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	<title>letturalenta &#187; giornata della memoria</title>
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	<description>Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa</description>
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		<title>Presunta brava gente</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 07:01:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ricordare, fare memoria: parole astratte, metafisiche, incapaci di incidere la dura scorza delle cose. E però tocca provarci, almeno. Mi ricordo, dunque, ricordo a me medesimo per primo, che oggi, sessantacinque anni fa, si rivelò agli occhi del mondo lo scempio di Auschwitz. Quello che dimentichiamo volentieri, perché è un ricordo che turba le nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordare, fare memoria: parole astratte, metafisiche, incapaci di incidere la dura scorza delle cose. E però tocca provarci, almeno.</p>
<p>Mi ricordo, dunque, ricordo a me medesimo per primo, che oggi, sessantacinque anni fa, si rivelò agli occhi del mondo lo scempio di Auschwitz. Quello che dimentichiamo volentieri, perché è un ricordo che turba le nostre tranquille coscienze di presunta brava gente, è che Auschwitz non fu un lampo di follia nell&#8217;ordinato e razionale progresso delle umane sorti, ma il frutto orrendamente logico di secoli di odio, segregazione, pogrom e spoliazione civile di uomini e donne che alla fine, solo alla fine di questo martirio secolare, furono condannati a morte non per aver commesso crimini, ma per ciò che erano: ebrei, nomadi, omosessuali, disabili, testimoni di Geova.</p>
<p>Oggi, sessantacinque anni dopo, consiglio a noi presunta brava gente di fermarsi un momento solo a riflettere su quello che sta succedendo qui, ora, nel paese abitato dal mitico popolo italiano, un popolo che come nessun altro sa dimenticare i propri torti. Prendiamoci qualche minuto per leggere <a href="http://sucardrom.blogspot.com/2010/01/roma-piano-nomadi-bidonville-etniche-e.html">questo articolo</a>, dove si mostra come vengono trattate le minoranze rom e sinti a Roma: spostati da una baraccopoli a un&#8217;altra, sradicati continuamente, ghettizzati, criminalizzati, privati dei diritti civili più elementari, schedati e spogliati di tutto. Esattamente &#8212; ripeto: esattamente &#8212; quello che successe agli ebrei tedeschi a partire dal 1933, molto prima di Auschwitz. E dopo aver letto quell&#8217;articolo, magari leggiamo anche <a href="http://sucardrom.blogspot.com/2010/01/di-nuovo-il-giorno-della-memoria-tra.html">quest&#8217;altro</a>.</p>
<p>Ciò che non possiamo permetterci di dimenticare, oggi, non è solo che Auschwitz si è rivelato agli occhi del mondo sessantacinque anni fa, ma che non stiamo facendo abbastanza per impedire che appaia di nuovo.</p>
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		<title>Camilla Baresani, renditi conto che gli ebrei italiani sono italiani come te e che hanno tutto il diritto di mangiare un po&#8217; come cozza gli pare</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2006 23:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>letturalenta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è appena conclusa la giornata della memoria, dedicata, come dice la parola stessa, a fare memoria per un giorno della più sciagurata tragedia di tutti i tempi: il massacro di sei milioni di ebrei per mano dei nazisti e di chi con i nazisti collaborò con parole, opere e omissioni. Quei sei milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è appena conclusa la giornata della memoria, dedicata, come dice la parola stessa, a fare memoria per un giorno della più sciagurata tragedia di tutti i tempi: il massacro di sei milioni di ebrei per mano dei nazisti e di chi con i nazisti collaborò con parole, opere e omissioni. Quei sei milioni di ebrei furono sterminati per il solo fatto di essere ebrei, e questo costituisce ancora oggi l&#8217;aspetto unico e finora non replicato della Shoah.</p>
