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	<title>letturalenta &#187; scrittura</title>
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	<description>Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa</description>
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		<title>49</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 07:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, quarantanovesimo compleanno del titolare, mi sembra adeguato ripescare un post di qualche anno fa. L&#8217;incanto di pagina 49 Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini pi&#249; precisi: c&#8217;&#232; un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realt&#224;, il fantasma dall&#8217;oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volont&#224; e rappresentazione, pag. 49] Ordunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi, quarantanovesimo compleanno del titolare, mi sembra adeguato ripescare un post di qualche anno fa.</em></p>
<p><strong>L&#8217;incanto di pagina 49</strong></p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm"><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="Immagine tratta da home.earthlink.net/~cashinbook/pages/page-49.jpg" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/pagina49.jpg" />Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini pi&ugrave; precisi: c&#8217;&egrave; un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realt&agrave;, il fantasma dall&#8217;oggetto reale? [A.Schopenhauer, <em>Il mondo come volont&agrave; e rappresentazione</em>, pag. 49]</p>
<p>Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cio&egrave; l&#8217;uomo sia in grado di distinguere ci&ograve; che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ci&ograve; che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non &egrave; banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorit&agrave;.</p>
<p><span id="more-2886"></span></p>
<p>Noto innanzitutto che lei mi pone la domanda a pagina 49 del suo libro. Questo &egrave; un indizio non trascurabile, una traccia notevole, una pista che va seguita senza esitazioni. Comincerei senz&#8217;altro da un illustre esperto di confini fra sogno e realt&agrave;, forse il maggiore di tutti i tempi. Vediamo:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Poteva esser l&#8217;alba quando Don Chisciotte usc&igrave; dalla locanda cos&igrave; contento, cos&igrave; ringalluzzito e inebriato di vedersi ormai armato cavaliere, che l&#8217;allegria gli scoppiava fuori fin dalle cinghie del cavallo. [Miguel de Cervantes, <em>Don Chisciotte</em>, pag. 49]</p>
<p>Don Chisciotte esce da una locanda. &Egrave; ragionevole supporre che sia sveglio, sebbene sia ancora mattina presto. La notte e il sogno sono alle sue spalle, eppure noti, professore, noti attentamente a cosa pensa Don Chisciotte: pensa di essere ormai cavaliere, pronto ad avventurarsi nel mondo per proteggere gli oppressi con la sua destra. Non era questo il suo sogno? Non &egrave; egli vissuto fin qui in ragione del sogno di essere cavaliere? E adesso che lo &egrave; diventato, cosa sar&agrave; la sua da qui in avanti, vita o sogno?</p>
<p>Esce dalla locanda Don Chisciotte, balza in sella a Ronzinante e cavalca nella luce del primo mattino, finch&eacute; di lontano gli appare una citt&agrave;.</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">In questa citt&agrave; affluiscono oggi popolazioni del contado, trib&ugrave;, giocatori, circhi, animali variopinti, contafavole, giullari, preti di tre religioni, giovani sposi, vecchi libertini, fanciulli alla loro prima visita nel recinto del vizio, mercanti esotici, ubriaconi, drogati, musici e guaritori. [G.Manganelli, <em>Agli d&egrave;i ulteriori</em>, pag. 49]</p>
<p>Che parapiglia, che confusione! &Egrave; tutto un accalcarsi di uomini e animali, canti, racconti, urla, musiche, litanie e giaculatorie. Converr&agrave;, professore, che tutto ci&ograve; &egrave; decisamente realt&agrave;: tutto &egrave; cosi vivo, pulsante, vociante, colorato da non poter essere un sogno. Questa &egrave; vita da vivere all&#8217;impiedi, con aria vispa e gioiosa disposizione d&#8217;animo. Eppure senta un po&#8217; cos&#8217;&egrave; successo:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Nonostante questo trambusto K. rimase a letto per l&#8217;intera giornata e per l&#8217;intera notte. [F.Kafka, <em>Il castello</em>, pag. 49]</p>
<p>Da non crederci, vero? Due persone ragionevoli come lei e me sarebbero uscite a godersi la festa, in perfetto stato di veglia, ma questo signor K. si mette a letto a pagina 49 e ci resta tutto il giorno e tutta la notte, passando verosimilmente con una certa frequenza dalla veglia al sonno e viceversa, e sognando molto negli interludi.</p>
