Non fa ridere

May 25th, 2011

Gary Clement su National Post, 18 maggio 2011, tratto da nationalpost.tumblr.com

Questa vignetta firmata da Gary Clement è stata pubblicata dal quotidiano canadese National Post il 18 maggio scorso. Poi, come apprendo dal blog anellidifumo, è stata ripresa il 22 maggio dal New York Times, raggiungendo quindi un pubblico molto più ampio di quello canadese.

Condivido l’opinione di Andrea Meloni, ambasciatore italiano in Canada: non fa ridere.

Smartmanga

May 23rd, 2011

Il sito del centro studi Giorgio Manganelli da oggi è disponibile per telefoni cellulari, tablet e PC con schermo piccolo a questo indirizzo: http://manganelli.altervista.org/mobile. Con Android va che è un piacere, e veder scorrere le copertine dei mangagnifici libri sullo schermino dello smartphone è una bella esperienza.

Dentro il cartone

May 4th, 2011

Nicoletta Calvagna, Dentro il cartone. Tratto da www.nicolettacalvagna.it

Venerdì 6 maggio alle ore 21 presso la libreria Modo Infoshop di Bologna (Via Mascarella, 24/b), inaugurazione della mostra “Dentro il cartone” di Nicoletta Calvagna. Ugo Cornia legge pagine di Giorgio Manganelli. (via Gianfranco Mammi).

Volevo dirti, infine

May 3rd, 2011

Grazie per la pronta risposta alla nostalgia dell’Armando e mia. Ci contavo, ma devo dire che l’oremus fratres ha superato le mie aspettative: ho riso di gusto, di quel riso ridanciano che ha come sfondo un cordiale vaffanculo all’universo mondo (le rime interne sono un goffo tentativo di imitazione). Volevo dirti, infine, che, per quanto tu taccia (e sanno i numi quanto vorrei avere il coraggio di tacere anch’io), resta il mio desiderio di saperti sana e salva e, nei limiti dell’umano, felice.

Meno festa

May 1st, 2011

meno festa, più lavoro. Tratto da senzaqualita.splinder.com

Oggi provo una sensazione di mancanza, percepisco un’assenza, proprio come il mio amico Armando Adolgiso. Il primo maggio è meno festa senza la tradizionale interpretazione di Pellizza da Volpedo ad opera di senzaqualità.

Quella sopra si intitola meno festa, più lavoro, quella sotto quarto potere & quinto stato. Entrambe sono, ahimè, attualissime.

quarto potere & quinto stato, tratto da senzaqualita.splinder.com

Aggiornamento: ne ha fatta un’altra! Si intitola oremus, fratres :-)

Schegge di Liberazione

April 24th, 2011

Makkox, copertina di Schegge di Liberazione 2011, tratto da scheggediliberazione.files.wordpress.com/2011/04/schegge-di-liberazione.jpg

Dice Barabba:

Schegge di Liberazione, l’ebook, si scarica gratuitamente da questa pagina (in pdf, epub e mobi). Il libro di carta, invece, esce domani, e lo leggiamo dal vivo all’ex Campo di concentramento di Fossoli.

La copertina di Schegge di Liberazione è di Marco Dambrosio, in arte Makkox.

Buon 25 aprile a tutti.

Parlare di tagliatelle

April 20th, 2011

L’altro giorno mi ero appena seduto di fronte a un bel piatto di tagliatelle e ho pensato: parlare di libri è un po’ come parlare di tagliatelle. Non è meglio mangiarle? Cosa succede se uno, davanti a un bel piatto di tagliatelle, si mette a parlare di tagliatelle anziché mangiarle? Succede che a lui resta la fame, mentre le tagliatelle diventano un gomitolo seccaticcio e finiscono nella spazzatura. Ho concluso questo pensiero proprio sull’ultima forchettata di tagliatelle. Erano davvero buone.

Naftalina

April 19th, 2011

mercoledì 06 aprile 2011: quando incontra i capigruppo del Pdl a Palazzo Grazioli prima del voto della Camera sul conflitto di attribuzione, il Cavaliere non lesina affondi: contro di me, sentenzia, è in atto un vero e proprio «brigatismo giudiziario». (tratto da un articolo di Adalberto Signore su il Giornale)

Poi, come da cronaca, Roberto Lassini — un candidato del PdL alle prossime elezioni comunali — si prende la responsabilità per l’affissione a Milano dei manifesti con la scritta via le BR dalle procure.

Oggi personalità di spicco del PdL come Renato Schifani, Roberto Formigoni e Letizia Moratti condannano senza se e senza ma il gesto di Lassini, unanimi nell’intimargli di ritirare la sua candidatura. Un vero e proprio ostracismo senza possibilità di replica.

Di fronte a cotanta potenza dissociatoria, il coordinatore del Pdl in Lombardia, Mario Mantovani, ha scritto a Lassini: “Vogliamo riformare la giustizia ma quella da lei intrapresa non è la strada giusta e la provocazione da lei promossa, facendo riferimento alle Br, risulta essere inaccettabile e pertanto da respingere fermamente”.

