluso, altrove sempre, estrosa conchiglia suggeritore che mai séguiti: un frangersi onda al largo addosso massiccio lacustre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ennesima chicca pizzutiana donata dal maestro Gualberto Alvino: egli medesimo legge un brano tratto da Pagelle, opera del Pizzuto estremo, quello che financo i meglio addestrati filologi faticarono a seguire. Buon ascolto.</em></p>
<p><embed SRC="http://letturalenta.net/wp-images/blog/Gualberto_Alvino_legge_Pizzuto.mp3" VOLUME="50" HEIGHT="60" WIDTH="300" AUTOSTART="false"></embed></p>
<p><strong>XXVI<br />
Vento</strong></p>
<p>Invisibile posse favoleggiato indotto, concluso, altrove sempre, estrosa conchiglia suggeritore che mai séguiti: un frangersi onda al largo addosso massiccio lacustre fusto emersone con l’arborea sua chioma; pur offensivo in arena sperte elicopidi mostre di una recitante, o fomite per tegnenze rotulee mutui passo passo contro le prore aerotome dianzi incignate. Fola su fola effetti sconvolti estolti poi ritolti, come le spirituali clausole sotto ricorrenti angosce dell’altrui bene, intanto valangheggiando incendiarie arbitrio mistero: un divieto insolito, reticenze, ambigui esiti, da disciplinato precludersi verità prepostera, o ad attentarvi palindroma. Germinali magici tappeti; sottesso, spiri guida a sàlide mucche, queste di atterramenti fortunosi per strenuo pilota, centine sconce, avvoltoio su un esiguo prato. Messaggero da torridi viperai, tundre gelide, a enfie vele robusto; ora mulinante scavando imo vortice ergersene in attorte colonne diaspre il mare. Tale consapevoli, arresi a villaggio, apparsivi di tra selve in cristallo, daini e cerbiatti, ecco nel ciclone pie serpere pantere cobra. Dissipati furori, pronubo il ritorno da zefiro entro corolle e per arnie, in mille papille sugli stagni dove saettosi girini di pattuglia, condomine le gambusie voraci o muovere, dileticante, sericea canizie all’assopito, cenere lì lì orlo sigaro, contrastare formica avversa. Nel tutto di continuo pervasone, mantenerlo in perennità desto sua vicenda a rincorrersi onde inesauribile alimento l’anelare: informe il soggetto, protea sua formativa e per cielo e terra, e speranze e sbaragli consustanziali.</p>
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		<title>Frammento d&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2006 12:34:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; (cliccare l&#8217;immagine per ingrandirla) Didascalia 1: era incalzato dalla necessità di scrivere con estenuante lentezza (Gianfranco Contini) Didascalia 2: foto di una pagina manoscritta di Pagelle, precisamente l&#8217;incipit dell&#8217;Uomo dal berrettino bianco. Questa preziosa istantanea della scrittura pizzutiana è dono di Gualberto Alvino (grazie!), che proprio su questa opera di Antonio Pizzuto ha fondato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://letturalenta.net/wp-images/blog/pagelle2.jpg"><img style="float: left; margin: 0pt 10px 0px 0pt" alt="A.Pizzuto - Pagelle" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/pagelle.jpg" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(cliccare l&#8217;immagine per ingrandirla)</em></p>
<p><strong>Didascalia 1</strong>: <em>era incalzato dalla necessità di scrivere con estenuante lentezza </em> (Gianfranco Contini)</p>
