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	<description>Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa</description>
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		<title>Modelli</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 12:31:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Disse Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat: In questi giorni c&#8217;è una contrapposizione fra due modelli: uno che difende il passato e l&#8217;altro che vuole andare avanti. [...] Non siamo più negli anni Sessanta non c&#8217;è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operai. Se l&#8217;Italia non riesce ad abbandonare questo modello di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corriere.it/economia/10_agosto_26/marchionne-meeting-italia-operai-melfi_33fd62f6-b0fc-11df-9462-00144f02aabe.shtml">Disse Sergio Marchionne</a>, amministratore delegato della Fiat:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">In questi giorni c&#8217;è una contrapposizione fra due modelli: uno che difende il passato e l&#8217;altro che vuole andare avanti. [...] Non siamo più negli anni Sessanta non c&#8217;è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operai. Se l&#8217;Italia non riesce ad abbandonare questo modello di pensiero non raggiungeremo mai niente.</p>
<p>Quale sia questo nuovo modello di pensiero, ce lo spiega per benino il ministro dell&#8217;economia <a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_25/tremonti-sicurezza-lavoro_4ca0779c-b090-11df-817a-00144f02aabe.shtml">Giulio Tremonti</a>:</p>
<p style="MARGIN-LEFT: 1cm; MARGIN-RIGHT: 1cm">Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo cambiare [...] Robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro, <em>ndr</em>) sono un lusso che non possiamo permetterci.</p>
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		<title>Unacopia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 06:01:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Giulio Mozzi]]></category>
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		<description><![CDATA[Siccome nessuno ne sentiva il bisogno, ieri pomeriggio Giulio Mozzi ha fondato una nuova casa editrice. Si chiama Unacopia. Qui c&#8217;è il manifesto della casa e qui il progetto del primo libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siccome nessuno ne sentiva il bisogno, ieri pomeriggio Giulio Mozzi ha fondato <a href="http://unacopia.wordpress.com/">una nuova casa editrice</a>. Si chiama Unacopia. <a href="http://unacopia.wordpress.com/che-cose-unacopia/">Qui</a> c&#8217;è il manifesto della casa e <a href="http://unacopia.wordpress.com/2010/08/24/progetto-per-il-primo-libro-di-unacopia/">qui</a> il progetto del primo libro.</p>
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		<title>Coccodrillo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 07:01:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Francesco Cossiga]]></category>
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		<description><![CDATA[Francesco Cossiga è morto. Durante il suo mandato al ministero dell&#8217;interno morirono due giovani: Francesco Lorusso a Bologna, l&#8217;11 marzo 1977, e Giorgiana Masi a Roma, il 12 maggio 1977, entrambi abbattuti da tutori dell&#8217;ordine che spararono ad altezza d&#8217;uomo durante manifestazioni di piazza. In entrambi i casi Francesco Cossiga si rammaricò dell&#8217;accaduto, ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francesco Cossiga è morto.</p>
<p>Durante il suo mandato al ministero dell&#8217;interno morirono due giovani: Francesco Lorusso a Bologna, l&#8217;11 marzo 1977, e Giorgiana Masi a Roma, il 12 maggio 1977, entrambi abbattuti da tutori dell&#8217;ordine che spararono ad altezza d&#8217;uomo durante manifestazioni di piazza. In entrambi i casi Francesco Cossiga si rammaricò dell&#8217;accaduto, ma non si dimise. Trent&#8217;anni dopo dichiarò di essere fra i pochi a conoscere il nome dell&#8217;assassino di Giorgiana Masi: lo conosceva anche allora, ma non fece nulla per incriminarlo. E non si dimise da ministro dell&#8217;interno, nel 1977.</p>
