Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Remember, remember fifteenth of november

Thursday, November 16th, 2017

Il 15 novembre, negli ultimi cinquantacinque anni, mi sono capitate tre cose rilevanti: sono nato, è morto mio padre, mia madre ha subito un’operazione al cuore.

Le concomitanze di calendario sono cibo ghiotto per l’immaginazione, che è la madre delle pseudo scienze: l’astrologia è un sistema fondato interamente sull’ipotesi che nascere in un determinato periodo di tempo determini il carattere e la fortuna di un essere umano. L’immaginazione porta a credere che cose rilevanti accadute nello stesso giorno dello stesso mese siano qualcosa di più di una coincidenza: deve significare qualcosa. Quasi mai, però, l’immaginazione riesce a stabilire cosa diavolo dovrebbe significare, e questo è un po’ frustrante, perché poi la concomitanza resta lì, con tutto il potere simbolico delle analogie: il 15 novembre sei nato, così come tuo padre è morto, così come tua madre è stata operata al cuore, dice insidiosa la vocina interiore, calcando la mano sulle similitudini.

I due gesti che il mio psicoterapeuta ripeteva più spesso erano portare due dita alla fronte e la mano aperta sul petto. Le parole che accompagnavano i gesti garantivano che la testa, la mia, funzionava fin troppo bene, e che se proprio doveva esserci un problema non era lì, ma là, dove la mano aperta indicava il cuore, cioè la sede arcana dei sentimenti e delle emozioni.

Un razionalista con l’emotività di un paramecio non funziona benissimo, proprio come un sentimentale con la razionalità di un’ameba. Il grande segreto della vita sta tutto nel cercare (non nel trovare) l’equilibrio tra ragione e sentimento. Purtroppo non esiste psicoterapeuta al mondo che possa spiegare come svelare quel segreto, se non è un ciarlatano.

Io resto qui a domandarmi cosa c’entra con me il fatto che mio padre è morto il giorno in cui sono nato, che è lo stesso giorno in cui mia madre è stata operata al cuore. Resto qui a non capire se significa qualcosa, che non è una ragione sufficiente per smettere di chiedermelo. E come me, ho le prove, ci sono decine di persone che si chiedono cose simili senza trovare risposte, forse perché non è possibile rispondere a domande del genere.

Questo è un racconto. Ci sono cose intime che vale la pena raccontare. Le cose che vale la pena raccontare non sono quelle soddisfano il desiderio di essere amati, ma quelle che soddisfano il desiderio di amare. Non ci sono mai riuscito, ma continuo a provarci.

L’intelletto degli anglosassoni

Monday, February 6th, 2012

di Antonio Gurrado

Non l’ho letto e mi piace

Sunday, January 22nd, 2012

Gaia ServadioGaia Servadio ha scritto — secondo l’autorevole parere di Giulio Mozzi — “il romanzo più divertente di tutta la letteratura italiana del Novecento”. Il romanzo in questione, intitolato Tanto gentile e tanto onesta, fu pubblicato nel 1967 da Feltrinelli. Qui una recensione all’edizione americana uscita nel 1968 con il titolo Melinda.

Oggi, gironzolando per librerie, non solo ho beccato una quarta edizione di Tanto gentile e tanto onesta allo stratosferico prezzo di dieci euro, ma anche un altro libro a firma Servadio, Feltrinelli 1968, otto euro, che in realtà contiene due libri: Don Giovanni e L’azione consiste.

Entrambi i volumi fanno parte della collana “I Narratori”. Tanto gentile e tanto onesta ha la copertina rossa con il nome dell’autrice scritto in giallo. L’altro volume ha la copertina gialla con il nome dell’autrice scritto in rosso. In realtà ha due copertine, una per Don Giovanni e una per L’azione consiste. Per spiegare il modo in cui le due copertine (e, di conseguenza, le due parti del libro) sono giustapposte, capovolte, sottosopra, varrà, come suol dirsi, più l’immagine che la parola.

Gaia Servadio, Don Giovanni e L'azione consiste, Feltrinelli 1968

Tanto gentile e tanto onesta l’ho letto qualche tempo fa, per interposto Mozzi, e posso dire senza esitazione che mi piacque. Il duplice libro dalla copertina gialla ancora non l’ho letto, non del tutto, ma dico in anticipo che mi piace. Fin dalle prime battute, infatti, ci ho trovato il triplice segno che contraddistingue questa ahimè poco conosciuta principessa della letteratura italiana: allegria, eleganza e (auto)ironia. L’azione consiste inizia così:

“Voglio anche vedere che no.” Parlava in modo così strano. Bisogna che trovi un nome per quest’uomo. I nomi sono le cose più difficili dei romanzi. Se ci metto Marco o Carlo mi diventa subito raffo. Peggio Charles o Peter. Né nazionalità, né luogo, né tempo. Guardare nel dizionario mitologico e nel Who’s who. Per ora lo chiamo Q.
“Mi dice allora che fare?” disse la protagonista.
Lo stesso per lei. Un bel nome ci vuole. Deve essere un po’ sdato. Un nome già molto usato che con lei diventa tutto diverso.

