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	<title>letturalenta &#187; prof. Letturalenta</title>
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	<description>Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa</description>
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		<title>Comunicazione</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 07:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[prof. Letturalenta]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Manguel]]></category>
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		<description><![CDATA[E poi c&#8217;è questa faccenda della comunicazione. Un testo scritto, si sente dire spesso, è un messaggio, quindi anche un romanzo, una poesia o un racconto sono un messaggio con tanto di mittente (l&#8217;autore), canale di trasmissione (la scrittura) e destinatario (il lettore), e magari anche uno scopo ben determinato come, che so, trasmettere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt" alt="biblioteca" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/tellbrak.jpg" />E poi c&#8217;è questa faccenda della comunicazione. Un testo scritto, si sente dire spesso, è un messaggio, quindi anche un romanzo, una poesia o un racconto sono un messaggio con tanto di mittente (l&#8217;autore), canale di trasmissione (la scrittura) e destinatario (il lettore), e magari anche uno scopo ben determinato come, che so, trasmettere una visione del mondo, erudire il lettore sul senso ultimo della vita, mostrargli il lato oscuro della forza, cose così.</p>
<p>Ora, se osserviamo attentamente una persona che legge poesia o prosa narrativa, non tarderemo ad accorgerci che è letteralmente <em>fuori di sé</em>: non fa caso ai rumori circostanti, il suo volto assume espressioni del tutto irrelate a ciò che le accade attorno, e la vediamo trasalire (cioè risalire all&#8217;improvviso in sé stessa) se qualcuno le tocca una spalla. La persona che legge non sembra davvero il soggetto più adatto a ricevere e decifrare un messaggio.</p>
<p>Ma anche il mittente non è messo molto meglio. Parafrasando Rimbaud (e forse citando Blanchot, ma non mi ricordo, e in fondo chissenefrega), dico che <em>chi scrive è un altro</em>, frase che può essere interpretata in almeno due modi. Il primo, diciamo sociale, è che chi si accinge a mettere per iscritto una storia o un proprio profondissimo pensiero, in realtà ha ricevuto da altri &#8212; le comunità di cui fa parte &#8212; tanto il contenuto della sua opera quanto la lingua in cui la scriverà: chi scrive trascrive. La seconda interpretazione, diciamo psicologica, è che l&#8217;io scrivente è altro dall&#8217;io biografico: la persona che scrive, quella in carne e ossa, non può passare tal quale sulla pagina, ma è costretta a utilizzare la mediazione del linguaggio, con tutti i suoi tic, pregiudizi, posture stilistiche, doppi sensi e altre ambiguità. Può un personaggio così gravemente alienato trasmettere un messaggio preciso?</p>
<p>Sia chi scrive sia chi legge, insomma, non è nelle condizioni migliori per comunicare, ma anche il mezzo prescelto per l&#8217;ipotetica trasmissione del messaggio, la lingua scritta, non è un gran mostro di precisione. Nel suo libro <em>Una storia della lettura</em> Alberto Manguel cita il più antico esempio di scrittura: due sassi rinvenuti a Tell Brak, in Siria, di forma vagamente ellittica, che recano impressa in cima una tacca che rappresenta il numero dieci e, al centro, il disegno stilizzato di un animale, forse una pecora. </p>
<p>Circa seimila anni fa, un allevatore siriaco andò alla locale fiera del bestiame portando con sé le sue tre pecore migliori e una trentina di sassi simili a quelli citati da Manguel. «Son mica scemo» pensò «a portarmi dietro trecento pecore, col rischio che qualcuna scappi o che i banditi me le rubino». Un compratore venne da lui e disse «belle queste pecore, ne prendo venti», e lui rispose «eccoti due sassi da dieci. Portali alla casa di Gino il Caldeo, che sarei io, terzo villaggio a sinistra sulla via di Damasco, e il guardiano ti darà venti pecore. Fanno tre scicli e ottanta».</p>
<p>La scrittura nacque quindi per redigere contratti di vendita, e qui vale la pena sottolineare che di tutti i discorsi che si scambiarono Gino il Caldeo e il compratore per chiudere la trattativa &#8212; condita da diversi insulti levantini qui irripetibili &#8212; alla scrittura fu affidata soltanto la frase «dieci pecore» incisa sui sassi. Rara accortezza. Sapevano infatti entrambi, Gino e l&#8217;altro, che la scrittura è uno strumento inesatto e ambiguo, bisognoso di interpretazione e dunque fonte di inesauribili contese, utile per evitare di portarsi appresso trecento pecore, ma pericolosissimo per trasmettere messaggi che non si accontentino di due parole al massimo, tipo &#8220;dieci pecore&#8221;, &#8220;ti amo&#8221;, &#8220;sto morendo&#8221; o &#8220;vaffanculo&#8221;.</p>
<p>Assai meno prudente fu un romanziere fenicio che pochi millenni più tardi utilizzò la scrittura per rappresentare artisticamente la sua infanzia infelice. Il romanzo, purtroppo perduto, mostrava attraverso una fine indagine psicologica come le privazioni inflitte da una madre viziosa al protagonista avessero minato in modo irrimediabile la sua autostima, trasformandolo in un serial killer che solo un sagace ispettore di polizia riuscì a smascherare fingendosi una meretrice ittita. Il governatore di Sidone, acuto lettore, interpretò il romanzo come piena e spontanea confessione di atroci delitti, e fece senz&#8217;altro decapitare il romanziere, restando provvidenzialmente sordo ai di lui disperati appelli alla sospensione dell&#8217;incredulità e alla separazione fra autore e io narrante.</p>
<p>L&#8217;episodio del romanziere fenicio (rigorosamente autentico, viste le numerose gazzette coeve che ne danno notizia) dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che trasmettere un messaggio per via di storie, immaginazioni, rappresentazioni sceniche, racconti, romanzi e altre finzioni è una pia illusione. La scrittura non comunica. La scrittura confonde, svia, nasconde, inganna, copre, falsifica. È nata per stipulare contratti, c&#8217;è poco da fare, e alla base di ogni contratto degno di questo nome c&#8217;è l&#8217;implicita intenzione di turlupinare la controparte. Gino il Caldeo portò al mercato le sue pecore migliori e incise sui sassi la frase «dieci pecore» con la precisa intenzione di far credere al compratore che egli avrebbe portato a case dieci pecore di pari qualità. Il compratore &#8212; che in questa storia, lo diciamo per i lettori più distratti, rappresenta il lettore &#8212; ebbe in cambio di quel paio di sassi venti pecore macilente, sgalfie, prossime al suicidio, spompate, talune perfino indegne del nome di pecora.</p>
