L’ultimo saluto
Saturday, June 14th, 2008Giovedì sono andato a salutare per l’ultima volta Carlo “maria strofa” Berselli. Vado di resoconto, ma prima vorrei che il lettore desse un’occhiata qui, dove troverà l’elenco dei link più recenti al blog di Carlo. Impressionante, vero? Sono tanti, davvero tanti a ricordarlo. E c’è anche Remo Bassini, che sta pazientemente collezionando i link ai post di saluto: (o)pera [*] benemerita.
[*] Correzione richiesta dal diretto interessato nei commenti.
Sono arrivato in anticipo alla stazione di Carpi, dove noi blogger in transumanza pro-strofa ci eravamo dati appuntamento, e ho approfittato dei minuti a disposizione per fare colazione al bar di fronte, dove ho trovato una copia del Gazzettino di Carpi che ho iniziato a sfogliare tra un sorso di cappuccino e l’altro. Nelle pagine locali c’era un riquadro di annunci vari, tra cui un elenco di carpigiani defunti che si apriva così: Carlo Berselli, di anni 54.
Carlo, gli ho detto fra me e me, sei riuscito a primeggiare anche in questo, ti rendi conto? Sei il primo della lista! Ma vaffanculo, maria strofa, va’!
Mi sono trasferito davanti all’ingresso della stazione e dopo un po’ il cellulare ha squillato: “Ciao, sono Lucia“, ho sentito dire quando ho risposto. Però, che strano, l’ho sentito sia con l’orecchio sinistro (io per le telefonate sono mancino) sia con il destro. Ma che figata!, ho pensato, ciò il cellulare stereo! Poi mi sono voltato e ho visto alla mia destra una distinta stangona che parlava anche lei al cellulare, dicendo proprio le stesse cose che sentivo al mio. Anche lei si è voltata, ci siamo guardati in faccia e siamo scoppiati a ridere per la gag involontaria. Con Lucia c’era Cristina. Sono partite da città diverse, accomunate dalla levataccia che hanno dovuto fare per arrivare in orario.
Devono aver visto un’alba romagnola anche Andrea “contenebbia” e Paolo Ferrucci, che ci hanno raggiunti di lì a poco. Quasi assieme a loro è spuntata Serena, vestita di nero e affranta, ma anche circondata da amici: una piccola schiera di ventenni che quasi la soffocavano di abbracci e parole di conforto. Presentazioni, facce lunghe, lacrime, tentativi di sdrammatizzare, qualche sorriso. Si parte.
Davanti alla camera ardente, Serena ci ha presentato la mamma Tiziana e la nonna Alba, due donne che basta guardarle per pensare “la signora dev’essere tosta”, ipotesi che l’esperienza non avrebbe tardato a confermare. Da lì ci siamo trasferiti in macchina all’autostazione, punto di partenza per il corteo funebre, che è poi stata una passeggiata di dieci minuti durante la quale la piccola blog-pattuglia ha avuto tempo e agio di scambiare quattro chiacchiere per approfondire la reciproca conoscenza.
All’ingresso del cimitero i presenti, un centinaio di persone, si sono disposti a semicerchio davanti alla bara, e Serena ha letto il ricordo di suo padre, strappando lacrime anche alle tempre più posate e meno emotive, come me medesimo o il Conte. A Silvia qualche anima buona ha procurato una sedia, perché non ce la faceva a reggersi in piedi. Poi Serena ha recitato a memoria il breve e famosissimo monologo tratto da Blade Runner (ho visto cose che voi umani…) che ha imparato da suo padre alla tenera età di quattro anni. Quando ha pronunciato l’ultima frase, “è tempo di morire”, gli astanti hanno taciuto all’unisono per qualche secondo: un segno di cordoglio unanime che mi ha procurato un brivido di commozione.
Durante la sepoltura il silenzio era rotto con discrezione da brevi conversari: il Conte apprezza la scelta della sepoltura in terra, e io non perdo l’occasione per fare una considerazione idiota sulla prossimità semantica tra inumare e umanità, roba che, se Carlo mi sentisse, mi abbatterebbe sul posto con un mazzolone etimologico su humus e zone limitrofe. Alla fine, un grande cuscino di rose rosse è stato posato sul tumulo. Prima di uscire, Serena ci ha invitati a visitare la tomba di Pietro, il mitico papà del suo papà, sul quale Carlo non molto tempo fa ha prodotto l’unico suo testo pubblico di argomento intimo che io conosca.