Giusto per la cronaca, e senza voler anticipare nulla di questo invisibile capolavoro della letteratura italiana contemporanea, la protagonista si chiama Salomè.

Riporto infine le note biografiche dell’autrice che si trovano in prefazione alle due parti del volume giallo, lasciando al lettore il piacere e l’onere di decidere quale delle due sia più vicina al vero.

Da L’azione consiste:

Fin da giovanissima Gaia Servadio, nata a Roncolano nel 1894, si dedicò alla letteratura ed alla politica. Si parlò di lei per la prima volta quando, a Livorno, venne cacciata dal partito comunista. Più tardi, dopo essersi laureata in filologia nell’università dell’Ohio e in teologia copta in Minnesota, pubblicava in Italia gli ormai classici La Pacioccona, La Padovana e La Baldraccona. Vinceva nel ’33 il premio Campus Belli per la letteratura. Tornata in Italia collaborò a “I fasci lavoratori” per cinque anni. Nel ’42 vinceva il Premio Fiesso d’Artico per la saggistica. Dopo la guerra rifletteva sulle sue associazioni nell’ormai famosissimo libro Ho sbagliato e si iscriveva al partito comunista. Così, al pamphlet La razza ariana e la razza ebrea (pubblicato in tedesco e in italiano nel ’40) faceva seguire, idealmente, nel ’50, L’amore del prossimo. Nel ’53 le venivano attribuiti contemporaneamente lo Stresa e il Gardone. Poco prima di mancare, nel 1963, era stata eletta sindaco socialista di una cittadina degli Abruzzi. La sua posizione culturale e la sua schiettezza ed esuberanza politica hanno fatto di questa scrittrice uno dei più grandi personaggi italiani del secolo.

Da Don Giovanni:

Gaia Servadio è nata nel 1938. Dal 1956 risiede a Londra. Nel 1956 si trasferisce in questa città per specializzarsi in grafica e tipografia; studia alla Camberwell School, St. Martin’s, London University. Si laurea nel 1960 e, nello stesso anno, sposa William Mostyn-Owen, storico dell’arte e assistente di Bernard Berenson. Ha due bambini, Owen ed Allegra, vive tra Londra e la Scozia.
Ha collaborato a “Il Mondo”, “L’Espresso”, “Il Caffè”, “La Gazzetta di Parma”, “Il Corriere della Sera”, “The Daily Telegraph”, alla BBC Television, alla BBC italiana e alla RAI.
Il suo primo romanzo, Tanto gentile e tanto onesta, sta per essere pubblicato in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Francia e in Germania.
Attualmente collabora a “La Stampa”, “Stampa-Sera” e alla “Fiera letteraria”.

Carmina dant panem (pochino, ma lo danno)

Tuesday, December 6th, 2011

Copincollo dal sito dell’editore SenzaPatria.

SenzaPatria Editore ringrazia quanti hanno finora acquistato il libro di fiabe C’era (quasi) una volta.
Un primo bonifico di 400 euro e’ stato accreditato sul conto intestato alla onlus NutriAid per la tutela dei diritti dell’infanzia.
Chi volesse finanziare il progetto puo’ richiedere il libro a info@senzapatriaeditore.it

Feed

Saturday, March 12th, 2011

Oggi, fedele al mio bradipismo tecnologico, ho attivato i feed su feedburner. Chi segue o vorrebbe seguire il blog via feed può sottoscriverli qui: http://feeds.feedburner.com/letturalenta

Alluvione

Tuesday, November 9th, 2010

La cosa migliore che ho letto fin qui sull’alluvione nel vicentino è questa.

In rete circolano i peggiori (ri)sentimenti verso gli alluvionati veneti, riassumibili in un motto di questo tipo: “Avete votato quei razzisti xenofobi secessionisti della Lega Nord? Mo arrangiatevi”.

Non sono d’accordo.

Appello per la salvezza di Marco Palasciano e dei suoi convegni

Tuesday, November 2nd, 2010

[Ricevo e divulgo. lt]

Anime gentili,
sono preoccupato per le mie lezioni-spettacolo, tanto belle (diciamolo) e tanto a rischio d’andare sprecate; non vorrei dovermi ridurre a tenerle per solo uno o due spettatori; fatico moltissimo per prepararle, e lo faccio completamente gratis et amore deorum, oltreché humanorum.

Vi imploro perciò in ginocchio, con tutta la gonalgia, di aiutarmi a adunare degna folla, per le prossime puntate; di contattare quanti più possibile Vostri amici, amanti, parenti e conoscenti interessabili; di diffondere la notizia di La Grande Ruota delle Umane Cose (che ha luogo tutti i venerdì alle 20.30, salvo variazioni, a Palazzo Fazio, in Capua, ancora per tutto novembre e fino a Natale) con tutti i mezzi possibili: a voce in conciliaboli, riunioni di Vostri enti, e vari eventi, nonché per radio e televisione ove si possa; a lettere via stampa, sul web, e tramite sms se non Vi costano; sensibilizzando al far tale promozione buone persone che abbiano accesso ai media, o siano addentro a centri culturali, scuole, atenei e cerchie le più varie; e in ogni modo che vi paia degno.