<p>La morale della favola è così ovvia che quasi ci si vergogna a enunciarla: non fidarti mai, lettore, dei romanzieri che infarciscono i loro romanzi di massime morali, visioni del mondo o vaghi appelli alla <em>pietas</em>. Romanzieri siffatti credono davvero che scrivere equivalga a comunicare. Sono individui pericolosi, lettore, e non sempre c&#8217;è in giro un savio governatore pronto a decapitarli.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è la letteratura?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 09:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[prof. Letturalenta]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Ermanno Cavazzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Mozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Paul Sartre]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>

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		<description><![CDATA[[Avviso al lettore frettoloso: questo post è lunghissimo perché, come diceva Pascal, non ho avuto il tempo di farlo più corto. Avrei potuto pubblicarlo a puntate, ma, a parte il fatto che un pippone a puntate resta pur sempre un pippone, pubblicarlo a puntate mi faceva fatica.] Saranno cent&#8217;anni che gli intellettuali insistono a chiedersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 10px 0pt" alt="biblioteca" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/biblioteca2.jpg" /><em>[Avviso al lettore frettoloso: questo post è lunghissimo perché, come diceva Pascal, non ho avuto il tempo di farlo più corto. Avrei potuto pubblicarlo a puntate, ma, a parte il fatto che un pippone a puntate resta pur sempre un pippone, pubblicarlo a puntate mi faceva fatica.]</em></p>
<p>Saranno cent&#8217;anni che gli intellettuali insistono a chiedersi &#8220;Che cos&#8217;è la letteratura?&#8221;, ma la risposta non arriva mai, e quando una risposta non arriva mai si danno solo due possibilità: o la domanda è molto difficile o è completamente scema. <em>Aut aut</em>, non si scappa.</p>
<p>Personalmente propendo per la seconda ipotesi, ma ammetto che la prima è più attraente, perché infonde in chi pone la domanda l&#8217;illusione di occuparsi di un argomento serissimo, non privo di una certa qual profondità filosofica e di una discreta rilevanza umanistica. Che cos&#8217;è la letteratura? &#8212; ci si chiede assumendo una posa adeguatamente cogitabonda &#8212; e subito ci si sente immersi nel mare delle questioni determinanti per la distinzione fra uomini e bestie e per la conservazione della specie.</p>
<p><strong>Il Canone</strong><br />
Qualche risposta in giro si trova, a dire il vero, ma nessuna ha l&#8217;aria di essere definitiva. Una piuttosto classica è quella che fa coincidere la letteratura con l&#8217;insieme delle opere canonizzate nei secoli da circoli ristretti di lettori particolarmente colti e ferrati &#8212; gente che traduce Senofonte all&#8217;impronta e che sa distinguere al volo uno gliommero da una frottola o un&#8217;anastrofe da un iperbato, mica fave. Purtroppo costoro prediligono di solito opere di autori defunti da almeno un secolo e, prima di inserirle nel Canone, si impelagano in discussioni accesissime che possono durare decenni: al lettore che si affida a loro per sapere se il libro che sta leggendo è letteratura solitamente non basta la regolare vita terrena per ottenere risposta. Il Canone, poi, ha due difetti che lo rendono alquanto inaffidabile come risposta alla fatidica domanda: variabilità e strettezza. Non sto a sviluppare il concetto, tanto ci siamo capiti.</p>
<p><strong>Aria di famiglia</strong><br />
Per rimediare all&#8217;angustia del Canone esiste una risposta che si potrebbe definire <em>canone lasco</em> o <em>canone derivativo</em>. Si tratta della famosa teoria dell&#8217;aria di famiglia: la letteratura è l&#8217;insieme dei testi che mostrano somiglianze più o meno marcate con opere che appartengono al Canone. Se leggendo, che so, il <em>Don Chisciotte</em>, un lettore secentesco notò una parentela con l&#8217;<em>Orlando Furioso</em>, e se l&#8217;<em>Orlando Furioso</em> all&#8217;epoca era canonico, quel lettore poteva concludere che il <em>Don Chisciotte</em> era letteratura proprio per via di quell&#8217;affinità.</p>
<p>Rispetto al Canone il metodo dell&#8217;aria di famiglia è più flessibile, più immediato e meno ristretto, e ha inoltre il vantaggio, diciamo democratico, di dare anche al lettore comune &#8212; cioè quello che ignora la differenza fra gliommero e frottola e che, per via di quel grammo di protervia che sempre si accompagna all&#8217;ignoranza, la ritiene irrilevante &#8212; la possibilità di stabilire per proprio conto che cos&#8217;è la letteratura.</p>
<p>A contrappeso di questi vantaggi si pone un aumento incontrollabile della variabilità, perché questo metodo è fortemente influenzato dal gusto di ciascun lettore, una faccenda sulla quale, come si sa, ogni obiezione è illecita. Ogni lettore troverà in un libro le somiglianze che il proprio gusto e le proprie letture canoniche pregresse gli suggeriscono, con esiti spesso discutibili: se il lettore secentesco di prima avesse letto e apprezzato, poniamo, l&#8217;<em>Amadigi di Gaula</em>, e avesse trovato il <em>Don Chisciotte</em> molto dissimile dal modello canonico, avrebbe potuto concludere che il <em>Don Chisciotte</em> andava bene per accendere il camino o per incartare il pesce, altro che letteratura.</p>
<p><strong>Due risposte recenti</strong><br />
A dispetto di questi problemi, sembra che il rilassamento del concetto di canone stia guadagnando terreno presso chi si occupa di roba scritta a livello professionale. A titolo dimostrativo riporto due opinioni autorevoli. La prima, pur priva di supporto bibliografico, è reperibile in rete (per esempio <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2010/07/28/qual-e-lo-stato-delarte-letteraria/#comment-7240">qui</a>):</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">La letteratura è qualcosa di scritto. [Giulio Mozzi]</p>
<p>La seconda si trova a pagina 26 del libro <em><a href="http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=1849">Il limbo delle fantasticazioni</a></em>, Quodlibet 2010:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Se potessi legiferare, decreterei che la questione dell&#8217;arte sia d&#8217;ora in poi trascurata, e che la cosiddetta letteratura coi suoi generi (poesia, romanzo, eccetera), le sue figure (l&#8217;autore, l&#8217;opera, l&#8217;Opera Omnia), con la sua organizzazione di giudici, la sua rete di promozione, le sue teorie (e la domanda tipica: che cos&#8217;è la letteratura?), decreterei che la letteratura sia un caso particolare, piccolo (anche se supponente e aggressivo), del più vasto, vastissimo e libero limbo delle fantasticazioni. Dico limbo perché, come si sa, nel limbo sostavano i non battezzati; e dico fantasticazioni per sottrarre le scritture all&#8217;apparato ministeriale della letteratura. [Ermanno Cavazzoni]</p>