<p>Si dimise invece nel 1978, dopo l&#8217;uccisione di Aldo Moro da parte delle brigate rosse. Dichiarò di sentirsi responsabile di quella morte e di esserne rimasto tanto turbato che i capelli gli si imbiancarono di colpo e gli venne pure la vitiligine. Tanto turbato da rassegnare le sue irrevocabili dimissioni da ministro dell&#8217;interno, salvo ovviamente accettare la presidenza del consiglio l&#8217;anno successivo.</p>
<p>Per il resto dei suoi giorni ha detto e fatto tutto e il suo contrario, guardandosi bene dall&#8217;esibire le basi documentali delle sue congetture e dal dichiarare apertamente le motivazioni delle sue scelte, tattica indispensabile per celare innanzitutto a sé stesso il baratro della sua incoerenza. Servitore della nazione, ma anche sostenitore di movimenti autonomisti; cattolico, ma anche ammiratore della massoneria; uomo d&#8217;ordine, ma anche allergico alle regole; docente di diritto costituzionale, ma anche picconatore di istituzioni: Veltroni, al confronto, è un duro decisionista.</p>
<p>Nel 2008 suggerì al governo di affrontare le manifestazioni studentesche con i metodi che erano stati suoi trent&#8217;anni prima: infiltrazione di agenti provocatori per suscitare moti di piazza da reprimere poi a manganellate, e pazienza se ci scappava il morto. A volte diceva la verità, ma sempre come nota a margine di altri discorsi, e sempre con almeno trent&#8217;anni di ritardo.</p>
<p>Pur di restare nel solco del suo pendolarismo intellettuale anche post mortem, Francesco Cossiga ha fatto recapitare quattro lettere alle più alte cariche dello stato, in cui ha scritto di sentirsi onorato di aver servito lo stato, ma anche di non volerlo ai suoi funerali. Anche in questo caso, ci mancherebbe, le motivazioni non sono pervenute. Non mi stupirei se fra le disposizioni testamentarie ci fosse una lettera da aprire fra trent&#8217;anni, in cui Cossiga ci informerà che un usciere di palazzo Madama e un ex-senatore del partito d&#8217;Azione sapevano perfettamente perché non li ha voluti, i funerali di stato.</p>
<p>Riposi in pace, se può.</p>
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		<title>Al v(u)oto</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 12:01:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non sono sicuro che personaggi della levatura di un Cicchitto, di un La Russa o di un Gasparri siano in buoni rapporti con la logica, e tuttavia sento il dovere morale di dir loro una cosuccia così semplice da essere ovvia. Se la maggioranza parlamentare decisa nel segreto dell&#8217;urna dal popolo sovrano si spacca da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono sicuro che personaggi della levatura di un Cicchitto, di un La Russa o di un Gasparri siano in buoni rapporti con la logica, e tuttavia sento il dovere morale di dir loro una cosuccia così semplice da essere ovvia.</p>
<p>Se la maggioranza parlamentare decisa nel segreto dell&#8217;urna dal popolo sovrano si spacca da sola, si polverizza, si frantuma, si sbriciola, si tira, insomma, da sé medesima una formidabile mazzata in capo, non è molto sensato urlacchiare a destra e a manca che l&#8217;unica soluzione all&#8217;eventuale crisi di governo è tornare al voto perché altrimenti si tradisce la volontà degli elettori. La volontà degli elettori, o pidiellini belli, l&#8217;avete già tradita voi nel momento esatto in cui, per beghe tutte vostre, avete spaccato in due un partito che agli elettori si era presentato unito. Vedervi pestare i piedini e piagnucolare <em>Napolitano-comunista-blutto-cativo-gnègnègnè</em> è uno spettacolo molto imbarazzante. Un po&#8217; di contegno, suvvia.</p>
<p>Poi non dite che nessuno ve l&#8217;aveva detto.</p>