<p><strong>Didascalia 2</strong>: foto di una pagina manoscritta di <em>Pagelle</em>, precisamente l&#8217;incipit dell&#8217;Uomo dal berrettino bianco. Questa preziosa istantanea della scrittura pizzutiana è dono di Gualberto Alvino (grazie!), che proprio su questa opera di Antonio Pizzuto ha fondato il suo progetto di ricerca all&#8217;università La Sapienza. Allego anche una chiosa del donatore: <strong><em>Vedrai che bellezza! Il massacro&#8230; l&#8217;incontentabilità&#8230; la pagina come spazio simbolico e vitale al tempo stesso&#8230;</em></strong> Saprei spiegare meglio di così questo frammento d&#8217;autore? Credo proprio di no, quindi mi taccio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sul ponte di Avignone</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 17:21:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi ulteriore arricchimento della già ricca dotazione di firme della pizzuteide. È la volta di Rosalba Galvagno, da anni una delle più attente studiose di Antonio Pizzuto. L&#8217;articolo qui proposto è già apparso sulla rivista «Il caffè illustrato» (n.24, anno V, maggio-giugno 2005) all&#8217;interno di un dossier su Pizzuto curato da Gualberto Alvino. «Se Seguirai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi ulteriore arricchimento della già ricca dotazione di firme della pizzuteide. È la volta di Rosalba Galvagno, da anni una delle più attente studiose di Antonio Pizzuto. L&#8217;articolo qui proposto è già apparso sulla rivista «Il caffè illustrato» (n.24, anno V, maggio-giugno 2005) all&#8217;interno di un dossier su Pizzuto curato da Gualberto Alvino.</em></p>
<p><b>«<i>Se Seguirai tua stella&#8230;</i>»<br />
<i>Sul ponte di Avignone</i> e l’illusione della scrittura</b><br />
<b>di Rosalba Galvagno</b></p>
<p>Nel romanzo <i>Sul ponte di Avignone</i><a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[1]</a> si dispiega una delle più significative configurazioni moderne<a href="#_ftn2" name="_ftnref2" title="">[2]</a> del tema dell’illusione.</p>
<p>La configurazione letteraria del tema sfrutta spesso  la scena teatrale, reale o metaforica (si tratta propriamente di scena fantasmatica), nella quale entrano in gioco il soggetto che si illude o che illude, l’oggetto dell’illusione generalmente idealizzato, l’al di là di questo oggetto che si rivela essere ‘niente’ o ‘assente’ e, infine, il velo, che fa da  interposizione tra il soggetto e l’oggetto e sul quale quest’ultimo viene immaginariamente proiettato.<a href="#_ftn3" name="_ftnref3" title="">[3]</a><br />
<span id="more-214"></span><br />
In <i>SPA</i> il tema dell’illusione ricorre a più riprese e con significative varianti semantiche lungo tutto lo svolgersi dei quattro quaderni in cui è suddiviso il romanzo. I motivi principali nei quali esso è declinato sono quelli dell’ideale letterario e artistico, di gloria e di ricchezza:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">[...] Poi conseguii un impiego. Era la negazione di quanto mi si confaceva; ma coltivai l’<i>illusione</i> che un giorno o l’altro avrei potuto riprendere la vita di prima tal quale e divenni uno spostato così insensibilmente da accorgermene soltanto dopo anni. Gli ideali rimanevano sempre quelli: la <i>poesia</i> e la <i>musica</i>. Aspettando io di rivelarmi poeta vissi aridamente e di nulla. (pp. 14-15, corsivi nostri)</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">[...] sognavo <i>remunerative glorie</i> da conquistare per loro mediante qualche Trattato. (p.100, corsivi nostri)</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Mai si sarebbero amate ed erano sorelle. Allora l’angoscia mi faceva <i>sognare</i>: divenire <i>ricco</i> per le imprese o coi libri per togliere le differenze, fare anzi di più per Giovanna e sua madre affinché nell’agio dimenticassero quanto avevano sofferto. Acquistavo loro un villino; [...] (pp. 184-185, corsivi nostri)</p>