<p>E cosa avr&agrave; sognato il signor K.? Difficile scoprirlo, mi creda: &egrave; passato cos&igrave; tanto tempo. Tuttavia egli ci ha lasciato un indizio: rest&ograve; a letto per l&#8217;intera giornata e per l&#8217;intera notte. Dunque possiamo dare per certo che dopo la partenza all&#8217;alba di Don Chisciotte, la giornata di fiera e il riposo prolungato del signor K. sia sopraggiunta la notte. E di notte si dorme, caro Schopenhauer, si dorme e si sogna, mentre di giorno si vive in stato di veglia. S&igrave;, questo &egrave; quello che succede di norma, ma a noi qui interessano anche le eccezioni, e abbiamo notizia sicura che almeno una volta capit&ograve; questo:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Nelle vicinanze della nostra vigna sorgeva una pianta di pere carica di frutti d&#8217;aspetto e sapore per nulla allettanti. In piena notte, dopo aver protratto i nostri giochi sulle piazze, come usavamo fare pestiferamente, ce ne andammo, giovinetti depravatissimi quali eravamo, a scuotere la pianta, di cui poi asportammo i frutti. [Agostino, <em>Confessioni</em>, pag. 49]</p>
<p>Agostino quella notte a pagina 49 era sveglio. Si era trattenuto con i suoi compagni sulla piazza quando la fiera era ormai finita, gli animali variopinti rinchiusi nei serragli, i musici e i mercanti confusi con gli ubriaconi nella locanda, forse la medesima locanda da cui era uscito Don Chisciotte. Era sveglio e agiva coscientemente, noi supponiamo, ma sar&agrave; poi vero? La scena di lui che entra nella vigna paterna col favore delle tenebre e assieme ai suoi sodali scuote una pianta per coglierne frutti quasi repellenti non &egrave; pi&ugrave; simile a un sogno che a un ricordo? Non ci sono troppi simboli &ndash; la vigna, il padre, l&#8217;albero del peccato &ndash; per essere realmente accaduto?</p>
<p>Eh, Arthur, l&#8217;ho detto fin dal principio che la sua domanda non &egrave; banale. Consideri che siamo stati in cerca per un giorno intero, dall&#8217;alba a notte fatta, e ancora non abbiamo trovato la risposta, e onestamente dubito che potremo mai trovarla. Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? S&igrave;, potrebbe, o forse no. C&#8217;&egrave; un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realt&agrave;, il fantasma dall&#8217;oggetto reale? Chiss&agrave;, potrebbe esserci. Quel che &egrave; certo &egrave; che non l&#8217;abbiamo ancora trovato.</p>
<p>Ma guarda l&agrave;, amico mio, guarda: la notte sta finendo. Siamo ormai usciti dalla citt&agrave;, dal trambusto, dal frastuono. Ecco, guarda, il sole sta spuntando e illumina questo sentiero in mezzo ai campi. E laggi&ugrave;, a poche miglia da qui, c&#8217;&egrave; un piccolo villaggio, lo vedi? Su, Arthur, proseguiamo il cammino!</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Saremo soli, del tutto soli in quel villaggio in mezzo alla campagna (intorno a noi il silenzio); perch&eacute; sei triste? Io ho il presentimento di una giornata di felicit&agrave;. [G.Flaubert, <em>Lettere a Louise Colet</em>, pag. 49]</p>
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		<title>La scollatura della Marisa</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 22:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marisa]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è modo e modo per dire le cose. Nella frase che precede questa, per esempio, il lettore scafato ne avrà senz&#8217;altro riconosciuti due: l&#8217;indicativo e l&#8217;infinito. L&#8217;indicativo è il modo gentile e amichevole del colloquio, delle gite domenicali, delle chiacchiere pomeridiane al parco: sono andato al cinema con la Marisa e non ho visto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è modo e modo per dire le cose. Nella frase che precede questa, per esempio, il lettore scafato ne avrà senz&#8217;altro riconosciuti due: l&#8217;indicativo e l&#8217;infinito. </p>
<p>L&#8217;indicativo è il modo gentile e amichevole del colloquio, delle gite domenicali, delle chiacchiere pomeridiane al parco: <em>sono andato al cinema con la Marisa e non ho visto il film, ma ho tenuto gli occhi inchiodati alla sua scollatura per tutto il tempo.</em> Questo è il modo prìncipe della prosa, il modo in cui miliardi di individui dalla notte dei tempi hanno potuto esprimere tutto ciò che è quotidiano, familiare, rassicurante da un lato, ineluttabilmente noioso dall&#8217;altro.</p>
<p>L&#8217;infinito, al contrario, è il modo grazie al quale noi bipedi loquaci possiamo partire per la tangente, sognare, immaginare mondi alieni, fantasticare, è cioè il modo che ci consente di evadere dall&#8217;indicativo, di accantonare l&#8217;opprimente prosaicità quotidiana a favore di un tempo nuovo, dilatato, un po&#8217; perso fra le nuvole: <em>Oh, andare al cinema con la Marisa e non vedere il film, ma tenere gli occhi inchiodati alla sua scollatura per tutto il tempo!</em></p>
<p>Che il congiuntivo sia vagamente ecclesiastico e burocratico è un pregiudizio. Certo, la sua variante esortativa, parente stretta dell&#8217;imperativo, ricorda troppi professorini col ditino alzato e istiga alla ribellione linguistica, un po&#8217; come il gesso che stride sulla lavagna, ma ciò non toglie che il congiuntivo sia anche tutto l&#8217;opposto, cioè un modo mite, incerto, incline al rossore e alla ritrosia, incapace di concludere, dubitativo, forse bisognoso di incoraggiamenti o di abbracci materni: <em>E se andassi al cinema con la Marisa e non vedessi il film, ma tenessi gli occhi inchiodati alla sua scollatura per tutto il tempo?</em></p>