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		<title>La stessa cosa</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 15:04:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Paolo Nori sta rileggendo l&#8217;Orlando Furioso, un canto al giorno, ad alta voce. La coincidenza è che anch&#8217;io in questo periodo sto leggendo l&#8217;Orlando Furioso. Ci sono alcune differenze, però: Paolo Nori lo sta rileggendo, mentre per me si tratta della prima lettura integrale; Paolo Nori legge un canto al giorno, mentre io avrò iniziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolonori.it/non-sto-mica-male/">Paolo Nori sta rileggendo l&#8217;Orlando Furioso</a>, un canto al giorno, ad alta voce. La coincidenza è che anch&#8217;io in questo periodo sto leggendo l&#8217;Orlando Furioso. Ci sono alcune differenze, però: Paolo Nori lo sta rileggendo, mentre per me si tratta della prima lettura integrale; Paolo Nori legge un canto al giorno, mentre io avrò iniziato un paio di mesi fa, più o meno, e sono arrivato al trentesimo canto, con una media di un canto ogni due giorni; a Paolo Nori leggere l&#8217;Ariosto ad alta voce fa venire da pensare in rima, mentre io lo leggo mentalmente e di conseguenza i miei pensieri restano prosastici e non rimati.</p>
<p>Considerando queste differenze, ho pensato che a uno sguardo frettoloso o distratto può ben sembrare che due persone stiano facendo la stessa cosa, ma basta poco per accorgersi che in realtà stanno facendo due cose completamente diverse. Trovare due persone che leggono o hanno letto lo stesso libro allo stesso modo, per esempio, sarebbe un&#8217;impresa degna di figurare nell&#8217;Orlando Furioso medesimo, e questo spiega anche, almeno credo, perché quando si discute di libri prima o poi si finisce per litigare.</p>
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		<title>La risposta (ricostruita) di Gianfranco Fini</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 15:31:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tre giorni fa, in apposita missiva, chiedevo all&#8217;on. Gianfranco Fini: &#8220;lei, onorevole Fini, approva le dichiarazioni di Enzo Raisi? Anche lei, onorevole Fini, ritiene che la commemorazione della strage di Bologna del 2 agosto 1980 sia &#8212; cito &#8212; «solo un’opportunità per una minoranza di poco conto per potersi esprimere con fischi e trombette»&#8221;? Nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre giorni fa, in apposita missiva, chiedevo all&#8217;on. Gianfranco Fini: &#8220;lei, onorevole Fini, approva le dichiarazioni di Enzo Raisi? Anche lei, onorevole Fini, ritiene che la commemorazione della strage di Bologna del 2 agosto 1980 sia &#8212; cito &#8212; «solo un’opportunità per una minoranza di poco conto per potersi esprimere con fischi e trombette»&#8221;? Nella lettera specificavo anche che la domanda era rivolta a Fini nella sua qualità di leader del nuovo gruppo parlamentare Futuro e Libertà, di cui Enzo Raisi fa parte.</p>
<p>Oggi è arrivata la cortese responsiva, da parte della segreteria presidenziale, in cui mi si informa &#8212; suppongo a mo&#8217; di risposta alla mia domanda &#8212; che in occasione della commemorazione il presidente ha inviato un messaggio alle autorità cittadine e all&#8217;associazione dei familiari delle vittime in cui ha espresso, a nome di tutta la Camera dei deputati, vicinanza ideale e solidarietà ai familiari delle vittime e a tutti i partecipanti alla commemorazione. Seguono i saluti di rito.</p>
<p>(nota a margine: non riporto il testo esatto della risposta, per via di un divieto perentorio riportato in calce all&#8217;email che ho ricevuto: &#8220;Qualsiasi utilizzo, diffusione o riproduzione senza autorizzazione è proibita&#8221;). </p>
<p>Non avendo ricevuto risposte dirette alle mie domande, sono costretto a ricostruirle per interpretazione.</p>
<p>Mi sembra innanzitutto ragionevole arguire che con quel rimando a un suo messaggio ufficiale di vicinanza e solidarietà ai commemoranti, l&#8217;on. Fini abbia inteso dire che secondo lui la commemorazione della strage di Bologna è una manifestazione importante e degna di rispetto, degna financo di un messaggio ufficiale da parte della terza carica dello stato. Mi sembra anche lecito ipotizzare che l&#8217;on. Fini &#8212; noto per la sua onestà intellettuale e la sua coerenza &#8212; difficilmente avrebbe inviato un messaggio di solidarietà e vicinanza ideale se in cuor suo avesse pensato che la commemorazione della strage è solo un’opportunità per una minoranza di poco conto per potersi esprimere con fischi e trombette.</p>