<p>E ancora: l’illusione di potere evitare, malgrado l’evidenza, la rottura con l’amante, la mamma di Giovanna, figlia illegittima del protagonista:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">La fine era così vicina! Proprio in quell’ultimo periodo cominciai invece ad avere <i>illusioni di pace</i>, di eventi cioè conformi alle mie esigenze. Lessi perfino in pubblico una conferenza e siccome gli astanti erano tutti miei amici [...] fui <i>applaudito</i>. Né ella riuscì a celare la <i>soddisfazione</i> per questa mia prova che peraltro rimase <i>sterile</i>. (p. 177, corsivi nostri)</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Da ogni città le mandavo il successivo indirizzo dicendomi: «Chi lo sa? Potrei forse trovarci una lettera».  – Giunto l’<i>illusione</i> cadeva. Anelai il ritorno, ma quel ritorno era lei. E la brama s’incarnò in un delizioso progetto. Incontrarci! [...] Ma anche all’alterno ottimismo, sentivo l’<i>inanità</i> di una tal gioia fugace. (pp. 188-189, corsivi nostri)</p>
<p>E gli sforzi per cercare di «indorare» la vita della piccola, suscitandole, con innocenti espedienti, l’illusione della bellezza e della ricchezza:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">L’albero di Natale! Era un ramicello storto e calvo che più ancora incurvavasi al peso della roba attaccatavi; l’ornavano un po’ di laminetta e sei candeline a colori: dal povero insieme non spirava che <i>inanità</i>. [...] Ma come la vidi allontanarsi un’idea dolcissima mi consolò. Così fabbricavo spesso i miei tormenti. Appena schiuso, per il lume che proveniva attraverso l’uscio della stanzetta da pranzo <i>brillarono</i> i fili argentei. [...] Cominciò a discernersi la <i>macchia</i> della pianta. «Hai visto?» &#8211; le domandai &#8211; «Si». &#8211;  «Bene?». &#8211; «Ti è piaciuto?». &#8211;  «Si». &#8211; «Scappiamocene!». &#8211; «Scappiamo!». [...] Questa volta, a procurare altro <i>effetto</i>, accesi un fiammifero; ma lo spensi subito: tale <i>espediente</i> rese <i>meravigliosa la vista</i>. (pp. 89 -90, corsivi nostri)</p>
<p>In occasione della prima comunione di Giovanna, il protagonista decide di confessarsi per ricevere anch’egli il santo sacramento. Nel dialogo col Padre confessore che gli impone di rinunciare all’amante e alla figlia, tenta di giustificare il suo «peccato» con argomentazioni apparentemente inoppugnabili, fondate sulla necessità di evitare un trauma alla piccola:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">– Rivelare: dopo dedicata la vita a darle l’<i>illusione</i> di una famiglia, a tenerla ignara che papà ne aveva un’altra e la sera aspettava che le si chiudessero gli occhi per fuggire. [...] Volevo aggiungere un altro candido <i>velo</i> ai mille coi quali mi affannavo a celarle la verità e mi si diceva di strapparli via tutti. D’onde questo assurdo? [...] E dunque dovevo dirle: «Coraggio, Giovanna! Sappi che non sei come le tue compagne&#8230; Tu non hai un papà, tu non hai casa, non hai <i>niente</i>&#8230;» . [...] «Mi assolve? Potrò comunicarmi?». – Tornai indietro. «<i>Fa nulla</i> che io sia venuto per mia figlia più che per me? Io verrò, poi, un’altra volta, per me&#8230;». &#8211; Avevo mendicato, mentendomelo, un biglietto di <i>teatro</i>! (pp. 140-141<b>, </b>corsivi nostri eccetto «<i>Fa nulla</i>»)</p>
<p>In questo episodio centrale del romanzo nel quale il motivo dell’illusione s’intreccia con quello della colpa e della confessione, il paradigma dell’illusione è interamente dispiegato nei suoi costituenti fondamentali. La sua lessicalizzazione innanzi tutto: «l’illusione»; quindi il «velo», indispensabile intermediario tra il protagonista e Giovanna, l’oggetto d’amore che si svela qui nella sua più profonda e drammatica realtà, un «niente».<a href="#_ftn4" name="_ftnref4" title="">[4]</a> La sorprendente e derisoria metafora del «teatro» infine, che irrompe nell’explicit del brano a suggello della scena  illusoria che il protagonista si appresta a calcare.</p>