Tutte le informazioni sugli argomenti in gioco, e qualche degna foto del già fatto, le trovate su http://palasciania.splinder.com o http://studi.splinder.com. Se altri dati vi servono, chiedete e Vi dirò.

Vi sarò grato, oltremisura; bacio intanto le Vostre mani sante. Vostro per sempre

Marco Palasciano

Per una rieducazione dei liberisti smarriti

Thursday, July 15th, 2010

Francesco Cundari propone «programmi mirati per il loro reinserimento nella società, a tutela della democrazia e della convivenza civile». Ottima idea, ma tragicamente utopistica: il liberista convinto gli risponderà che le crisi cicliche del capitalismo non sono una novità, che già Adam Smith aveva previsto tutto, che il sistema si autoregola, che vedrai che tra un po’ ripartiamo tutti a razzo, e che Cundari, io e tutti coloro che nutrono qualche dubbio verso l’onnipotenza del mercato, in buona sostanza, non capiamo un accidente.

Primo maggio

Saturday, May 1st, 2010

Personalmente preferirei una festa dell’ozio, ma pazienza. Auguri a tutti per la festa dei lavoratori, finché ci sono, i lavoratori.

Per celebrare degnamente la ricorrenza, prelevo due pensieri dalla rete, uno via Gianfranco Mammi:

Io penso che in questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa. [Bertrand Russell, Elogio dell’ozio (Mondadori, 1987), pag. 9]

L’altro, in immagine, da senzaqualita:

quarto potere & quinto stato, tratto da senzaqualita.splinder.com

Una lettera

Thursday, February 25th, 2010

Ho mandato una lettera al ministro Claudio Scajola, usando la pagina dei contatti sul sito della Camera dei deputati. La lettera è questa:

Signor ministro, poco fa ho letto sul Corriere on line questa sua dichiarazione:

«Ogni iniziativa giudiziaria che vuole riportare la legalità è ben accolta ma non c’è dubbio che ogni iniziativa giudiziaria ha dei contraccolpi. C’è bisogno di una moralità più forte ma anche di non destabilizzare il sistema». È durissimo il richiamo del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola a margine del secondo forum economico del Mediterraneo, in merito all’inchiesta su presunti episodi di corruzione che ha coinvolto il settore delle telecomunicazioni, in particolare Fastweb e Telecom Italia Sparkle. (l’articolo completo è qui).

Se la frase virgolettata è riportata correttamente, avrei qualche domanda da farle in proposito:

Che tipo di contraccolpi teme esattamente?
Quali pericoli vede per la stabilità del sistema?
A quale parte del sistema si riferisce (istituzioni, economia, politica, altro)?
Quali rimedi propone per evitare che l’iniziativa giudiziaria abbia i contraccolpi da lei temuti?

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

Luca Tassinari
(cittadino italiano residente a Bologna)

Pregare dei cancheri

Thursday, January 28th, 2010

Da un discorso di Paolo Nori sulla dittatura.
(Il discorso completo è lunghissimo, ma vale la pena leggerlo tutto).

L’hanno messo anche in prigione, l’hanno mandato al manicomio, l’hanno fatto morire di fame e lui non se la prendeva neanche con loro, se la prendeva con se stesso, devo scrivere di più, oggi non ho scritto le mie tre quattro pagine.

Eppure sarebbe stato così facile, per Charms, la prima cosa, tutti noi avremmo fatto così, credo, mettersi a pregare dei cancheri al potere sovietico, dare la colpa della propria rovina e della propria caduta a un potere cieco e sordo e ingiusto e crudele e stupido, e invece no, e per questo noi oggi non abbiamo in mano delle invettive, ma dei capolavori. Che è una testimonianza, secondo me, di una grandezza che nasce dal niente, di un’anima immortale, veramente.

Un uomo onesto, un uomo probo

Sunday, July 5th, 2009

Sad and tired

Tuesday, July 22nd, 2008

Lasciamo perdere il locutore, lasciamo perdere quel che può dividere e concentriamoci per un momento soltanto su questo innocentissimo distico:

Then I was inspired
Now I’m sad and tired

Ecco, questa è una descrizione alquanto esatta della mia storia. E credi, o lettore, non è cosa di cui io ardisca rallegrarmi.

Il blog che non c’è…

Friday, February 29th, 2008

oggi c’è.
(domani non più).

Ecomafie – un convegno a Capua

Thursday, September 20th, 2007

ECOMAFIE E INCENERITORI: TUMORI SENZA RUMORE

Capua, Palazzo Fazio (via Seminario),
ore 19.00 di domenica 23 settembre 2007

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