Archive for the ‘tempi moderni’ Category

Finalmente una buona notizia

Saturday, April 16th, 2011

Torino, 16-04-2011 — “La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione”.

La sentenza ha stabilito un principio importantissimo: l’imprenditore che omette scientemente di adottare misure di sicurezza adeguate ai rischi progetta di fatto l’uccisione dei lavoratori e, se il delitto si compie, sarà chiamato a rispondere di omicidio volontario. C’è solo da sperare che l’idiozia degli attuali legislatori non impedisca a questo principio basilare di essere confermato per tempo in Cassazione.

Trapani, bel suol d’amore

Wednesday, March 23rd, 2011

Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente, ha detto: “La chiusura al traffico civile dell’aeroporto di Trapani-Birgi è una conseguenza dell’intervento in Libia che la Sicilia non può sopportare. Attorno allo scalo trapanese ruota gran parte dell’economia turistica della Sicilia occidentale”.

Nell’ora in cui gli assetti geopolitici mondiali stanno cambiando a tutta velocità, mentre i popoli si sollevano contro i tiranni e scenari impensabili fino a ieri pongono domande epocali alla comunità internazionale, Stefania Prestigiacomo si erge a paladina dell’economia turistica della Sicilia occidentale. Sottolineo: non della situazione economica generale si preoccupa Stefania Prestigiacomo in quest’ora così grave, no, ma dell’economia turistica della Sicilia occidentale. Ripeto: economia turistica della Sicilia occidentale.

La prima competenza che i cittadini dovrebbero aspettarsi di trovare nei politici è quella di stabilire delle priorità, la seconda è saper fare (e dire) la cosa giusta al momento giusto. Noi italiani oggi siamo governati da persone che, mentre il mondo va a rotoli, non trovano niente di meglio da fare che perorare la causa dell’economia turistica della Sicilia occidentale.

Nucleare 2

Friday, March 18th, 2011

Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente, ha detto: “È finita. Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Dobbiamo uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente, decidiamo tra un mese”.

E finalmente, grazie a uno slancio di sincerità diventato di pubblico dominio per caso, possiamo vedere in diretta le priorità di chi ci governa: vincere le elezioni è molto più importante della tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Fino a ieri la stessa Prestigiacomo puntava molto sul ritorno al nucleare, tanto da esporsi al pubblico ludibrio con minchiate come quella che il nucleare è ecologico perché non emette anidride carbonica. Fino a ieri la tattica giudicata vincente era quella di sparare minchiate, sapendo che sono minchiate, pur di creare il consenso necessario per realizzare un piano perfettamente inutile sotto il profilo della politica energetica, dannoso sotto quello ambientale, disastroso sotto quello economico.

Oggi, dopo essersi accorti di avere contro la maggioranza degli elettori, la tattica viene aggiornata: il nucleare, che fino a ieri era imprescindibile, viene messo nel dimenticatoio, non perché la Prestigiacomo o i suoi colleghi hanno finalmente capito che è un’idiozia, ma perché mette a rischio il consenso elettorale. Aspettiamoci di veder rispuntare a breve il ponte sullo stretto di Messina, perché è così che funziona. Una classe politica sana chiede il consenso per andare al potere, mentre questi figuri fanno il contrario: usano il potere per creare consenso attorno a cantieri miliardari, inutili o dannosi per i cittadini, ma utilissimi per distribuire favori e creare clientele.

Ieri ho detto che non mi vanto né mi vergogno di essere italiano, perché essere italiano non è un mio merito. Sono invece orgoglioso e fiero di non aver mai dato il mio voto a questi piazzisti.

Centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia

Thursday, March 17th, 2011

Bandiera italianaPrimo pensiero. Leghisti? Prrrrrrrrrr!

Secondo pensiero. Vabbe’, dài, non è colpa loro. Sono imbecilli, su questo non si discute, ma prima o poi perfino loro si accorgeranno d’aver scritto “italiana” alla voce nazionalità del passaporto.

Terzo pensiero, dedicato a tutti quelli che dicono “sono orgoglioso di essere italiano” o “mi vergogno di essere italiano”. Io sono italiano perché sono nato in Italia da genitori italiani: vi sembra qualcosa di cui vantarsi o di cui vergognarsi? E se fossi nato in Madagascar? E se i miei genitori fossero stati neozelandesi? Potrei vantarmene o vergognarmene? Suvvia.