<p>Nell’ultima parte del quarto quaderno di <i>SPA</i>, il protagonista, intento a trascrivere la frase di un «romanzo tradotto» che gli capita di leggere una sera, ospite di vecchi amici nella città natale, rievoca un analogo gesto di trascrizione sul quaderno «<i>delle cose belle</i>», durante le sere trascorse nello studio del nonno alla luce del lume a petrolio:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">La frase mi piacque tanto che la trascrissi a matita e da allora l’ho addosso. Così, quando ero ragazzo, la sera nello studio del nonno. Prendevo, senza far rumore, posto di rimpetto a lui, i nostri libri uno contro l’altro: a destra il quaderno «<i>delle cose belle</i>». Alla mia sinistra il lume dalla verde ventola e trasudante petrolio. Tutto intorno nella penombra scaffali che arrivavano al tetto. Mio nonno era letterato e poeta (sull’Erice ha la statua) ma l’amore verso il primogenito della figlia – dotata di consimili doni – gli faceva da velo. «<i>Se seguirai tua stella&#8230;</i>» – mi predicava. La sua fondamentale illusione consisteva<br />
nel credere che sarei diventato scrittore. Ogni tanto riprendeva la pipa e un fiammifero già spento che alzava sopra lo scartoccio del lume. Una fiammella appiccatasi sulla punta&#8230;  (pp. 230-231, corsivi nel testo)</p>
<p>Lo studio immerso nella penombra e tappezzato di libri, nel quale il nonno poeta e letterato trasmette al nipotino prediletto la vocazione per la scrittura, evoca i tratti inconfondibili della scena erotica ‘pizzutiana’ caratterizzata dall’oscurità e dallo scintillìo che occultano e svelano al tempo stesso l’oggetto amato e desiderato e, più nascostamente, attraversata dalla presenza assenza di alcuni tratti materni, qui segnalati dalla perifrasi: «della figlia – dotata di consimili doni –». Si tratta di una scena fondamentale dove si gioca appunto il teatro dell’illusione, rappresentata qui innanzi tutto come illusione letteraria, ma che tradisce già la sua intima, inscindibile dipendenza da una ben più determinante illusione amorosa. Nel romanzo infatti le due passioni fondamentali del protagonista aspirante scrittore, quella letteraria e quella amorosa, si alternano e talvolta si intrecciano. Anche in questa scena sono presenti il soggetto che illude o che si illude (il nonno), l’oggetto dell’illusione (il nipote prediletto in quanto futuro scrittore, ma anche il nonno stesso in quanto già consacrato dalla sua «statua<b>»</b> in Erice), e infine ciò che fa da interposizione tra il nonno e il nipote e che permette il prodursi stesso dell’illusione: l’«amore», accompagnato non a caso dall’apposizione «velo». Questo sintomatico velo, con cui è ironicamente stigmatizzato l’amore del nonno, cioè i suoi investimenti ideali sul nipote prediletto, si può leggere anche come una metafora della scrittura – autentico oggetto d’amore – che, sulla scia della grande tradizione barocca ripresa dal romanticismo e poi dalla modernità, può paradossalmente vincere e fissare l’inanità delle illusioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><font color="#aaaaaa">___________________</font></p>
<div id=ftn1>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title="">[1]</a> Antonio Pizzuto,<i> Sul ponte di Avignone</i>, a cura di Antonio Pane, Postfazione di Rosalba Galvagno, Polistampa, Firenze 2004. D’ora in poi <i>SPA</i> e col numero delle pagine riportato nel corpo del testo.</p>
</div>