<p>Dopo quanto arguito e ipotizzato, posso ricostruire con buona approssimazione la risposta che l&#8217;on. Gianfranco Fini mi avrebbe dato, qualora non avesse preferito, chissà perché, ciurlare nel manico: <strong>gentile signor Tassinari, non approvo le dichiarazioni di Enzo Raisi e non ritengo che la commemorazione della strage sia solo un’opportunità per una minoranza di poco conto per potersi esprimere con fischi e trombette</strong>.</p>
<p>Che fatica, però! A conclusione della simpatica vicenda, mi chiedo se apparirà mai sulla faccia della terra un politico capace di rispondere alle domande in modo diretto e pertinente.</p>
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		<title>Improvvisa illuminazione</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 05:01:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io mica lo sapevo che Marcello Pera è stato radicale. Sapere che Marcello Pera è stato radicale offre nuove possibilità cognitive, mostra angolini di senso che prima di ieri il debole lanternino del cercatore d&#8217;uomini che è in me non aveva illuminato. Non posso ancora vedere con chiarezza tutte le conseguenze della scoperta, ma sento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io mica lo sapevo che <a href="http://malvinodue.blogspot.com/2010/08/lasciare-i-radicali-conviene-in.html">Marcello Pera è stato radicale</a>. Sapere che Marcello Pera è stato radicale offre nuove possibilità cognitive, mostra angolini di senso che <a href="http://letturalenta.net/2007/05/ad-peram/">prima di ieri</a> il debole lanternino del cercatore d&#8217;uomini che è in me non aveva illuminato. Non posso ancora vedere con chiarezza tutte le conseguenze della scoperta, ma sento che la mia definizione di <em>genere umano</em> sta per cambiare.</p>
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		<title>Due domande</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 07:01:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho inviato una lettera al presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, utilizzando l&#8217;apposito servizio &#8220;Scrivi al Presidente&#8221; disponibile qui. La lettera è questa: Onorevole Presidente Gianfranco Fini, Oggi, trentesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, ho letto in un articolo online del quotidiano bolognese «il Resto del Carlino» che «Secondo Enzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ieri sera ho inviato una lettera al presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, utilizzando l&#8217;apposito servizio &#8220;Scrivi al Presidente&#8221; disponibile <a href="http://presidente.camera.it/760">qui</a>. La lettera è questa:</em></p>
<p>Onorevole Presidente Gianfranco Fini,<br />
Oggi, trentesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, ho letto in un articolo online del quotidiano bolognese «il Resto del Carlino» che «Secondo Enzo Raisi, deputato finiano, &#8220;la scelta del Governo di non inviare rappresentanti ufficiali è stata fatta con lo spirito di evitare polemiche&#8221;. &#8220;Visto quello che continua a succedere ogni anno, hanno capito che era solo un’opportunità per una minoranza di poco conto per potersi esprimere con fischi e trombette&#8221;». L&#8217;articolo è <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/07/31/364371-niente_ministri_sottosegretari.shtml">qui</a>: http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2010/07/31/364371-niente_ministri_sottosegretari.shtml.</p>
<p>Secondo recenti notizie di stampa, il deputato Enzo Raisi è fra i trentadue deputati che hanno aderito a &#8220;Futuro e Libertà&#8221;, il nuovo gruppo parlamentare da lei guidato. Proprio per il ruolo di leadership che lei svolge all&#8217;interno del gruppo parlamentare di cui fa parte il deputato Enzo Raisi, le rivolgo queste domande: lei, onorevole Fini, approva le dichiarazioni di Enzo Raisi? Anche lei, onorevole Fini, ritiene che la commemorazione della strage di Bologna del 2 agosto 1980 sia &#8212; cito &#8212; «solo un’opportunità per una minoranza di poco conto per potersi esprimere con fischi e trombette»?</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p>Luca Tassinari<br />