Ci siamo incamminati verso le auto in compagnia di nonna Alba e mamma Tiziana, scambiandoci notizie, ricordi e aneddoti su Carlo e notando una curiosa convergenza fra i loro racconti e quelli di noi amici di tastiera. Una conferma indiretta della schiettezza con cui maria strofa stava in rete, riuscendo a essere sempre pienamente sé stesso, a dispetto dei numerosi travestimenti. Tiziana ha guidato il piccolo corteo, di nuovo motorizzato, fino a casa sua, dove ha riservato a una ventina di invitati, fra cui l’intiera rappresentanza blogosferica, un’accoglienza a dir poco imperiale, accompagnata da una familiarità di cui ancora adesso faccio fatica a capacitarmi: un osservatore esterno avrebbe giurato che ci conoscevamo tutti da trent’anni almeno.
Abbiamo parlato per ore. Di Carlo, certo, ma anche ciascuno di un pezzetto di sé, tanto che Tiziana e Paolo, per esempio, hanno scoperto comuni origini molisane. Tiziana ci ha raccontato che nella sua famiglia c’è da sempre l’usanza di fare convivio quando qualcuno muore, per mitigare il dolore con l’allegria, mescolando lacrime e risate. E abbiamo riso, oh se abbiamo riso, ascoltando gli aneddoti familiari raccontati dalle donne di Carlo: Alba, Tiziana, Serena, Silvia. Il Conte ha già riportato la frase-mito della giornata, by nonna Alba: la minigonna definita “mantovana della figa”. Un genio.
Siamo andati via alle otto di sera, con la promessa di rivederci ancora, e sai mai che non ci riusciamo davvero. Ho accompagnato Paolo e Andrea in stazione e ho puntato il muso dell’auto verso sud. Radio spenta, per lasciare la mente libera di ripercorrere le immagini e le parole di una giornata speciale, dove lutto e condivisione, riso e pianto, dolore e allegria si sono dati il cambio continuamente, quasi a imitare l’umore variabilissimo del compianto-festeggiato. Addio Carlomaria, e grazie per tutto quello che ci hai lasciato: l’amore per i libri, i tuoi libri, le tue ineguagliabili performance cibernetiche, le tue splendide donne.
Anche la Speme,
Tempo fa nel newsgroup it.cultura.libri allignava uno spirito raro, in tutti i sensi. Postava con diversi pseudonimi, come carlo andrea o severino cimitero, e ogni sua frase era un concentrato di splendida ironia e di alta cultura. Oggi
Circa quattro anni fa, in una
L’ha rifatto.
In data 12 luglio 2005 l’utente Linnio lanciava il seguente quizzettone su it.cultura.libri:
Per la parte cattolica della nostra società il 2 novembre è il giorno della commemorazione dei fedeli defunti, memoria che segue a ruota la festa di ognissanti, restando in certo qual modo contagiata dalla gaiezza che tutti – cristiani o meno – associano ai giorni di festa. Dal punto di vista della religione cristiana, poi, la morte non rappresenta soltanto la fine della vita terrena, ma soprattutto l’inizio della vita eterna. A maggior ragione, pertanto, la commemorazione dei defunti, pur non essendo strictu sensu una festa, non è nemmeno giorno di mestizia e di doglianza.
Le statistiche ufficiali sul mercato librario italiano classificano come lettori forti coloro che leggono almeno 12 libri in un anno. Forse questa cifra farà sorridere i lettori a ripetizione – quelli capaci di ingurgitare 3-4 romanzi die pur di tenere il passo di uscita delle novità – eppure è così: un libro al mese basta e avanza per entrare nel gotha della società lettoria nazionale.
Aaahhh! I riprovevoli lettori veloci che allignano nella blogosfera non possono capire il piacere sottile dello slow reading. L’esempio qui proposto è tratto da Usenet, la forma più antica e nobile di discussione in rete, così nobile che la scommetterei ignota ad almeno l’ottanta per cento dei blogger contemporanei. Anche in Usenet, purtroppo, oggi si tende a privilegiare il messaggio breve, minimalista, noto nel gergo di questo mezzo di comunicazione come post monoriga. Tuttavia qui non è impossibile trovare contenuti di più largo respiro, adatti a chi, come me, preferisce la leggiadra e giocosa compulsazione del Corpus Hermeticum all’ignobile scansione rapida dei titoli o, nei casi più fortunati, degli indici di libri, saggi, riviste e quotidiani.