<p><strong>Dalla letteratura alla scrittura</strong><br />
In entrambe le opinioni sopra citate si può notare uno slittamento del punto di vista dalla letteratura alla scrittura. Affermando che la letteratura è qualcosa di scritto, il Mozzi sfiora la tautologia e dichiara implicitamente che ciò che interessa al lettore (e selezionatore di testi da destinare alla pubblicazione, nel suo caso) non è tanto la rispondenza di un testo a un&#8217;idea data di letteratura, ma solo il fatto che quel testo è stato scritto. La letteratura, in altre parole, resta al livello di pura potenzialità e non influisce minimamente sul giudizio del lettore o sui suoi criteri di scelta: altri giudicheranno; io, nel frattempo, leggo comunque.</p>
<p>Anche la posizione del Cavazzoni, per quanto più articolata, mette l&#8217;accento sulla scrittura e relega la letteratura a caso particolare di un più vasto insieme di testi scritti, attribuendole perfino un ruolo burocratico assai poco lusinghiero: qui la letteratura è qualcosa a mezza strada fra un eccesso tassonomico e un vero e proprio fardello, qualcosa di cui ci si può comunque liberare senza troppe precauzioni, quando si tratta di scegliere cosa leggere.</p>
<p>Seguendo una o l&#8217;altra delle succitate autorità, insomma, il lettore che incautamente si trovasse a chiedersi &#8220;il libro che sto leggendo è letteratura?&#8221;, potrebbe rispondersi senza alcun timore &#8220;ecchissenefrega&#8221;. E il fatto che il lettore si faccia la domanda e si dia la risposta è un esito di quel movimento di allargamento e rilassamento del canone che abbiamo visto fin qui.</p>
<p><strong>In conclusione</strong><br />
In conclusione, se mai un discorso qualsiasi può avere una conclusione, la domanda &#8220;Che cos&#8217;è la letteratura?&#8221; sta diventando sempre meno rilevante. A metà del secolo scorso Jean-Paul Sartre poteva intitolarci un serissimo tomo di seicento pagine facendo la sua porca figura da intellettuale raffinato. Oggi un docente di Estetica e Retorica (mica cotiche) come Ermanno Cavazzoni può liquidarla con divertito fastidio (e addirittura fra parentesi) e un esponente di rilievo dell&#8217;editoria nazionale come Giulio Mozzi può formulare una risposta educatamente elusiva.</p>
<p>Cosa è successo in questi ultimi sessant&#8217;anni, per rendere possibile cotanta caduta? Per rispondere ci vorrebbe un pippone a parte. Magari un&#8217;altra volta.</p>
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		<title>Una sola pagina nera</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2006 13:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[prof. Letturalenta]]></category>
		<category><![CDATA[indovinello veronese]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Si assuma come postulato iniziale e indimostrabile di questo profondo e imprescindibile saggio quanto segue: la pagina è bianca, la scrittura nera. Non dico, si badi bene, che questa caratteristica è osservabile in tutte le manifestazioni fenomeniche della scrittura. Dico piuttosto che l&#8217;idea prevalente di scrittura, radicata da secoli in strati profondi dell&#8217;inconscio, si presenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="Pagina nera" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/paginanera.jpg" />Si assuma come postulato iniziale e indimostrabile di questo profondo e imprescindibile saggio quanto segue: la pagina è bianca, la scrittura nera. Non dico, si badi bene, che questa caratteristica è osservabile in tutte le manifestazioni fenomeniche della scrittura. Dico piuttosto che l&#8217;idea prevalente di scrittura, radicata da secoli in strati profondi dell&#8217;inconscio, si presenta come segno nero su sfondo bianco.</p>
<p>Infatti, come diceva <a href="http://www.fh-augsburg.de/~harsch/italica/Cronologia/secolo09/Indovinello/ind_vero.html">quello</a>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>    Se pareba boues<br />
    alba pratalia araba<br />
    &#038; albo uersorio teneba<br />
    &#038; negro semen seminaba.</p>
<p>Che sarebbe poi a dire:</p>
<p>    Spingeva avanti i buoi (le dita)<br />
    solcava arando un campo bianco (la carta)<br />
    teneva un bianco aratro (la penna d&#8217;oca)<br />
    e seminava nero seme (l&#8217;inchiostro)<br />
<span id="more-91"></span><br />
Nero seme seminava, appunto. Nero come la notte, come la sporcizia che s&#8217;accumula sotto le unghie, come il peccato. Scrivere equivale a diffondere le tenebre, a imbrattare uno spazio bianco, a violare una vergine. E se lo scrittore è diavolo, laido e stupratore, il lettore è il suo guardone. La scrittura è sadismo attivo, la lettura è sadismo contemplativo. Da qui la necessità di arginare per quanto possibile questo vizio che rischia di minare le fondamenta morali della società.</p>
<p>Un&#8217;azione di contrasto efficace deve agire sulle cause del male. È storicamente dimostrabile che la lettura è una forma di devianza molto più antica della scrittura. I primi lettori leggevano le viscere degli olocausti e i fiotti di sangue che, sgorgando dalle gole sgozzate, formavano arcani ideogrammi sugli altari sacrificali. Queste scritture essi leggevano con lasciva voluttà, sollecitando la moltiplicazione dei sacrifici per poter esercitare più spesso la loro perversione.</p>
<p>Queste prime scritture erano in un certo senso involontarie. Non era la mano dell&#8217;uomo a tracciare segni su supporti più o meno duraturi con inchiostri fabbricati ad arte. I segni si offrivano al lettore con naturalezza: gli attorcigliamenti dei visceri formavano geroglifici spontanei e il sangue delle vittime si faceva inchiostro da sé medesimo per soddisfare l&#8217;insana voglia di segni dei lettori.</p>
<p>Fu un lettore forte del neolitico a osservare per primo che i colpi di scudiscio assestati sulle schiene curve e ignude degli schiavi tracciavano sulla pelle segni di rara qualità estetica. L&#8217;intuizione che lo rese celebre presso i lettori delle tribù circonvicine fu che quei segni erano per la prima volta tracciati da mani umane. Al successivo congresso circondariale dei lettori fu deliberato un cospicuo finanziamento a un progetto di studio intitolato <em>Riproducibilità e interpretazione dei segni tracciati dallo scudiscio sulla pelle degli schiavi</em>. Fu creato un apposito centro sperimentale in cui nerboruti scudisciatori sferzavano schiavi appositamente destinati allo scopo, mentre i lettori discutevano sul significato dei segni, riproducendoli con sottili bastoncini in vaschette rettangolari riempite di sabbia bianca e sottile: era nata la scrittura.</p>