<p>Per rendere possibile un abominio come quello della Shoah è necessaria una preparazione scrupolosa e lunga, e quando dico lunga intendo svariate centinaia di anni impiegate a negare al soggetto sterminando qualunque barlume di dignità umana: lo si dipingerà come essere asociale, amorale, nemico della buona creanza e dei sani costumi, amante della crapula e dei vizi più esecrandi, dedito alla magia nera, al cannibalismo e a oscuri complotti per la conquista del potere, nonché seguace stolido e insano di miserande pratiche igieniche e alimentari.<span id="more-67"></span></p>
<p>Si dice che la giornata della memoria serva non solo a ricordare ciò che irreparabilmente è accaduto, ma anche a impedire che accada di nuovo. <em>Mai più</em> è lo slogan che più di frequente risuona in questa giornata di apotropaica autoassoluzione. Ebbene io credo, dal basso della mia non ebraicità, che per impedire l&#8217;ennesimo massacro di ebrei della storia dell&#8217;umanità sia utile interrompere con sana decisione il discorso millenario che dipinge gli ebrei come stranieri, nemici, esseri umani di seconda scelta.</p>
<p>Nell&#8217;ambito di questa missione che pongo volontariamente sulle mie spalle &#8211; senza alcun desiderio o pretesa di porla su spalle altrui &#8211; dichiaro senza mezzi termini che l&#8217;articolo di Camilla Baresani, pubblicato sul Magazine del Corriere della Sera di giovedì 26 gennaio 2006, è un surrogato allucinante di ignoranza, arroganza e pregiudizi sugli ebrei. Ignoranza, arroganza e pregiudizi che mi piacerebbe veder debellati entro il corrente anno solare, pur riconoscendo fin d&#8217;ora l&#8217;ineluttabile impronta utopistica di questo mio desiderio.</p>
<p>A mo&#8217; di documentazione e argomentazione di questo mio tranciante giudizio, riporto di seguito l&#8217;articolo di Camilla Baresani e l&#8217;argomentata risposta al medesimo di Marina Morpurgo, caporedattore del settimanale <a href="http://www.diario.it/" target="_blank">Diario</a>. Entrambi i documenti sono reperibili sul newsgroup <a href="http://groups.google.com/group/it.cultura.ebraica/browse_frm/thread/a1e8cb055f836115/" target="_blank">it.cultura.ebraica</a>.</p>
<p> </p>
<p><strong>L&#8217;articolo di Camilla Baresani su Magazine del Corriere<br />
<em>Non tollero più i fanatici dell&#8217;intolleranza gastronomica</em></strong></p>
<p>Tra cozze non kosher e amanti del &#8220;terroir&#8221; mettersi a tavola può diventare sempre più spesso qualcosa di  indigesto. Per colpa degli scontri di civiltà. Ma anche di chi straparla di &#8220;tipico&#8221;, &#8220;goloso&#8221; e &#8220;sentori da degustare&#8221;.</p>
<p>Il cibo può risultare indigesto non solo in sé e per sé, ma anche per motivi &#8220;esterni&#8221;. Ecco un esempio. Tempo fa vengo invitata a cena da una giovane amica italianissima e d&#8217;origine ebraica: un&#8217;altra ospite, la scrittrice Serena Vitale, si era offerta di portare qualcosa di cucinato che servisse di rinforzo: ma a causa di un fraintendimento, anziché una focaccia con la scarola aveva preparato una teglia di riso di riso patate e cozze, tipico piatto della tradizione pugliese.</p>
<p>Bene: nello sgomento degli invitati (nessuno dei quali d&#8217;origine ebrea), la teglia è rimasta chiusa nel sacchetto ed è tornata a casa con chi l&#8217;aveva cucinata. Abbiamo così appreso che fra i cibi religiosamente scorretti per gli ebrei non c&#8217;è solo il maiale (come per i musulmani), ma anche i ruminanti con unghie non biforcute (per esempio cavalli e conigli), i volatili non rapaci (poco male: mai sentito parlare di civetta arrosto), tutti i pesci privi di squame e lische (e qui la lista è impressionante: si va dalla pescatrice allo storione con relativo caviale, dall&#8217;anguilla alle sogliole e ai calamari, fino ad arrivare alle famigerate cozze).</p>