La reazione dei vertici PdL è ovviamente una buona notizia, ma non si può fare a meno di notare l’incompletezza dell’azione, sia perché coerenza vorrebbe che anche il riferimento di Berlusconi alla brigate rosse fosse censurato, sia perché in tutto questo fiorire di dissociazioni manca la più pesante, cioè appunto quella del leader.

Lo schema consolidato del PdL quando uno dei loro la fa un po’ troppo fuori dal vaso — penso ad esempio al caso Scajola — è noto: negli immediati dintorni del fatto il birichino viene messo in naftalina, per essere recuperato come se niente fosse quando le acque si calmano. Spero di sbagliarmi, ma non mi sorprenderei di ritrovare il Lassini in cronaca fra qualche mese, candidato PdL alle prime elezioni disponibili o magari già titolare di qualche pubblica prebenda.

Finalmente una buona notizia

April 16th, 2011

Torino, 16-04-2011 — “La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione”.

La sentenza ha stabilito un principio importantissimo: l’imprenditore che omette scientemente di adottare misure di sicurezza adeguate ai rischi progetta di fatto l’uccisione dei lavoratori e, se il delitto si compie, sarà chiamato a rispondere di omicidio volontario. C’è solo da sperare che l’idiozia degli attuali legislatori non impedisca a questo principio basilare di essere confermato per tempo in Cassazione.

Restituiscimi il cappotto

April 8th, 2011

Adrián Bravi, Restituiscimi il cappotto, Sugaman 2011La casa editrice Sugaman, fondata da Paolo Nori e Alessandro Bonino, pubblica libri elettronici in formato epub protetti con social DRM, cioè liberi da follie protezionistiche proprietarie. Sono libri che si possono leggere su diversi supporti (lettori di ebook, PC, tablet e gingilli a venire), si possono prestare agli amici, si possono trattare, insomma, come i buoni vecchi libri di una volta, quelli di carta e inchiostro, se si rinuncia a tenere il segno facendo le orecchie alle pagine e a usare i tomi più spessi e rilegati come fermacarte.

Il primo libro pubblicato da Sugaman è La matematica è scolpita nel granito, di Paolo Nori, che è un diario della partecipazione dell’autore al Cabudanne de sos poetas di Oristano dal 2006 a oggi.

Il secondo libro pubblicato da Sugaman è Restituiscimi il cappotto, di Adrián Bravi, già uscito nel 2004 nella collana LDM (libri di merda) diretta da Paolo Nori e Marco Raffaini per l’editore Fernandel. L’ho letto allora e mi è piaciuto molto. In estrema sintesi, Adrián Bravi ha un’inclinazione naturale al surrealismo e all’ironia, due qualità piuttosto rare in questi tempi di scritture pesanti e variamente impegnate, tanto impegnate da non trovare il tempo necessario per divertire il lettore.

È un libro bello da leggere e che inoltre, a ulteriore lode dell’editore, costa poco, come dovrebbe essere per tutti i libri liberi dal peso della carta e dei costi di distribuzione.

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Il libro si compra qui.
L’immagine che apre il post è la copertina disegnata da Timofej Kostin.
Qui un ricordo di Paolo Nori sulla prima pubblicazione del libro.
Di seguito un piccolo assaggio della scrittura di Bravi.

Non ero mai riuscito a comprendere il rapporto fra le strade e i loro nomi. Da ragazzino percorrevo il paese nel tentativo di far coincidere i vicoli o le piazze con i nomi che gli avevano dato. Cercavo d’immaginare le ragioni che avevano indotto ad attribuire quel nome a quella particolare strada. Non potevo pensare che le parole fossero oggetti inanimati pronte a essere appiccicate a una cosa e tanto meno se quella cosa era una strada o una piazza. Per me, un incrocio stradale era anche un incrocio di nomi, e forse di vite lontane nel tempo l’una dall’altra, ma non riuscivo a capire il senso di quell’incontro, e ogni tentativo era inutile. Chissà se tu da ragazzo eri approdato a migliori risultati. Oggi è un altro giorno. Continuo a scrivere, a buttare giù delle parole, e ogni volta, quando rileggo quello che ho scritto il giorno prima, mi chiedo se avrei dovuto dirlo in un altro modo o non avrei dovuto dirlo affatto, visto che non ricevo nessuna risposta. Il tempo banalizza ogni cosa e le parole, alla fine, si condannano da sole alla nullità. È la loro natura. E mi chiedo: io, che da un mese sono barricato in casa, per chi diamine scrivo? Per me? Per te? Scrivo forse ciò che un giorno vorrei dimenticare? Il mondo dice tutto ma non risponde mai.