<p>Essendo dimostrato che la scrittura è conseguenza della lettura, e non viceversa come comunemente si crede, è evidente che un&#8217;azione efficace per la difesa della società civile da entrambe queste aberrazioni deve partire dalla lettura. Anche i lettori odierni sono attirati dal segno nero, notturno, umbratile e perverso che vìola il candore della pagina. Eliminando progressivamente questo fattore si arriverà in tempi ragionevoli a estirpare del tutto questi due vizi immorali.</p>
<p>La soluzione che qui propongo ha la forza della semplicità: essa è facilmente implementabile dall&#8217;industria editoriale e improntata alla cautela necessaria per ottenere il risultato finale senza traumi. La soluzione si articola in fasi alle quali non impongo una durata prefissata: l&#8217;inizio di ciascuna fase successiva alla prima dipenderà dalla misurazione dei risultati ottenuti con le precedenti.</p>
<p><strong>Fase 1.</strong> Ingrandimento progressivo dei caratteri a stampa, mantenendo costante il numero delle pagine. Questa fase ha come obbiettivo quello di aumentare impercettibilmente la proporzione di nero percepita dal lettore durante il normale esercizio della sua perversione.<br />
<strong>Fase 2.</strong> Diminuizione progressiva del numero di pagine, continuando ad aumentare le dimensioni dei caratteri. Oltre a consolidare gli effetti della fase 1, questo procedimento abituerà progressivamente il lettore ad assumere dosi assolute di scrittura sempre più basse.<br />
<strong>Fase 3.</strong> Pubblicazione esclusiva di libri composti da una sola pagina nera.</p>
<p>È sottinteso, ma credo sia mio dovere esplicitare, che la soluzione qui proposta non comporterà una diminuizione del prezzo di copertina dei libri, che anzi potrà gradatamente aumentare man mano che si affermerà una nuova concezione della lettura intesa come pura contemplazione del nulla, con il conseguente azzeramento della carica immorale ed eversiva della concezione attuale.</p>
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		<title>La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva [2]</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2006 23:01:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lettura]]></category>
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		<description><![CDATA[[questo articolo del prof. Letturalenta, qui pubblicato in due puntate, &#232; apparso su Reader's Disorders, semestrale della Facolt&#224; di Letturopatia dell'Universit&#224; di Kazan, vol. XV, fasc. 2, luglio-dicembre 2003] 4. I rimediLa sindrome schizoide da iperlettura compulsiva comporta una progressiva incapacit&#224; di distinguere realt&#224; e immaginazione, vita e letteratura, azione e finzione, fino a identificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[questo articolo del prof. Letturalenta, qui pubblicato in due puntate, &egrave; apparso su Reader's Disorders, semestrale della Facolt&agrave; di Letturopatia dell'Universit&agrave; di Kazan, vol. XV, fasc. 2, luglio-dicembre 2003]</em></p>
<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="The Mad Reader, tratto da gdl.cdlr.strath.ac.uk" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/madreader.jpg" /><strong>4. I rimedi</strong><br />La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva comporta una progressiva incapacit&agrave; di distinguere realt&agrave; e immaginazione, vita e letteratura, azione e finzione, fino a identificare la letteratura come unica realt&agrave; possibile. I rimedi dovranno pertanto mirare a indebolire la dose di letterariet&agrave; assunta dal lettore mediante la lettura. Abolire completamente i libri pu&ograve; provocare gravissimi danni collaterali, come dimostrato da un esperimento condotto nel 1997 in Russia: a un gruppo di otto lettori fu negata la possibilit&agrave; di leggere per trenta giorni. Gi&agrave; al dodicesimo giorno i casi in cui la sindrome era pi&ugrave; avanzata manifestavano gravi disturbi della personalit&agrave;, inclusa una forte propensione al cannibalismo.</p>
<p>Per combattere questa malattia socialmente molto pericolosa, occorre pertanto agire sul contenuto dei libri in circolazione, pi&ugrave; che sulla loro accessibilit&agrave;. Pur non esistendo ancora una classificazione completa dei princ&igrave;pi testuali che possono favorire una regressione della patologia, &egrave; gi&agrave; possibile elencare alcune linee guida a cui gli editori dovrebbero attenersi per contribuire a debellarla:</p>
<p><span id="more-57"></span></p>
<p><em>- i. Realismo</em>. Evitare accuratamente di pubblicare libri che facciano riferimento a vicende inventate o, peggio ancora, a mondi fantastici o a situazioni diverse da quelle ordinariamente reperibili nelle pagine di cronaca dei quotidiani. Si raccomanda in particolare di interrompere la ristampa dell&#8217;<em>Orlando Furioso</em> e del <em>Don Chisciotte</em>.<br /><em>- ii. Linguaggio semplice.</em> Privilegiare i testi che contengono esclusivamente parole di uso comune, eliminando con decisione i termini colti e soprattutto arcaismi e neologismi. Il testo ideale non dovrebbe contenere parole non utilizzate nei telegiornali. Si sconsiglia in particolare la ristampa delle opere di Carlo Emilio Gadda e Antonio Pizzuto.<br /><em>- iii. Intreccio lineare.</em> Pubblicare esclusivamente libri in cui il tempo scorre linearmente, senza flashback, inversioni, retrospettive o altre diavolerie del genere. Il modello ideale &egrave; la telecronaca delle partite di calcio. Mettere al bando con ogni mezzo la <em>R&eacute;cherche</em> di Proust.<br /><em>- iv. Ordinariet&agrave;.</em> Scegliere con cura solo libri che propongono temi di attualit&agrave; o di vita comune nei quali il lettore possa facilmente riconoscersi. Le tematiche opportune potranno essere facilmente desunte dalla fiction televisiva. Evitare come la peste libri che contengano citazioni, rimandi o elogi di altri libri o della lettura o della letteratura in generale. Bandire decisamente testi con qualsivoglia contenuto metaletterario. Si consiglia vivamente di eliminare dalla circolazione l&#8217;opera completa di Michele Mari.</p>