<p>Inguaribilmente burocratico è invece il gerundio, un modo che fin dal nome odora di timbri, archivi e ugge impiegatizie. Avendo un carattere pedante, essendo occhialuto e di natura subordinata e parassitaria, il gerundio non è abbastanza autonomo per dire qualcosa di suo, ma ha sempre bisogno di una principale a cui appoggiarsi: <em>Andando al cinema con la Marisa e non vedendo il film, ma tenendo gli occhi incollati alla sua scollatura per tutto il tempo</em>. Manca qualcosa, nevvero?</p>
<p>Il condizionale è ritenuto universalmente, e a ragione, il re dell&#8217;ipotetico. Non c&#8217;è modo migliore per dire ciò che potrebbe essere o che sarebbe potuto essere stato e, proprio per questo suo commercio con le congetture e le supposizioni, il condizionale ha la postura a un tempo mesta e desiderante degli insoddisfatti: <em>Andrei al cinema con la Marisa e non vedrei il film, ma terrei gli occhi inchiodati alla sua scollatura per tutto il tempo.</em> </p>
<p>C&#8217;è modo e modo per dire le cose e forse dovrei ancora spendere due parole sull&#8217;ambiguità del participio o sulla depressione dell&#8217;imperativo, ma dopo tutto, a parte il modo, quello che volevo dire è che la scollatura della Marisa è un film meraviglioso.</p>
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		<title>Volevo dirti, infine</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 22:01:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie per la pronta risposta alla nostalgia dell&#8217;Armando e mia. Ci contavo, ma devo dire che l&#8217;oremus fratres ha superato le mie aspettative: ho riso di gusto, di quel riso ridanciano che ha come sfondo un cordiale vaffanculo all&#8217;universo mondo (le rime interne sono un goffo tentativo di imitazione). Volevo dirti, infine, che, per quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la pronta risposta alla nostalgia dell&#8217;Armando e mia. Ci contavo, ma devo dire che l&#8217;oremus fratres ha superato le mie aspettative: ho riso di gusto, di quel riso ridanciano che ha come sfondo un cordiale vaffanculo all&#8217;universo mondo (le rime interne sono un goffo tentativo di imitazione). Volevo dirti, infine, che, per quanto tu taccia (e sanno i numi quanto vorrei avere il coraggio di tacere anch&#8217;io), resta il mio desiderio di saperti sana e salva e, nei limiti dell&#8217;umano, felice.</p>
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		<title>Parlare di tagliatelle</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 14:01:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno mi ero appena seduto di fronte a un bel piatto di tagliatelle e ho pensato: parlare di libri è un po&#8217; come parlare di tagliatelle. Non è meglio mangiarle? Cosa succede se uno, davanti a un bel piatto di tagliatelle, si mette a parlare di tagliatelle anziché mangiarle? Succede che a lui resta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno mi ero appena seduto di fronte a un bel piatto di tagliatelle e ho pensato: parlare di libri è un po&#8217; come parlare di tagliatelle. Non è meglio mangiarle? Cosa succede se uno, davanti a un bel piatto di tagliatelle, si mette a parlare di tagliatelle anziché mangiarle? Succede che a lui resta la fame, mentre le tagliatelle diventano un gomitolo seccaticcio e finiscono nella spazzatura. Ho concluso questo pensiero proprio sull&#8217;ultima forchettata di tagliatelle. Erano davvero buone.</p>
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		<title>L&#8217;uomo dei dipinti</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 05:01:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;uomo dei dipinti camminava al centro della strada, sotto il braccio sinistro una cartella di cartone da cui spuntavano bordi di fogli colorati. Interrogava i passanti alzando la mano destra, l&#8217;indice sollevato: vuole vedere i dipinti? Quasi tutti lo scansavano, alcuni lo mandavano al diavolo, ma l&#8217;uomo con la giacca di pelle nera si fermò, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo dei dipinti camminava al centro della strada, sotto il braccio sinistro una cartella di cartone da cui spuntavano bordi di fogli colorati. Interrogava i passanti alzando la mano destra, l&#8217;indice sollevato: vuole vedere i dipinti? Quasi tutti lo scansavano, alcuni lo mandavano al diavolo, ma l&#8217;uomo con la giacca di pelle nera si fermò, ascoltò la domanda guardandolo negli occhi e, sorridendo, declinò l&#8217;invito. L&#8217;uomo dei dipinti lo guardò allontanarsi, immobile, l&#8217;indice ancora sollevato.