Interviste impossibili

April 8th, 2011

Il Gruppo Archeologico Bolognese in collaborazione con il Museo Civico Archeologico di Bologna presenta

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI

Giorgio Manganelli intervista Tutankhamon
di Giorgio Manganelli

Tutankhamon è interpretato da Marco Mengoli
Giorgio Manganelli è interpretato da Davide Giovannini

Introduce l’intervista Barbara Faenza

Martedì 12 Aprile 2011 ore 21
Museo Civico Archeologico
Sala del Risorgimento
Via de’ Musei 8 Bologna
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

L’uomo dei dipinti

April 5th, 2011

L’uomo dei dipinti camminava al centro della strada, sotto il braccio sinistro una cartella di cartone da cui spuntavano bordi di fogli colorati. Interrogava i passanti alzando la mano destra, l’indice sollevato: vuole vedere i dipinti? Quasi tutti lo scansavano, alcuni lo mandavano al diavolo, ma l’uomo con la giacca di pelle nera si fermò, ascoltò la domanda guardandolo negli occhi e, sorridendo, declinò l’invito. L’uomo dei dipinti lo guardò allontanarsi, immobile, l’indice ancora sollevato.

Umane lettere

March 30th, 2011

L’Italia non ha bisogno di molti laureati in discipline umanistiche. Ha bisogno di una buona cultura diffusa, ma questo è tutt’altro discorso: e l’aiuto che le facoltà umanistiche possono dare in questo senso consiste soprattutto nel formare insegnanti eccellenti e intellettuali dotati di senso critico, non nel laureare in Lettere l’intera nazione. Questo non è ‘portare la cultura al popolo’, è prenderlo in giro.

Leggi tutto l’articolo Test d’ingresso nelle facoltà umanistiche. Adesso sul blog di Claudio Giunta.

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Claudio Giunta scrive con uno stile molto chiaro, figlio, immagino, di una notevole chiarezza di idee. Già questo basta a ripagare il tempo speso a leggere i suoi post. Questa volta, però, mi ha fatto piacere leggerlo anche perché quel che scrive mi riguarda.

Mi sono laureato in Storia alla tenera età di trentasei anni — già padre di un bellissimo cucciolo di un anno e in attesa del secondo, bellissimo fin dalle prime ecografie — il 19 marzo 1998, non a caso festa del papà. Il mio corso di studi si era svolto qualche anno prima, fra il 1981 e il 1986, rallentato all’inizio dalla scelta infelice di iscrivermi a Ingegneria e alla fine dalla scelta felice di trovarmi un lavoro che non avesse punto a che vedere né con l’ingegneria né con la storia.

Racconto questa botta di fatti miei perché mi sembra un’illustrazione abbastanza adatta per l’articolo di Claudio Giunta. Io fui tra quelli che si iscrivono a una facoltà umanistica per passione, cioè fui tra quelli che Claudio Giunta stigmatizza con educata ferocia nel suo post e sui quali lancia una fosca profezia:

Molti finiranno disoccupati a vita; molti cominceranno a fare a trentacinque anni un lavoro che avrebbero dovuto cominciare a fare a venticinque: dieci anni sprecati.

A me è andata meglio, un po’ per talento e un po’ perché — come disse Bora Milutinovic giusto pochi mesi dopo la mia laurea — “nella vita ci vuole culo e io ho molto culo”. Mi è andata decisamente meglio, ma non posso dire di non aver corso il rischio.

Col senno di poi, e per interposto senno di Claudio Giunta, oggi sconsiglierei a chiunque di intraprendere un corso di studi umanistico solo per passione, in primo luogo perché non tutti hanno il culo che ho io, in secondo luogo perché posso testimoniare che la passione per le umane lettere si può coltivare anche facendo qualcosa di diverso. Solo la passione, neh, non la competenza: per quella tocca proprio iscriversi a una facoltà umanistica e invocare da un nume a scelta la grazia di trovarci buoni professori, perché fino a quando l’idea del numero chiuso perorata da Giunta non diventerà realtà, il rischio di trovarci professori per passione è molto elevato.

Mi rammarico di saper andare in bicicletta

March 30th, 2011

Ad Antonio Gurrado non piace leggere, mentre a me piace leggere i post di Antonio Gurrado. Non è che mi piacciano tutte le cose che Antonio Gurrado scrive nei suoi post, però mi piace come le scrive, tanto che alla fine mi rammarico di non poter essere del tutto d’accordo con cose scritte così bene. Quanto al post citato, per esempio, mi rammarico di saper andare in bicicletta e di avere la patente.

Una lingua sconosciuta

March 29th, 2011

Si chiamava Jochim, capelli scuri e lisci, occhi chiari e seri. Lui non capiva una parola di italiano, io non capivo una parola di tedesco, ma sulla spiaggia di Miramare giocavamo sempre insieme. Io avevo dieci anni, lui undici, e la sera, dopo la cena a orario comandato, giocavamo ancora nel cortile dell’albergo, costruendo un’allegra amicizia muta. Il giorno in cui partì ci guardammo a lungo, senza parlare e senza piangere, con il cuore che nel petto parlava una lingua sconosciuta, durissima.