<p><strong>5. Conclusioni</strong><br />La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva &egrave; una patologia socialmente molto pericolosa, e purtroppo in rapida espansione. In un futuro non lontano tutti gli operatori culturali &#8211; recensori, critici, autori, editori, riviste letterarie, accademie &#8211; dovranno collaborare per contenerne gli effetti nefandi.</p>
<p>In questo articolo abbiamo illustrato le linee guida idonee a innescare un circolo virtuoso di produzione libraria, tale da ridurre o eliminare la circolazione degli agenti patogeni pi&ugrave; pericolosi, quali la creativit&agrave;, l&#8217;invenzione, le sperimentazioni linguistiche, l&#8217;alterazione del tempo, la letterariet&agrave;. Se queste linee guida verranno messe in atto dagli editori e dagli altri operatori culturali, &egrave; ragionevole ipotizzare che la perniciosa malattia sociale della lettura possa essere debellata completamente nell&#8217;arco dei prossimi dieci o quindici anni.</p>
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		<title>La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva [1]</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2006 23:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[questo articolo del prof. Letturalenta, qui pubblicato in due puntate, &#232; apparso su Reader's Disorders, semestrale della Facolt&#224; di Letturopatia dell'Universit&#224; di Kazan, vol. XV, fasc. 2, luglio-dicembre 2003] 1. Il contesto socialeCome tutti sanno, il lettore &#232; un individuo socialmente inutile, uno che spreca fra le pagine dei libri il tempo che i laboriosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>[questo articolo del prof. Letturalenta, qui pubblicato in due puntate, &egrave; apparso su Reader's Disorders, semestrale della Facolt&agrave; di Letturopatia dell'Universit&agrave; di Kazan, vol. XV, fasc. 2, luglio-dicembre 2003]</em></p>
<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="The Mad Reader, tratto da gdl.cdlr.strath.ac.uk" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/madreader.jpg" /><strong>1. Il contesto sociale</strong><br />Come tutti sanno, il lettore &egrave; un individuo socialmente inutile, uno che spreca fra le pagine dei libri il tempo che i laboriosi cittadini son soliti dedicare ad attivit&agrave; favorevoli al prodotto interno lordo. Lucidi e acuti sociologi hanno rilevato pi&ugrave; di un&#8217;analogia tra il comportamento del lettore e quello dei delinquenti comuni, per i quali &egrave; difficile stabilire se delinquere sia un&#8217;attitudine acquisita per imitazione di comportamenti devianti o per reazione ai meccanismi di emarginazione che la societ&agrave; degli onesti mette in atto contro di loro.</p>
<p>L&#8217;ipotesi attualmente pi&ugrave; accreditata &egrave; che il lettore inizi a leggere per un generico desiderio di trasgressione e che in seguito, quando la societ&agrave; degl&#8217;illettori lo relega ai margini, perseveri nel vizio come forma di autodifesa: tagliato fuori dalla logica competitiva dell&#8217;economia, respinto da una societ&agrave; votata al dinamismo e alla produttivit&agrave;, snobbato dagli onesti lavoratori, il lettore cerca consolazione e rimedio alla solitudine nell&#8217;unico luogo che sembra offrirgli accoglienza e ospitalit&agrave; &#8211; il libro &#8211; senza rendersi conto di aggravare cos&igrave; la sua posizione.</p>
<p><span id="more-56"></span></p>
<p><strong>2. Dalla devianza alla patologia</strong><br />La lunga consuetudine con il delitto &agrave;ltera sensibilmente la psiche del lettore e la sua percezione della realt&agrave;. Il libro &#8211; che dalle persone mentalmente stabili &egrave; correttamente inteso come complemento d&#8217;arredo o strumento di svago occasionale &#8211; diventa per il lettore immagine e pi&ugrave; spesso sostanza antropomorfica. Egli tende a stabilire con i libri relazioni sentimentali e amicali che imitano in tutto e per tutto i normali rapporti umani, a discapito di questi.</p>
<p>Il lettore, a stadi avanzati della sua degenerazione psichica, tende ad attribuire alle situazioni e ai personaggi romanzeschi uno statuto di realt&agrave; superiore a quello delle normali e oneste incombenze sociali e produttive. Non &egrave; difficile immaginare l&#8217;entit&agrave; dei danni che questi disturbi possono provocare alla stabilit&agrave; politica e alla floridit&agrave; economica della nazione, ed &egrave; pertanto urgente approfondire con cura le cause e i possibili rimedi.</p>
<p><strong>3. I sintomi</strong><br />Il complesso di disturbi della personalit&agrave; del lettore &egrave; noto come sindrome schizoide da iperlettura compulsiva. I sintomi si individuano studiando attentamente l&#8217;elocuzione dei soggetti. Non &egrave; raro, infatti, che il lettore pronunci in modo apparentemente assennato ed equilibrato frasi sconnesse che rivelano la presenza della sindrome. Alcuni esempi aiuteranno a inquadrare le caratteristiche della patologia a diversi livelli di avanzamento:</p>
<p><em>- Livello 1</em>. Questo romanzo mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo: uno dei primi sintomi della sindrome schizoide da iperlettura compulsiva &egrave; la progressiva incapacit&agrave; di distinguere realt&agrave; e immaginazione. A questo stadio il soggetto &egrave; generalmente recuperabile.<br /><em>- Livello 2</em>. Finalmente un libro da leggere col dizionario accanto!: frase rivelatrice di un degrado incipiente delle facolt&agrave; comunicative del soggetto, tipico di stadi avanzati della malattia, ma non ancora incurabili.<br /><em>- Livello 3</em>. Qui &egrave; come se il tempo non esistesse: il soggetto ha completamente perduto il senso della realt&agrave;. Frasi di questo tipo si riscontrano per lo pi&ugrave; in lettori cronici e irreversibili.<br /><em>- Livello 4</em>. Questo libro &egrave; una finestra aperta sulla letteratura: il soggetto che resiste ai tentativi di dissuasione da affermazioni di questo tipo pu&ograve; essere generalmente dichiarato incurabile. Frasi di analoga gravit&agrave; sono Questo libro contiene tutti i libri, La letteratura &egrave; fatta di parole, eccetera.</p>
<p><em>(Nella prossima puntata i rimedi e le conclusioni)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato</title>
		<link>http://letturalenta.net/2005/10/il-profilo-standard-del-testo-narrativo-idoneo-al-mercato/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2005 22:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[6. Postilla Il saggio che ho appena riproposto qui &#232; stato pubblicato nel numero di aprile-giugno 2005 della prestigiosa rivista Percorsi mercantili della letteratura italiana contemporanea, diretta dal chiarissimo professor Anastasio Baiocchi, docente di Ragioneria dell&#8217;Industria Editoriale Italiana alla University of Alabama. Poco dopo la pubblicazione ho ricevuto questa lettera, firmata da un oscuro ricercatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>6. Postilla</strong></p>