<div id=ftn2>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2" title="">[2]</a> Includiamo nella categoria del ‘moderno’ o della ‘modernità’  quella produzione letteraria, artistica e teorica del Novecento, ma non solo, che sovverte il canone della leggibilità classica con la messa in atto di procedure linguistiche e testuali plurali, eccentriche, volumetriche (citazionali), già ampiamente  e profondamente segnate dal trattamento ironico e anche derisorio del discorso.</p>
</div>
<div id=ftn3>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3" title="">[3]</a> Per l’analisi di questo schema si rinvia a Rosalba Galvagno, <i>Il paradigma dell’illusione</i>, intervento presentato al I Colloquio di Letteratura italiana sull’<i>Illusione</i>, Università Suor Orsola Benincasa , Napoli 7-9 ottobre 2004, Napoli, CUEN, 2006.</p>
</div>
<div id=ftn4>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4" title="">[4]</a> Per l’analisi puntuale del fantasma di dissoluzione che riguarda Giovanna cfr. Rosalba Galvagno, <i>Le origini musicali della narrativa pizzutiana</i>, intervento presentato al Convegno su <i>Letteratura e le altre arti</i>, L’Aquila, 12-13 Febbraio 2004, organizzato da Massimo Fusillo per la Società per lo studio della teoria e della storia comparata della letteratura e i cui  Atti sono di imminente pubblicazione nella rivista «Contemporanea».</p>
</div>
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		<title>Dello scrivere Pizzuto</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Nov 2006 09:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[DELLO SCRIVERE PIZZUTO. Alla ricerca delle radici di Felice Paniconi Panormitano, siculo della Magna Grecia. Mediterraneo, solare, abituato al bianco delle case e a scrutare il mare avendo i piedi fermi sulla terra. A Pizzuto, da generazioni di voci o meglio di scritti, le parole sono giunte portando la loro storia tramite Omero, Alceo, Saffo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DELLO SCRIVERE PIZZUTO. <em>Alla ricerca delle radici</em></strong><br />
di <a href="http://www.felicepaniconi.it/">Felice Paniconi</a></p>
<p>Panormitano, siculo della Magna Grecia. Mediterraneo, solare, abituato al bianco delle case e a scrutare il mare avendo i piedi fermi sulla terra. A Pizzuto, da generazioni di voci o meglio di scritti, le parole sono giunte portando la loro storia tramite Omero, Alceo, Saffo, Virgilio, Petrarca… </p>
<p>Parole corrose a forza di raccontare e raccontarsi, che nel tempo hanno perduto valore, snaturandosi: pietre nei ruscelli di montagna, ormai arrotondate e dimentiche della primitiva forma, a forza di correre, rotolarsi, cozzare, seguire la corrente. Al contrario di molti scrittori (“e mi domando, tirando i remi nella barca, se non sarebbe stato meglio, invece che un’ardua elaborazione di modi miei personali, seguire quelli in uso, scrivere sulla falsariga offertami da tanti e ben migliori, maggiori artisti, prendendoli a modello…”), Pizzuto non volle usare quelle parole, quei vestiti logori e desueti.<br />
<span id="more-211"></span><br />
I nostri “migliori” scrittori di solito lavorano sui sinonimi, si accontentano di artifizî retorici scontati, non si preoccupano delle pietre troppo consumate, tutt’al più cercano di adattarne due al posto di una per fabbricare un significato. Il nostro autore disdegna le pietre consumate del ruscello, non sa che farsene o forse con Omero,va alla sorgente , all’Indo-europeo e, se non trova le pietre-parole nuove, le forgia. Così Pizzuto è poeta nel senso greco del termine, di forgiare, creare, fare, battere a caldo le lettere sull’incudine per avere nuovi termini. Egli stesso dice, quasi con vanto, di amare l’apax: lamprà, giuliettislazuli, bressico, zelida. Le parole che Pizzuto crea, trova e porta da lontano sono parole tra loro distanti, che si cercano da secoli, nomi che nel testo si trovano e, dandosi la mano, formano il ritmo e si sposano non per generare parole ma per essere. Parole che odiano i verbi e li accettano solo all’infinito, cioè distesi, fusi, quasi nomi o participî tesi come archi. </p>