Non mi vergogno e non mi vanto di essere italiano. Mi limito a dire, parafrasando il principe De Curtis, che italiani si nasce e io, modestamente, lo nacqui, e in quel modestamente sta tutta la casualità e la non rivendicabilità come titolo di merito di un semplice dato di fatto. Non mi vergogno e non mi vanto, e però mi si lasci dire che sono contento di essere italiano. Potrebbe dispiacermi, potrebbe suscitare in me un sentimento di indifferenza o di ripulsa. Invece no.

Sono contento di parlare la stessa lingua di Niccolò Machiavelli e di Galileo Galilei; sono contento di avere a due passi città come Firenze, Venezia, Roma; sono contento di poter passeggiare quando voglio sotto i portici di Bologna, unici al mondo. Son tutte cose che ho trovato già fatte, tutte cose di cui non posso né vantarmi né vergognarmi, ma di cui posso essere e sono molto contento.

Auguri a tutti i cittadini italiani, leghisti compresi, e arrivederci al 2061, duecentesimo anniversario dell’unità d’Italia e novantanovesimo della mia cittadinanza.

Nucleare

Tuesday, March 15th, 2011

Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente, ha detto:
“Noi saremmo invece contenti se questa diventasse l’occasione di un dibattito sereno e trasparente sul nucleare, che e’ una fonte di energia ecologica perché non emette CO2”.

Sono felice che Stefania Prestigiacomo sia convinta che uno dei vantaggi del nucleare è che non emette anidride carbonica, perché, se mai nucleare dovrà essere, almeno abbiamo risolto in partenza il problema delle scorie radioattive: dato che non emettono CO2, le stoccheremo volentieri nel cortile di casa della Prestigiacomo medesima.

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Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto: “Con Renata Polverini già abbiamo espresso la volontà di non avere centrali nucleari nel Lazio, perché nella nostra regione c’è già autosufficienza energetica”

Autosufficienza energetica, dice. Fico! Non sapevo che tutta l’energia consumata in Lazio è prodotta dalla dighe sull’Aniene, né che il metano che alimenta le turbine dell’Acea è ricavato dalle flatulenze di vacche Limousine allevate nel viterbese.

Riassunto della lezione di economia tenuta da Giulio Tremonti ad Annozero, a vantaggio di chi se la fosse disgraziatamente persa

Friday, March 11th, 2011

Allora: in principio era l’agricoltura, i contadini facevano il grano, i mugnai la farina, i panettieri il pane, le banche non esistevano e tutti producevano cose concrete ed erano poveri ma felici, come dice la Bibbia, perché per capire come vanno le cose oggi bisogna leggere la Bibbia, mica perdere tempo con i libri di economia, che è una roba che non ho mai capito, e se leggi la Bibbia impari che ai tempi del diluvio universale si stava bene perché non c’erano le banche, ma di lì a poco è caduto il muro di Berlino, anzi no, prima c’è stata la crisi del ’29, e allora ci siamo resi conto che nel frattempo erano nate le banche e anche le borse, le quali, invece di produrre cose concrete, facevano soldi scambiandosi dei pezzi di carta chiamati derivati, peraltro mai nominati nel Pentateuco, che dietro avevano solo delle bolle cosicché, quando il muro di Berlino è caduto sul serio, il mondo ha cominciato a globalizzarsi e le bolle a rimbalzare di qua e di là, da occidente a oriente, da nord a sud e viceversa, e alla fine ce n’erano talmente tante che, cozzando le une con le altre, poi per forza scoppiano, tutte cose che io ho previsto vent’anni fa dopo aver letto il Qoèlet, e dato che sono bolle di carta — con tutti quei derivati e i derivati sui derivati — quando le bolle scoppiano il mondo globalizzato si riempie di coriandoli e arriva la speculazione sulle materie prime, a partire appunto dal coriandolo per poi estendersi a robe di ben più largo consumo come i cetrioli e lo yogurt — e lì è fallita la Grecia — o il pepe verde, verde come l’Irlanda, che infatti è andata in crisi perché in Irlanda era tutto un pullulare di banche, di derivati e di derivati sui derivati, mica come in Italia, che infatti da noi la crisi si è sentita meno perché noi facciamo le cose concrete, come insegna il libro dei Proverbi, e risparmiamo anche più degli scoiattoli invece di indebitarci con la speculazione, che non ha solo il difetto di arricchire i ricchi e impoverire i poveri, ma anche quello di far crescere a dismisura il prezzo del petrolio e, a catena, quello del grano, della farina e del pane, come dimostra il fatto che in nordafrica proprio in questi giorni stanno facendo le rivolte del pane e non, per dire, le rivolte dei covered warrant sui derivati del latte e quindi, e con questo concludo, è evidente che viviamo in un mondo difficile e che c’è un solo modo per sopravvivere: abolire la finanza, le banche e la cartamoneta — tutta roba che serve solo a fare le bolle — e reimparare il valore delle cose concrete e il valore della zappa, per recuperare al più presto l’armonia che può regnare solo dove è tutta campagna.