<p>Il saggio che ho appena riproposto <a href="http://letturalenta.net/category/profilo-standard">qui</a> &egrave; stato pubblicato nel numero di aprile-giugno 2005 della prestigiosa rivista <i>Percorsi mercantili della letteratura italiana contemporanea</i>, diretta dal chiarissimo professor Anastasio Baiocchi, docente di Ragioneria dell&#8217;Industria Editoriale Italiana alla University of Alabama. Poco dopo la pubblicazione ho ricevuto questa lettera, firmata da un oscuro ricercatore di un piccolo ateneo italiano, l&#8217;uno e l&#8217;altro ben al di sotto della dignit&agrave; di menzione:</p>
<p>Egr. Prof. Letturalenta,</p>
<p><i>Ho letto con vivo interesse il suo articolo </i><span style="FONT-STYLE: normal">Analizzare i giudizi dei lettori per identificare il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato</span><i>, pubblicato nel numero di aprile-giugno 2005 della prestigiosa rivista </i><span style="FONT-STYLE: normal">Percorsi mercantili della letteratura italiana contemporanea</span><i>, diretta dal chiarissimo professor Anastasio Baiocchi, docente di Ragioneria dell&#8217;Industria Editoriale Italiana alla University of Alabama, alle pagg. 138-144.</i></p>
<p><i>Pur favorevolmente colpito dall&#8217;originalit&agrave; del metodo da lei proposto, nonch&eacute; dalla scrupolosa esposizione del medesimo, non posso fare a meno di notare che il profilo risultante dal suo studio &egrave; quello di </i><span style="FONT-STYLE: normal">un romanzo classificabile come tavanata galattica, letteratura da ombrellone, feccia paraletteraria, spazzatura narrativa<i>, come solo pu&ograve; essere un testo narrativo del quale si possa simultanemente dire: </i>scorrevole, semplice, piano, privo di termini oscuri o inventati, intrigante, colpi di scena, sorpresa, esotico, non comune, capace di incuriosire, sentimentale, appassionante</span><em>!</em></p>
<p><span id="more-12"></span></p>
<p>Tralascio il resto della lettera, in cui l&#8217;oscuro ricercatore va a motivare le sue osservazioni inutili e fuori luogo. Riporto invece la mia risposta, ovviamente fondamentale per ribadire ancora una volta lo spirito e lo scopo del mio studio:</p>
<p>Caro dott. Tal de&#8217; Tali,</p>
<p>devo purtroppo constatare che, merc&eacute; le sue osservazioni, lei dimostra di non aver saputo cogliere il carattere rigorosamente scientifico del mio articolo, che intende aprire un nuovo e fecondo settore di studi di Economia Letteraria, indispensabile per garantire all&#8217;industria editoriale strumenti efficaci di contenimento dei costi e massimizzazione dei profitti. Non le sfuggir&agrave;, spero, che &egrave; questa la grande sfida che il nuovo millennio sta gi&agrave; ponendo e sempre pi&ugrave; porr&agrave; all&#8217;industria del libro: diventare e restare competitiva nell&#8217;ambito di una sempre maggiore integrazione e globalizzazione del mercato culturale mondiale.</p>
<p>Ora, a fronte di questioni epocali come quella da me affrontata, lei si sofferma su aspetti marginali dei testi narrativi, come la loro qualit&agrave; letteraria, perdendo completamente di vista il punto: il nostro scopo di intellettuali e studiosi del mercato letterario non &egrave; certo quello di garantire la sopravvivenza di criteri qualitativi obsoleti e ormai distanti anni luce dalle richieste reali del pubblico. Detto pi&ugrave; chiaramente, caro Tal de&#8217; Tali, in modo che anche le anime belle come lei possano capire: se il pubblico chiede merda, noi abbiamo il dovere morale di dargli merda. E lo dobbiamo fare col massimo grado di consapevolezza, e usando strumenti in grado di garantire una pronta ed efficace consegna del suddetto materiale.</p>
<p>Si riprenda, dott. Tal de&#8217; Tali, se vuol fare carriera. Lasci perdere le nostalgie letterarie e si dedichi a studi al passo coi tempi! Oppure vada a tener compagnia a quella vecchia cariatide del professor Ornato Madrigale (nomen omen) docente di Archeologia della Letteratura presso il suo medesimo ateneo!</p></p>
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		<title>Analizzare i giudizi dei lettori per identificare il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato [3]</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2005 22:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[prof. Letturalenta]]></category>
		<category><![CDATA[profilo standard]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole. Molto interessante ma non scorrevole. Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati. Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante. 4. Classificazione dei giudizi: un primo passo verso il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Molto interessante ma non scorrevole.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante.</em></font></p>
<p><b>4. Classificazione dei giudizi: un primo passo verso il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato</b></p>
<p>Dopo aver estrapolato dai giudizi analizzati un numero sufficiente di caratteristiche, il passo successivo consiste nella loro classificazione, ovvero estrarre dall&#8217;analisi dei giudizi un numero congruo di categorie di valutazione. Non si tratta, si badi bene, di adattare i giudizi dei lettori a categorie narratologiche preesistenti, quali la trama, l&#8217;intreccio, il tempo, eccetera, ma di ricavare le categorie direttamente dall&#8217;analisi dei giudizi medesimi. Questo nuovo codice descrittivo dei romanzi potr&agrave; naturalmente coincidere in parte con altri codici elaborati dalla teoria letteraria, ma la sua aderenza a questi non &egrave; ritenuta necessaria.</p>
<p>Per procedere in questa direzione, cominciamo con il riepilogare il risultato della fase precedente dello studio che, come tutti ricorderanno, consisteva nell&#8217;estrazione di caratteristiche del testo dai giudizi del lettore:</p>
<p><span id="more-11"></span></p>
<ul>
<li>
<p>La scrittura deve essere scorrevole, per non scoraggiare il primo approccio e per minimizzare le note critiche a fine lettura</p>
</li>
<li>
<p>Il tema del romanzo deve avere la capacit&agrave; di incuriosire un numero elevato di lettori, per incoraggiarli a proseguire anche quando le prime impressioni sono deboli e incerte</p>
</li>
<li>
<p>L&#8217;intreccio, o plot, deve essere ricco di elementi capaci di intrigare, onde catturare l&#8217;attenzione del lettore fin dalle prime pagine</p>
</li>
</ul>
<ul>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Utilizzare un linguaggio semplice e piano, ma allo stesso tempo intrigante</p>