Cittadino italiano e bolognese</p>
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		<title>Trent&#8217;anni</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 08:25:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="CLEAR: left; display:block; margin-left:auto; margin-right:auto; margin-bottom:10pt" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/bologna2agosto1980.jpg" alt="Tratto da duevite.splinder.com/archive/2008-08?from=12"/></p>
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		<title>Il bramito del cervo rosso in amore e le scuole di scrittura</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 16:26:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, commentando un post su vibrisse, ho ricordato un episodio buffo che risale a una trentina di anni fa. Durante l&#8217;abituale sessione di fancazzismo pomeridiano (bei tempi), captai l&#8217;inizio di un documentario televisivo, uno di quei documentari che si fanno ancora oggi, più o meno con lo stesso format di allora, sulla vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="FLOAT: left; MARGIN: 0pt 10px 0px 0pt" alt="Cervo rosso, tratto da www.flickr.com/photos/jellybeanzgallery/3953194119/" src="http://letturalenta.net/wp-images/blog/cervorosso.jpg" />Qualche giorno fa, commentando <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2010/07/21/musica-per-il-vostro-silenzio/">un post su vibrisse</a>, ho ricordato un episodio buffo che risale a una trentina di anni fa. Durante l&#8217;abituale sessione di fancazzismo pomeridiano (bei tempi), captai l&#8217;inizio di un documentario televisivo, uno di quei documentari che si fanno ancora oggi, più o meno con lo stesso format di allora, sulla vita degli animali selvaggi in ambienti selvaggi, una sorta di fiction naturalista più vicina ai romanzi di Jack London che ai trattati di etologia, ma presentata al pubblico come serissima divulgazione scientifica.</p>
<p>Il documentario si apriva con un suono che l&#8217;orecchio collocava esattamente a metà strada fra la voce di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=x0I6mhZ5wMw&#038;feature=related">Barry White</a> e le sirene degli allarmi antiaerei, e che il cervello riconduceva con fatica a un&#8217;origine animalesca solo grazie al suggerimento visivo offerto dall&#8217;inquadratura in campo lungo di una foresta nordica innevata e brumosa. Dopo alcune ripetizioni del verso, la voce fuori campo del commentatore diceva: “Avrete certamente riconosciuto il bramito del cervo rosso in amore”. La telecamera del ricordo si sposta su un me stesso torto dalle risate.<br />
<span id="more-1872"></span><br />
Per riconoscere <em>certamente</em> il bramito del cervo rosso in amore servono alcune conoscenze non necessariamente in possesso dello spettatore medio di un documentario divulgativo: bisogna sapere che esiste una specie di cervo chiamata cervo rosso; che il cervo rosso va in amore; che il verso del maschio di cervo in amore si chiama bramito; che quel particolare bramito appartiene al cervo rosso e non ad altre specie di cervi. Chi non sa tutte queste cose non può riconoscere, tanto meno <em>certamente</em>, il bramito del cervo rosso in amore e se qualcuno, dopo avergli fatto ascoltare un verso alieno, gli dice “Avrai certamente riconosciuto il bramito del cervo rosso in amore”, si mette a ridere, anche (direi anzi soprattutto) se quello gliel&#8217;ha detto con voce compunta e tono serissimo.</p>
<p>Sono abbastanza sicuro che la comicità non fosse un effetto cercato di proposito dallo sceneggiatore, perché quel tipo di documentario esige che lo spettatore riceva un&#8217;impressione di serietà e di rigore scientifico, eventualmente aperta al buffo nell&#8217;oggetto delle riprese &#8212; un cucciolo di leone che si inciampa e cade; un uccello antartico che scivola sul ghiaccio in fase di atterraggio &#8212; ma mai nel commento, che, al contrario, imita di solito lo stile compassato del saggio. La risata scaturiva quindi da un difetto di progettazione del testo, un errore di valutazione sulle nozioni di versologia cervina in possesso degli spettatori.</p>