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una lingua sconosciuta</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 06:01:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si chiamava Jochim, capelli scuri e lisci, occhi chiari e seri. Lui non capiva una parola di italiano, io non capivo una parola di tedesco, ma sulla spiaggia di Miramare giocavamo sempre insieme. Io avevo dieci anni, lui undici, e la sera, dopo la cena a orario comandato, giocavamo ancora nel cortile dell&#8217;albergo, costruendo un&#8217;allegra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiamava Jochim, capelli scuri e lisci, occhi chiari e seri. Lui non capiva una parola di italiano, io non capivo una parola di tedesco, ma sulla spiaggia di Miramare giocavamo sempre insieme. Io avevo dieci anni, lui undici, e la sera, dopo la cena a orario comandato, giocavamo ancora nel cortile dell&#8217;albergo, costruendo un&#8217;allegra amicizia muta. Il giorno in cui partì ci guardammo a lungo, senza parlare e senza piangere, con il cuore che nel petto parlava una lingua sconosciuta, durissima.</p>
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		<title>Il Professore</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 06:01:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutte le sere giocava a biliardo nel bar di Via Protti, vicino al Ponte Vecchio. Gli altri giocatori lo chiamavano Professore perché vestiva strano, camicia panciotto e cravatta. Durante le discussioni di politica, il Professore se ne stava in disparte a osservare i contendenti con sguardo grave, senza intervenire. Poi, quando la polemica si smorzava, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le sere giocava a biliardo nel bar di Via Protti, vicino al Ponte Vecchio. Gli altri giocatori lo chiamavano Professore perché vestiva strano, camicia panciotto e cravatta. Durante le discussioni di politica, il Professore se ne stava in disparte a osservare i contendenti con sguardo grave, senza intervenire. Poi, quando la polemica si smorzava, tirava un gran sospiro e chiosava: se li prendi uno per volta gli uomini son brave persone. È quando si mettono assieme che diventano pericolosi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Either one</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 06:01:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una volta, in treno, c&#8217;erano un signore e una signora inglesi sulla cinquantina. Lei stava alla mia destra, lui di fronte a lei. Lui guardava fuori dal finestrino, taciturno, con aria stanca e depressa. A mezzogiorno la signora inglese cominciò a togliere cibo da una borsa, offrendo al signore mille alternative: sandwich con uovo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta, in treno, c&#8217;erano un signore e una signora inglesi sulla cinquantina. Lei stava alla mia destra, lui di fronte a lei. Lui guardava fuori dal finestrino, taciturno, con aria stanca e depressa. A mezzogiorno la signora inglese cominciò a togliere cibo da una borsa, offrendo al signore mille alternative: sandwich con uovo e maionese o tramezzino al tonno? Mela o arancia? Acqua o tè? A ogni proposta lui rispondeva senza entusiasmo: either one. Poi tornava a guardare fuori dal finestrino.</p>
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		<title>La fiòpa</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 06:01:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vicino all&#8217;argine del Reno c&#8217;erano i pioppi di Callegari, che abitava in una cascina poco distante. Callegari era uno che parlava poche volte e con poche parole. Una mattina, in un bar di Renazzo, c&#8217;era Callegari a un tavolino col suo caffè e il Resto del Carlino, come sempre. Stava leggendo un articolo intitolato &#8220;Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vicino all&#8217;argine del Reno c&#8217;erano i pioppi di Callegari, che abitava in una cascina poco distante. Callegari era uno che parlava poche volte e con poche parole. Una mattina, in un bar di Renazzo, c&#8217;era Callegari a un tavolino col suo caffè e il Resto del Carlino, come sempre. Stava leggendo un articolo intitolato &#8220;Il papa rivendica le radici cristiane dell&#8217;Europa&#8221;. A un certo punto, senza rivolgersi a nessuno in particolare, Callegari disse: la fiòpa l&#8217;ha i radìs, mo me an son menga &#8216;na fiòpa.</p>
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		<title>Angiolino</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 06:01:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In una roulotte vicino alla cabina elettrica dormiva Angiolino. Nessuno sapeva quanti anni aveva o di chi era figlio: forse era lì da sempre, forse era arrivato cent’anni prima su una nave di pirati, dicevano. Dalle cinque del mattino camminava su e giù per il lungomare sciorinando il suo monologo meteorologico continuo: domani libeccio, non uscire in mare; oppure: arriva scirocco, domani piove. Era matto, certo, ma non sbagliava mai. Al suo funerale, pagato dal comune, piangeva tutto il paese.</p>
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