Il processo del lunedì

Sunday, March 6th, 2011

L’estro creativo di Aldo Biscardi volteggia beffardo sulle disavventure giudiziarie del premier. Berlusconi si dichiara disponibile a subire settimanalmente un processo del lunedì.

Facile prevedere che Berlusconi presenzierà alle udienze con il preciso scopo di trasformarle in un palcoscenico dal quale recitare, con cadenza settimanale, il ruolo della vittima perseguitata da feroci comunisti travestiti da pubblici ministeri. Mi stupirei se non approfittasse dell’occasione per inserire la sceneggiata in una campagna elettorale, e le amministrative di maggio mi sembrano francamente un obbiettivo non commisurato allo sforzo.

Mettendo assieme questa inedita voglia di processo con altri fatti recenti — come l’insediamento di Ferrara in prima serata alla rai o il tentativo di obbligare la medesima a mandare in onda talk-show politicamente favorevoli al centrodestra — non scarterei troppo in fretta l’ipotesi che Berlusconi si stia preparando a elezioni politiche anticipate.

Svecchiamento

Friday, March 4th, 2011

Testuale da Punto Informatico (grassetti miei):

Il governo ha nominato Gian Luigi Rondi come commissario straordinario della SIAE. Il novantenne, Presidente del Festival del cinema di Roma, dovrà guidare lo svecchiamento della società.

Involuzione

Thursday, March 3rd, 2011

Dear Customer,
Happy New Year! We wish you have prosperous business in 2011!

Inizia così un messaggio di spam che mi è arrivato oggi. Credevo che l’evoluzione degli spammer rispettasse la regola della sopravvivenza dei più adatti, cioè di quelli capaci di inventare tecniche raffinatissime per superare le barriere difensive installate sui server di posta elettronica. Sembra invece che sopravvivano i più deficienti.

Potrebbe trattarsi di un sintomo. Forse l’intera specie umana, superato l’apice evolutivo, sta lentamente infrangendo la teoria darwiniana per involvere verso una mesta estinzione. L’ultimo uomo sulla terra sarà uno spammer che, stupidamente, continuerà a spedire messaggi di buon anno nuovo (nonché lettere di sollecito a committenti insolventi da qualche secolo).

Mal comune mezzo gaudio

Wednesday, March 2nd, 2011

Sono fermamente convinto che l’Italia sia governata da una manica di incompetenti incapaci di valutare le conseguenze dei loro atti. Ultimo esempio: la procura di Agrigento è costretta a iscrivere nel registro degli indagati i seimila profughi sbarcati a Lampedusa negli ultimi giorni, il tutto grazie a quei geni che hanno istituito il reato di immigrazione clandestina.

E però, quando leggo notizie come quella che riporto qui sotto, un po’ mi consolo pensando che gli imbecilli non sono una prerogativa nazionale.

Londra 2012BERLINO – “Il logo di Londra 2012 rappresenta l’immagine ‘2012’ e nient’altro”. Così il Cio ha replicato alle accuse arrivate da Mohammad Aliabadi, presidente del Comitato olimpico iraniano, che aveva scritto al numero uno dello sport mondiale, Jacques Rogge, per reclamare contro il logo dei Giochi Olimpici al punto da minacciarne il boicottaggio. Composto dai quattro numeri dell’anno in cui si celebrerà l’Olimpiade, nella parte superiore del logo ci sono il 2 e lo 0, all’interno del quale sono stati collocati i cinque cerchi olimpici, mentre nella parte inferiore ci sono l’1 e il 2. Ma secondo l’Iran, i numeri compongono la parola “Zion” (la parola inglese per Sion, il termine biblico che indica la città di Gerusalemme), e dunque il logo nasconderebbe una cospirazione a favore di Israele. Da qui la lettera in cui si legge che “l’uso di questa parola per il design del logo dei Giochi Olimpici è un atto rivoltante e razzista” che “potrebbe condizionare la presenza di alcuni Paesi ai Giochi, soprattutto dell’Iran che si distingue per il legame a valori e principi”.