<p>Sempre qualche giorno fa, sotto <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2010/07/17/pubblicita-6/">un altro post di vibrisse</a>, si stava sviluppando un&#8217;accesa e interessante discussione sulle scuole di scrittura, un argomento non privo di relazioni con la questione del bramito. Le scuole di scrittura come le intende Giulio Mozzi, se ho capito bene, non hanno il compito di sfornare scrittori più o meno di successo, né di insegnare a scrivere romanzi o poesie, ma di trasmettere ai discenti alcune tecniche di costruzione e organizzazione del discorso, che in antico erano insegnate nelle scuole di retorica. Un aggiornamento di Quintiliano e discendenti, insomma, e non vedo buone ragioni per sostenere che ciò che faceva Quintiliano quasi duemila anni fa, o i sofisti molto prima di Quintiliano, non si possa fare oggi. Sono casomai un po&#8217; scettico sull&#8217;opportunità di accostare al sostantivo <em>scrittura</em> l&#8217;aggettivo <em>creativa</em>, ma sono dettagli.</p>
<p>Stabilito questo, resta il problema del bramito o, fuor di metafora, il problema dell&#8217;errore. La retorica classica dedicava ampio spazio agli errori, mostrando per ogni parte del discorso e del suo percorso organizzativo gli eccessi e le mancanze rispetto alle norme che definivano il buon discorso. Ci poteva essere un eccesso o una carenza di ornamento, un uso eccessivo o difettoso di figure retoriche, lo spettro della pedanteria veniva agitato come limite alla virtù della chiarezza, quello dell&#8217;oscurità come argine alla necessità della concisione, e così via. L&#8217;errore, in breve, era trattato come qualcosa da evitare, una sorta di mina sulla via che conduceva alla meta prestabilita di ogni buon discorso: l&#8217;efficacia, l&#8217;essere adatto a persuadere un determinato tipo di ascoltatori.</p>
<p>Il problema del bramito consiste sostanzialmente nel riconoscere un valore positivo all&#8217;errore e quindi, nell&#8217;ottica pedagogica di una scuola di scrittura, nel chiedersi se sia possibile insegnare a non evitarlo (ammesso che <em>non</em> fare qualcosa possa essere insegnato). Se l&#8217;autore di quel documentario avesse seguito un corso di retorica (o di sceneggiatura, o di scrittura), probabilmente gli avrebbero insegnato a scrivere i testi tenendo ben presenti le caratteristiche del pubblico designato e quindi, nel caso di un pubblico non specialistico, a non presumerlo dotato di conoscenze tecniche sull&#8217;argomento trattato. L&#8217;autore, che immagino discepolo zelante, dopo il corso avrebbe scritto qualcosa come &#8220;Il verso che avete appena sentito è il bramito del cervo rosso in amore&#8221;, e poi giù a spiegare cos&#8217;è il cervo rosso, cosa il bramito, cosa l&#8217;andare in amore, eccetera. Mai e poi mai avrebbe scritto “Avrete certamente riconosciuto il bramito del cervo rosso in amore”, e io non avrei mai vissuto un episodio basilare e indimenticabile della mia formazione personale.</p>
<p>Concludendo, se è mai possibile concludere quando si ragiona di scrittura, credo che sia più che lecito insegnare (e imparare) a costruire discorsi, compresi i discorsi narrativi, ma credo anche che lungo il faticoso cammino della discenza sia necessario restare disponibili a riconoscere e ad accogliere la fecondità dell&#8217;errore. Senza il felice errore del bramito, quel documentario sarebbe scivolato nell&#8217;oblio assieme ad altre decine di suoi simili tecnicamente perfetti. Non ricordo nulla di preciso sul ciclo riproduttivo delle sterne antartiche, né sui costumi sessuali dei bonobo, né sulle tecniche di caccia della tigre bengalese, ma ancora oggi, a distanza di trent&#8217;anni, posso sognare una foresta brumosa in cui risuona una voce animalesca a mezza via fra Barry White e le sirene degli allarmi antiaerei e riconoscerla <em>certamente</em> per quello che è: l&#8217;inconfondibile <a href="http://www.youtube.com/watch?v=189U1BCpvAU&#038;feature=related">bramito del cervo rosso in amore</a>.</p>
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