<p>Verrebbe da dire: se la padrona di casa non voleva mangiarle, libera di farlo, ma gli ospiti. C&#8217;era però un ulteriore ostacolo, quello cioè delle stoviglie: perché &#8211; per mantenersi kosher &#8211; piatti, posate e pentole non devono venire contaminati da vivande &#8220;anomale&#8221;. Se non si dispone di un servizio di piatti in vetro (che resiste alla sterilizzazione senza rompersi), per purificare le stoviglie bisogna portarle alla sinagoga per un bagno rituale.</p>
<p>Dunque il riso patate e cozze non poteva essere consumato se non a manate direttamente dalla teglia, anche se comunque la sua stessa permanenza nella casa risultava sconveniente e fonte di turbamento. Fossimo stati ospiti di un italo-musulmano osservante ci sarebbero state meno regole, ma altrettanto inflessibili: oltre alla carne di maiale nessun ospite avrebbe potuto bere bevande alcoliche, nemmeno portandosele da casa.</p>
<p>Va detto che, nel clima di generale incarognimento port-11 settembre, ormai anche persone dall&#8217;apparenza laica si arroccano nella difesa di tradizioni che a noi allibiti spettatori sembrano tuffi nel medioevo, mentre a loro paiono doverose difese difese della propria identità. Ci si aspetta dunque che da un momento all&#8217;altro papa Ratzinger dica anche a noi cattolici cosa è lecito mangiare.</p>
<p>In attesa di istruzioni, tuttavia, anch&#8217;io comincio ad avere una serie di intolleranze alimentari, sia pure di genere solo lessicale.</p>
<p> </p>
<p><strong>La risposta di Marina Morpurgo<br />
<em>Camilla e le cozze mancate</em></strong></p>
<p>Carissimi,<br />
premesso che mi piacciono le cozze, e la tiella in particolare, e che non disdegno neanche una fettina di salame (la mia identità ebraica si fonda su altri, e meno terreni e appetitosi elementi), ma come si fa a pubblicare un articolo così pieno di dabbenaggine a ignoranza come quello di Camilla Baresani, comparso a pagina 56 dell&#8217;ultimo numero?</p>
<p>Intanto, quella deliziosa noticina sul fatto che l&#8217;amica ebrea, anzi di «origine ebraica» perché dir ebrea par brutto ­ quella che ha rifiutato di servire in tavola le cozze ­ è «italianissima». Come dire: è italiana, come fa essere così ebrea, e a non mangiare il salame e la cassouela, il lardo e gli scampi alla bùsara? Datele, perfavore, la ferale notizia che ci sono ebrei osservanti che non sono nati in uno sthetl, che hanno «un&#8217;apparenza laica» (non portano il cappello con il bordo di pelliccia o la parrucca) e che un passaporto italiano non comporta un adeguamento automatico alle abitudini alimentari della maggioranza.</p>
<p>Seconda notizia fornita dalla Baresani: se vai a casa di un musulmano osservante non ti lasciano mangiare maiale e nessuno può bere bevande alcoliche. Ammazza, che scoperta sensazionale, e che fonte di irritazione! A questo punto le manca di scoprire che se vai a casa di un vegetariano con un sanguinaccio sanguinante non te lo lasciano portare a tavola, e ti guardano male.</p>
<p>Sul generale «incarognimento post-11 settembre» posso concordare, ma legare ­ come fa l&#8217;autrice ­ l&#8217;osservanza della kasherut al crollo delle Torri gemelle fa ridere i polli: la cozza e bin Laden mi sembrano due problemi molto ma molto distinti.</p>
<p>Detto questo, io la vedo così. Serena Vitale che ha portato a casa dell&#8217;amica ebrea le cozze invece della pizza di scarola ha fatto una blanda e innocua gaffe. L&#8217;amica ebrea che non ha voluto mettere le cozze a tavola ha ritenuto più importanti le leggi religiose di quelle del bon ton.</p>
<p>Camilla Baresani ci è rimasta male (anzi «sgomenta») perché le cozze le ha mangiate il giorno dopo, e fredde non son più buone. Ma non poteva infilarle nel microonde, e risparmiarci l&#8217;editoriale in stile «Signora mia, vengono qui da noi e pretendono di comandare?».</p>
<p>Un saluto un po&#8217; perplesso</p>
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