Segni forti di declino civile ed estetico

Monday, February 28th, 2011

Il titolo scelto da Giornalettismo per l’ultima fatica letteraria di Federico Moccia è acidissimo, ma non ingiusto: Povera Yara, dopo la morte le tocca anche Moccia.

Il fecondo re della prosa melenso-pop ha infatti deciso che il mondo non poteva fare a meno di uno svolazzo moccesco sulla tragedia di Brembate e, dopo lunga e sofferta riflessione ha partorito una lettera, che nel vano tentativo di commuovere tocca apici irraggiungibili di sentimentalismo posticcio e cattivo gusto, terminando con con un capolavoro di umorismo macabro involontario — “io e tutti gli altri che amano, piangiamo con te” — rivolto a una persona che disgraziatamente non potrà mai più piangere.

Se mai ci fosse bisogno di segni forti del declino civile ed estetico che affligge l’Italia, questo sgorbio di Moccia sarebbe perfetto. Vado a vomitare.

A proposito di scuola pubblica

Monday, February 28th, 2011

Oggi siamo governati da un presidente del consiglio pagliaccio che spara ad alzo zero sulla scuola pubblica e da una ministra della pubblica istruzione pagliaccia che non si sente in dovere di difenderla. Sessant’anni fa sulla scena politica non c’erano pagliacci, ma persone serie come Piero Calamandrei. (via pessima)

Piero Calamandreidiscorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

Il governo del fare

Friday, February 25th, 2011

Se non ci fosse di mezzo una tragedia di dimensioni ancora ignote, ci sarebbe di che ridere a crepapelle di fronte allo spettacolo di insipienza e dilettantismo del governo italiano di fronte all’evoluzione della crisi libica.

Il ministro della difesa si dice pronto a mandare i militari in qualunque zona della Libia per recuperare italiani in difficoltà, ma solo se autorizzato dal ministro degli esteri, il quale nel frattempo resta in attesa di ricevere istruzioni dal presidente del consiglio, cioè da quello che all’inizio della crisi non telefonava a Gheddafi per non disturbarlo.

Il ministro degli interni — lo stesso che ha appaltato a Gheddafi la gestione dei flussi migratori dal nordafrica fregandosene allegramente delle convenzioni europee e internazionali — adesso piagnucola che l’Europa — cattivona! — non vuole aiutarlo, e a dargli manforte interviene il ministro della difesa, il quale — per ingannare il tempo mentre aspetta l’autorizzazione del ministro degli esteri, che intanto aspetta istruzioni dal presidente del consiglio — sbraita che presto arriveranno qui migliaia, ma che dico migliaia, milioni di profughi! Ci invaderanno! Usciranno dalle fottute pareti!

Nel frattempo il presidente del consiglio si è prudentemente fatto di nebbia. Facile prevedere che ricomparirà soltanto a crisi risolta, dichiarando giulivo che tutto si è sistemato solo grazie a lui.

Questi, si badi bene, sarebbero quelli del governo del fare. Sì, del fare pena in mondovisione.

Nemesi

Tuesday, February 15th, 2011

Oggi il gip di Milano Cristina Di Censo ha rinviato a giudizio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. Il processo, vero e proprio terremoto istituzionale, inizierà il 6 aprile.

Sempre oggi, durante la discussione del decreto “milleproroghe”, il Senato ha approvato un emendamento che istituisce la Giornata della memoria per le vittime del terremoto de L’Aquila e di altre calamità. La giornata è stata fissata per il 6 aprile, anniversario del terremoto aquilano del 2009.

E allora? Niente, è solo che oggi la nemesi va di moda, e non volevo far mancare il mio prezioso contributo.

Tre cose

Saturday, January 29th, 2011

La prima cosa da osservare a proposito dei docenti universitari italiani (ma lo stesso vale per chi insegna nelle scuole elementari, medie e superiori) è che parecchi sono indegni del loro ruolo. (…) La seconda cosa da osservare a proposito dei docenti universitari italiani (ma lo stesso vale per chi insegna nelle scuole elementari, medie e superiori) è che sono spesso eccellenti. (…) La terza cosa da osservare a proposito dei docenti universitari italiani (ma lo stesso vale…) è che un docente pessimo non verrà punito e un docente ottimo non verrà premiato.

Leggi tutto l’articolo sul blog di Claudio Giunta, docente di Letteratura italiana presso l’università di Trento.