Son ragazzi
May 6th, 2008Pare che la seconda e la terza carica della repubblica siano d’accordo su un punto: i cinque neonazisti che a Verona hanno massacrato Nicola Tommasoli sono vittime della società. Tocca punirli, certo, ma anche rieducarli. Cito da qui:
Renato Schifani: «Sono giovani che non stanno bene, che non hanno equilibrio. Giovani che chiedono di essere rieducati. È come se ci fosse un pezzo della gioventù italiana che non riesce a trovare un suo percorso e la severità della pena va coniugata con la funzione rieducativa».
Gianfranco Fini: «Quel gruppo neonazista va preso, messo in galera e rieducato, non ci può essere nessun tipo di solidarietà». «La società si deve interrogare sul perché questi giovani danno vita a questi comportamenti». «Si tratta di episodi gratuiti, fenomeno diffuso non solo in Italia ma anche in altri Paesi. Sono giovani che presi uno per uno, nove volte su dieci sono dei vili».
Su Schifani niente da dire, per carità: prima di parlare avrà atteso ordini superiori, per poi eseguirli con la diligenza e la caparbietà che da anni lo contraddistinguono, ma Fini? No, dico, Gianfranco Fini! Quello che vuole sbattere in galera chi fuma due canne e cacciare lo straniero a pedate dal patrio suolo, proprio lui mi tira in ballo la rieducazione dei delinquenti?
Confesso che cotanto inatteso anelito correttivo è per me una piacevole sorpresa, e già mi fingo il Fini araldo di una novella stagione di pedagogia popolare: egli vorrà che nelle scuole d’ogni ordine e grado i giovani siano educati a rispettare l’altro e le sue opinioni, nonché a difendere le minoranze dai pregiudizi; favorirà i corsi di educazione civica e lo studio della costituzione italiana; predicherà indefesso l’indipendenza delle virtù morali e civili dagli orientamenti sessuali e dalle appartenenze etniche e religiose.
Però mi sa che esagero un po’ con l’immaginazione. Mi sembra più realistico supporre che l’ardito pedagogo abbia della rieducazione un concetto leggermente diverso. Lo suppongo sulla base dell’unica riprovazione morale che gli è passata per la mente a proposito dei giovani in questione: «Sono giovani che presi uno per uno, nove volte su dieci sono dei vili».
So che a pensar male si fa peccato, ma non è che a quell’uno su dieci picchiatori fascisti immune da viltà l’onorevole Fini risparmierebbe il percorso rieducativo e concederebbe volentieri le attenuanti generiche?



Zitto in camera mia, e dormire fino a quando lei non sortirà dal pisolino, giunone adagiata su lenzuola bianche, nero e lustro il testile impiallacciato, lustra e nera la sottoveste di nailon, scuri accostati per tenere fuori il caldo e le mosche. Evadere è necessario, questo è chiaro, ma con accortezza. Se si sveglia sono guai. Se la sveglio fa la faccia cattiva fino a sera e grida, e ogni parola che dico merita scherno, e castigo ogni cosa che faccio.
Proprio vero che la letteratura imita la vita, magari con qualche decennio o qualche secolo di anticipo. Quando Federico De Roberto fece tenere a un personaggio de I Vicerè il comizio elettorale di cui riporto un breve estratto, non poteva immaginare che a più di cent’anni di distanza sarebbe stato in gran parte riutilizzabile dai candidati alle prossime elezioni politiche. Lascio al lettore il piacere di decidere quali candidati odierni meglio incarnano l’inconsistenza e la farraginosità del programma presentato dal principe Consalvo. Il testo è tratto dalla
È arrivato l’ottavo vibrisselibro. L’autore è Carlo Cannella, il titolo è Tutto deve crollare, il contenuto non è meno apocalittico del titolo, l’immagine di copertina è di
Benedetto Benedetti è, come si usa dire spesso ma spesso a sproposito, una forza della natura. Qui lo dico con cognizione di causa. Io lo conosco da poco meno di dieci anni, ossia da quando, giovane redattore delle pagine culturali di un quotidiano della provincia di Rimini, ebbi la fortuna di leggere e recensire due suoi racconti, L’invornita e La buona sposa, (poi confluiti in questo bellissimo 