</li>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Evitare l&#8217;uso di termini inventati, oscuri, rari, in modo da non minare l&#8217;impressione di scorrevolezza</p>
</li>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Toccare corde emotive e sentimentali in modo da risultare appassionante</p>
</li>
</ul>
<p>Non v&#8217;&egrave; chi non veda che in queste descrizioni allignano categorie atte a contenere un certo numero delle caratteristiche rilevate: la scrittura (o stile), il tema o argomento, l&#8217;intreccio, il linguaggio, l&#8217;intonazione. A questo punto siamo finalmente in grado di delineare il nostro profilo. Nella tabella seguente, a ogni categoria individuata sono associate le caratteristiche che, per quella specifica categoria di valutazione, risultano pi&ugrave; idonee a garantire un buon livello di vendite:</p>
</p>
<table style="page-break-inside: avoid" cellspacing="0" cellpadding="0" width="471" border="0">
<colgroup>
<col width="151"></col>
<col width="320"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="151">
<p><b>Categoria di valutazione</b></p>
</td>
<td width="320">
<p><b>Caratteristiche pi&ugrave; idonee al mercato</b></p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="151">
<p>Scrittura (stile)</p>
</td>
<td width="320">
<p>Scorrevole, semplice, piana, priva di termini oscuri o inventati</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="151">
<p>Intreccio</p>
</td>
<td width="320">
<p>Intrigante, colpi di scena, sorpresa</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="151">
<p>Tema (argomento)</p>
</td>
<td width="320">
<p>Esotico, non comune, capace di incuriosire</p>
</td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="151">
<p>Intonazione</p>
</td>
<td width="320">
<p>Sentimentale, appassionante</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>5. Conclusioni</b></p>
<p>Definire tutte le categorie possibili e riempirle con il giudizio dei lettori &egrave; lo scopo ultimo del ramo di studi letterari che questo articolo intende aprire. Le enormi potenzialit&agrave; di questo approccio sono evidenti: in una fase matura sar&agrave; possibile identificare a priori la risposta del mercato a qualsiasi testo narrativo, proabilmente anche con l&#8217;ausilio di strumenti di text analysis e machine learning, liberando cos&igrave; gli editori dal gravoso impiego di risorse umane nella lettura dei manoscritti, e in particolar modo di quelli degli esordienti. Il risparmio garantito da strumenti di questo tipo non &egrave; ancora quantificabile con certezza, ma ci aspettiamo che sia nell&#8217;intorno del 15% del prezzo di copertina dei libri pubblicati.</p>
<p>[fine]</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Analizzare i giudizi dei lettori per identificare il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato [2]</title>
		<link>http://letturalenta.net/2005/10/analizzare-i-giudizi-dei-lettori-per-identificare-il-profilo-standard-del-testo-narrativo-idoneo-al-mercato-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2005 22:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[profilo standard]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole. Molto interessante ma non scorrevole. Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati. Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante. 3. Estrapolare dai giudizi dei lettori le caratteristiche del testo narrativo idoneo al mercato La descrizione dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Molto interessante ma non scorrevole.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante.</em></font></p>
<p><b>3. Estrapolare dai giudizi dei lettori le caratteristiche del testo narrativo idoneo al mercato </b></p>
<p><span style="FONT-STYLE: normal">La descrizione dello stile e del contenuto dei giudizi espressi dai lettori consente di individuare le caratteristiche del testo che hanno contribuito alla formulazione dei giudizi medesimi. La natura pionieristica di questo studio non consente di approfondire il procedimento come si dovrebbe. Ci accontenteremo pertanto di fornire alcune linee di sviluppo per future ricerche specialistiche.<br /></span></p>
<p style="FONT-STYLE: normal"><b>3.1. I due momenti di formazione del giudizio</b></p>
<p style="FONT-STYLE: normal">Confrontando il primo giudizio con gli altri, salta agli occhi che esistono due momenti distinti in cui si formano i giudizi del lettore:</p>
<ol>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Durante la lettura</p>
</li>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">A lettura ultimata</p>
</li>
</ol>
<p><span id="more-10"></span></p>
<p>Si &egrave; visto in particolare che il giudizio formulato in corso di lettura &egrave; caratterizzato da una certa qual insicurezza del lettore, evidenziata dall&#8217;uso di locuzioni come <i>sembra che</i> e <i>pare</i>. D&#8217;altro canto, pur non fidandosi pienamente delle prime sensazioni, il lettore va avanti grazie alla capacit&agrave; del testo di incuriosire, intrigare e scorrere.</p>
<p>A lettura ultimata il giudizio si fa pi&ugrave; sicuro e assertivo, ma compaiono note critiche (esempi B e C) che in corso di lettura non venivano espresse. A fine lettura, si direbbe, il lettore &egrave; pi&ugrave; propenso a rilevare i difetti dl testo.</p>
<p>Da queste osservazioni si pu&ograve; ricavare empiricamente un primo nucleo di caratteristiche adatte a rispondere al problema dei due momenti di formazione del giudizio:</p>
<ul>
<li>
<p>La scrittura deve essere scorrevole, per non scoraggiare il primo approccio e per minimizzare le note critiche a fine lettura</p>
</li>
<li>
<p>Il tema del romanzo deve avere la capacit&agrave; di incuriosire un numero elevato di lettori, per incoraggiarli a proseguire anche quando le prime impressioni sono deboli e incerte</p>
</li>
<li>
<p>L&#8217;intreccio, o plot, deve essere ricco di elementi capaci di intrigare, onde catturare l&#8217;attenzione del lettore fin dalle prime pagine</p>
</li>
</ul>
<p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"></p>
<p><b><span style="FONT-STYLE: normal">3.2. Valutazione dell&#8217;insieme e valutazione delle parti</span></b></p>