<p>Se da giovane il nostro autore è andato alle fonti dell’Indoeuropeo, in seguito non si dissetò più con quell’acqua o, per restare nel nostro discorso, con quelle pietre. E allora è partito solo, la fisiognomica ci potrà aiutare, solo con la sua testa-sputnik e per oblò il suo occhio. È partito per le galassie, per sentire, lui sordastro parole nuove, parole e musiche di altri spazî, di altri pianeti. Egli ha sentito la voce, le parole della terra e degli altri corpi celesti, i suoni profondissimi dell’armonia della spazio. Pizzuto stesso scrive: “ cieli altissimi retrocedenti lumaca…”, dove lumaca è sia la velocità (la velocità dello sputnik-Pizzuto, che lumaca al cospetto della velocità altissima dei pianeti, dei satelliti e delle comete), sia la navicella spaziale.</p>
<p>E quella musica, per i suoni, quei nomi ha messo sulla pagina con avidità e impazienza di non poter dire tutto; alla fine, impossibilitato dettava a sua figlia Maria, perché dentro, nella sua testa grande e candida, c’era tutto e questo tutto voleva partecipare agli uomini. E sono <em>Ultime e Penultime</em>, <em>Giunte e virgole</em>, <em>Spegnere le caldaie</em>, lasse , pagelle, materiale radioattivo che solo lettori attenti sanno leggere, lettori che comprendono e cercano questo volo.</p>
<p>Pizzuto, ancor giovane, ha elaborato una propria poetica, le sue <em>rinunzie</em> e il <em>proposito</em>. Egli dice di abolire dai suoi scritti ogni sorta di contenuto di storia e di psicologismo, allora tanto in voga. Egli già sa che le sue storie saranno solo storie di parole, e di ogni parola la sua intima vita. Le lettere bisogna batterle a dovere e a caldo formando termini e periodi non per raccontare, ma per narrare, per realizzare una nuova espressione artistica, un <em>nuovo romanzo</em>. Il problema è che il lettore deve somigliare all’autore, deve essere acuto, cuneo per entrare nel testo ed aprirsi il varco tra le parole e nella parola stessa per dipanarla, per farsene raccontare la storia. Per questo, forse, i lettori di Antonio Pizzuto sono pochi, perché si impone subito una selezione: per leggere Pizzuto bisogna essere alti, pizzuti, Pizzuto.</p>
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		<title>Roma ricorda Antonio Pizzuto</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Nov 2006 20:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[pizzuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Trascrivo qui l&#8217;articolo inserito nei commenti al post precedente dal prode melpunk. Colgo l&#8217;occasione per confermare che domani sarò al convegno sotto citato. Roma ricorda Antonio Pizzuto, il più originale scrittore del Novecento Firenze, 28/11/2006 &#8211; Giovedì 30 novembre alle 17 presso la Sala Burcardo (via del Sudario 44, Roma) avrà luogo un convegno in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Trascrivo qui l&#8217;articolo inserito nei commenti al post precedente dal prode <a href="http://melpunk.splinder.com">melpunk</a>. Colgo l&#8217;occasione per confermare che domani sarò al convegno sotto citato.</em></p>
<p><strong>Roma ricorda Antonio Pizzuto, il più originale scrittore del Novecento</strong></p>
