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Chiamalo sonno

Tuesday, May 23rd, 2006

René Magritte, Le Dormeur téméraire, 1928, Tate Gallery, tratto da www.tate.org.ukNei commenti al post precedente si chiacchierava di origini, di scrittura come riscrittura, di silenzio; e queste deliziose chiacchiere mi han fatto pensare a un libro che ho letto tempo fa e che parla di tutte queste cose, fra l’altro. E dato che scrivere significa riscrivere, non vedo perché dovrei riscrivere quello che ho scritto allora su quel libro: tanto vale copiarlo tale e quale.

Chiamalo sonno è indubbiamente un capolavoro, uno di quei libri che, come diceva Manganelli, contengono tutti i libri. Per evidenziare tutti gli elementi “capolavoristici” di un libro che li contiene tutti occorrerebbe scrivere un ponderoso trattato di critica letteraria, cosa che in questo momento non ho il tempo di fare, per la gioia mia e dell’incauto lettore.

Pubblicato nel 1934, questo romanzo è stato dimenticato per trent’anni, prima di entrare nel novero dei grandi capolavori della narrativa novecentesca. Henry Roth, dopo averlo pubblicato, ha scritto poco o niente per sessant’anni, per poi ripartire dal punto in cui si era fermato. La chiusa del libro contiene la profezia di questi lunghi silenzi coronati da spettacolari epifanie:
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