<p><span style="FONT-STYLE: normal">I casi A e B giudicano il romanzo complessivamente, mentre il caso C e soprattutto il D introducono giudizi specializzati sul linguaggio e, implicitamente, sul plot (che potremmo definire come la parte &ldquo;non linguistica&rdquo; del giudizio). &Egrave; evidente che la ristrettezza del campione esaminato riduce di molto la possibilit&agrave; di individuare giudizi specializzati su altre parti caratteristiche di un testo narrativo, quali ad esempio la vicenda narrata (o trama), l&#8217;ambientazione, la verosimiglianza delle situazioni e dei personaggi, le chiavi interpretative e cos&igrave; via, ma abbiamo gi&agrave; notato che l&#8217;esaustivit&agrave; non rientra fra gli scopi del presente lavoro. Anche in questo caso quello che importa &egrave; la possibilit&agrave; di evincere dall&#8217;analisi dei giudizi indicazioni utili per la costruzione del <strong>profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato</strong>. Per rispondere al problema dell&#8217;esistenza di giudizi complessivi e di giudizi specializzati sulle parti, il testo dovr&agrave;:</span></p>
<ul>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Utilizzare un linguaggio semplice e piano, ma allo stesso tempo intrigante</p>
</li>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Evitare l&#8217;uso di termini inventati, oscuri, rari, in modo da non minare l&#8217;impressione di scorrevolezza</p>
</li>
<li>
<p style="FONT-STYLE: normal">Toccare corde emotive e sentimentali in modo da risultare appassionante</p>
</li>
</ul>
<p style="FONT-STYLE: normal">Fin qui abbiamo mostrato il procedimento analitico che dovr&agrave; caratterizzare le future ricerche in questo campo ricco di possibilit&agrave;. Nell&#8217;ultima parte di questo studio trarremo le conclusioni e arriveremo a delineare il primo profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato.</p>
<p style="FONT-STYLE: normal">[continua]</p>
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		<title>Analizzare i giudizi dei lettori per creare un profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato. [1]</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2005 21:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
				<category><![CDATA[prof. Letturalenta]]></category>
		<category><![CDATA[profilo standard]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole. Molto interessante ma non scorrevole. Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati. Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante. 1. Introduzione Come ha da essere il libro, e in particolare il tomo narrativo, per entrare nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Molto interessante ma non scorrevole.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati.</em></font></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 5.01cm"><font style="FONT-SIZE: 8pt" size="1"><em>Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante.</em></font></p>
<p><b>1. Introduzione</b></p>
<p>Come ha da essere il libro, e in particolare il tomo narrativo, per entrare nelle grazie del frettoloso lettore moderno? La domanda pu&ograve; sembrare peregrina, eppure t&#8217;assicuro che essa serpeggia fra le righe di tutte le recenti discussioni sulla letteratura. Perch&eacute;, vedi, anche laddove il discorso sembra elevarsi al di sopra delle meschine e terragne quisquilie del viver quotidiano, le vili esigenze del mercato e della compravendita non sono mai del tutto assenti. Quante volte anche tu, lettore pigro e saltabeccante, leggendo or qua or l&agrave; qualche mozzicone di rivista o qualche lacerto di <i>lit&nbsp;blog</i>, ti sarai imbattuto in cenni pi&ugrave; o meno diretti alle tirature, alle vendite, al mercato dei libri.</p>
<p>L&#8217;analisi dei giudizi espressi dai lettori aiuta a capire i gusti del pubblico, e quindi a identificare il mix di caratteristiche dei testi narrativi con maggiore potenzialit&agrave; di penetrazione del mercato. L&#8217;obbiettivo finale di questo settore di studi, di cui questo articolo fa parte, &egrave; la creazione di un <strong>profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato</strong>, per aiutare gli editori a vagliare i manoscritti &ndash; e specialmente quelli degli autori esordienti &ndash; con criteri che garantiscano scientificamente la pi&ugrave; alta redditivit&agrave; di un&#8217;eventuale pubblicazione.</p>
<p></p>
<p><span id="more-9"></span></p>
<p><b>2. Stile e contenuto dei giudizi esaminati</b></p>
<p style="FONT-STYLE: normal">Le quattro frasi in epigrafe sono state prelevate da un gruppo di discussione libresco, con criteri rigorosamente casuali. Sono giudizi espressi da lettori diversi su diversi romanzi di autori italiani contemporanei.</p>
<p><i>A. Mi sembra che prometta molto bene, mi incuriosisce, pare intrigante e scorrevole.</i></p>
<p>In questo caso il romanzo &egrave; in corso di lettura, e il lettore dichiara non senza una certa qual ritrosia le sue prime impressioni, facendosi usbergo di peritosi <i>mi sembra</i> e <i>pare</i>. <span style="FONT-STYLE: normal">Il libro </span><i>promette bene</i><span style="FONT-STYLE: normal">, come un favorevole inizio di giornata. L&#8217;argomento del libro incuriosisce, l&#8217;intreccio intriga, la scrittura scorre.</span></p>
<p><i>B. Molto interessante ma non scorrevole.</i></p>
<p>Qui la lettura &egrave; conclusa e lo stile del recensore &egrave; nettamente pi&ugrave; conciso e assertivo, privo delle incertezze del caso A. Manca la curiosit&agrave;, categoria di giudizio tipica delle letture in corso, e compare l&#8217;interesse. Permane il giudizio di scorrevolezza, sebbene in negativo, curiosamente legato all&#8217;interesse da un&#8217;avversativa, quasi che la tortuosit&agrave; dello stile abbia minato il fascino dell&#8217;argomento.</p>
<p><i>C. Divertente e sempre ricco di sorprese anche se spesso usa dei termini completamente inventati.</i></p>
<p style="FONT-STYLE: normal">Giudizio articolato almeno quanto il caso A, ma enunciato a lettura conclusa, come denota il tono sicuro e privo di incertezze. Quanto all&#8217;intreccio, la capacit&agrave; di intrigare cede il passo a quella di sorprendere. Come nel&nbsp;caso B, il giudizio complessivamente positivo &egrave; mitigato da una nota critica sulla scrittura, qui ritenuta troppo incline all&#8217;invenzione.</p>
<p><i>D. Linguaggio semplice ma intrigante, romanzo scorrevole, appassionante.</i></p>
<p>Quest&#8217;ultimo caso &egrave; particolarmente interessante. Rispetto al&nbsp;caso A&nbsp;si pu&ograve; notare un&#8217;inversione significativa: l&#8217;aggettivo <i>intrigante</i>, che nel primo caso era riferito chiaramente all&#8217;intreccio (o al romanzo nel suo complesso), qui va a qualificare il linguaggio. Troviamo per la terza volta la scorrevolezza, mentre fa la sua prima apparizione l&#8217;aggettivo <i>appassionante</i>, che d&agrave; al giudizio un&#8217;intonazione emotiva rispetto a quella pi&ugrave; cerebrale di <i>intrigante</i>.</p>
<p>[continua]</p>
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