<p>Firenze, 28/11/2006 &#8211; Giovedì 30 novembre alle 17 presso la Sala Burcardo (via del Sudario 44, Roma) avrà luogo un convegno in memoria di Antonio Pizzuto a 30 anni dalla sua scomparsa (Roma, 23 novembre 1976). Gian Maria Molli, giornalista e scrittore, coordinerà l&#8217;incontro a cui parteciperanno Maria Pizzuto, presidente della «Fondazione Antonio Pizzuto», Mario Lunetta, scrittore e presidente del Sindacato Scrittori, Salvatore Bufera, giornalista, Benedetta Panieri e l&#8217;editore Mauro Pagliai. L&#8217;attore Gianni Musy leggerà alcuni brani tratti dalle opere e dai carteggi del celebrato scrittore.<br />
<span id="more-210"></span><br />
Nato a Palermo nel 1893, Antonio Pizzuto iniziò da adolescente a frequentare la Biblioteca Filosofica di G. Amato Pojero. Laureatosi in Giurisprudenza, inizialmente intraprese la carriera di poliziotto. Ebbe poi incarichi negli organismi della Polizia Internazionale, fu vicequestore a Trento e questore a Bolzano e Arezzo; infine vicepresidente della Commissione internazionale di polizia criminale di Vienna. Nel 1950 raggiunse la pensione e, avendo già pubblicate alcune opere e imbastite altre, inaugurò una straordinaria stagione creativa. Pizzuto appartiene a quei famosi &#8220;casi letterari&#8221;: uno dei più grandi autori italiani del secolo scorso e uno fra i meno conosciuti dal pubblico. I motivi sono molteplici: pubblicò negli anni &#8217;50 (prima troviamo solo la novella Rosalia nel 1912 e poi Sul ponte di Avignone nel &#8217;38, addirittura firmato con lo pseudonimo Heis), anni in cui si favoriva il realismo nazionalpopolare e si avversava lo sperimentalismo; non solo in letteratura, pure nelle arti visive, nella musica, nel teatro. Né certamente gli giovò l&#8217;avere lavorato in polizia durante gli anni del fascismo, pur non risultando a suo carico colpe politiche. E ancora: si diffuse intorno a lui la fama di praticare una scrittura incomprensibile, cosa questa che faceva fuggire molti editori. Gli editori di oggi dimostrano al contrario un grande interesse per l&#8217;ex questore: Polistampa, in particolare, ha dato vita a quel &#8220;Progetto Pizzuto&#8221; che si proponeva, secondo l&#8217;auspicio di Gianfranco Contini, di restituire al comune commercio tutta l&#8217;opera dello scrittore siciliano. Dopo il recupero, nel 1998, di un importante romanzo inedito, Così, sono state pubblicate le più rilevanti prose: Ravenna (2002), Paginette (2002), Sul ponte di Avignone (2004) e Signorina Rosina (2004). Ai capolavori pizzutiani si sono aggiunte poi le monografie critiche di Antonio Pane (Il leggibile Pizzuto, 1999) e Gualberto Alvino (Chi ha paura di Antonio Pizzuto?, 2000) e i numerosi carteggi, l&#8217;ultimo scambiato con Betocchi (1966-1971). È attesa per il prossimo gennaio anche l&#8217;uscita dell&#8217;epistolario Pizzuto/Mondadori, a cura di Antonio Pane.</p>
<p>Gli scritti di Pizzuto sono ricchi di citazioni colte e di novità lessicali; inoltre, si liberano delle regole temporali, sintattiche e grammaticali che caratterizzano la documentazione storica, che egli evita. Riproduce anche il flusso di coscienza, già impiegato da tanti scrittori del Novecento. Oggi, finalmente, egli è ritenuto uno dei massimi scrittori italiani del secondo dopoguerra. Per chi ancora non conoscesse il grande scrittore siciliano, il modo più efficace per comprenderne la complessa figura sarà quello di immergersi nella lettura delle sue prose. Molte delle sue opere hanno difatti un risvolto autobiografico tanto che egli stesso scrive: &#8220;Vivere è stato per me un&#8217;alternativa di simulare e dissimulare. Ho intravisto in ciò un romanzo (e ciascuno, invece, ha il proprio: che cosa è il romanzo se non una biografia dall&#8217;interno?)&#8221;.</p>
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