Il più grande romanzo di tutti i tempi
Basta! Ho deciso: scriverò un romanzo, un grande romanzo, il più grande romanzo di tutti i tempi! Niente e nessuno mi potrà fermare. Quando mi metto in testa una cosa, io.
La fabula, innanzitutto. Dovrà essere una storia vera, verissima, più vera del vero. Una storia che, mentre uno la legge, ogni due righe si sorprende a dire: è proprio vero! Per raggiungere questo primo obbiettivo s’impone una riflessione attenta e scrupolosa, mirata a selezionare temi, situazioni e argomenti che abbiano tutto il sapore della verità. Una storia vera dev’essere accaduta, altrimenti non sarebbe vera, ma solo verosimile, quindi dovrebbe essere abbastanza facile da trovare, per esempio frugando nelle pagine di cronaca dei quotidiani.
No, non va bene, perché le cronache giornalistiche non sono i nudi fatti, ma i loro resoconti scritti, e tu m’insegni che un resoconto scritto è un testo e che un testo è fatto di parole che, come tutti sanno, non sono fatti ma per l’appunto parole. No no, i giornali sono mezzi di comunicazione, quindi mediano. A me serve l’evento immediato, caldo di vita, non fresco di stampa. Ecco, la vita… la fonte diretta delle cose, la sorgente naturale e incorruttibile della verità. Lì devo attingere, se voglio che davvero il mio romanzo sia un grande romanzo, il più grande romanzo di tutti i tempi.
Vediamo… che succede nella vita? Occorre trovare cose indubbiamente vere, situazioni in cui chiunque possa riconoscersi, cose come il sole sorge tutte le mattine. Questo è vero, no? è un fatto - come si dice - anche se, a ben pensare, un ipotetico lettore residente oltre il circolo polare artico potrebbe non essere d’accordo… No, non va bene. Gli uomini nascono. Ecco, questo mi sembra inconfutabile: se un uomo è su questa terra non vedo come potrebbe esserci arrivato, se non nascendo. Prima non c’era poi, zac!, nasce, e dopo c’è. Anche quello là, quello che abita oltre il circolo polare artico, sarà pur nato anche lui, no? Non vede sorgere il sole tutte le mattine, va bene, però nascere è nato.
Ecco dunque la fabula: c’è uno che nasce. Adesso però bisogna andare avanti, perché scrivere un romanzo dicendo solo che un tale viene al mondo non credo che si possa fare. O forse sì. Forse si può fare. Voglio dire, se si può scrivere un romanzo raccontando la giornata di un signore di Dublino, perché non si potrebbe scriverne uno che racconta soltanto di uno che nasce? Sì, mi sembra convincente: il mio grande romanzo, il più grande romanzo di tutti i tempi racconterà solo la nascita di un tale, forse non residente oltre il circolo polare artico e suppongo nemmeno a Dublino, ma questi son dettagli, in fondo.
Fatta la fabula, si passi all’intreccio. Allora, la differenza fondamentale tra fabula e intreccio è questa: la fabula è quel che accade, l’intreccio è come quel che accade accade. Mi sembra chiaro. Procediamo. Come accade che uno nasce? Come uno nasce veramente, intendo, perché ormai è deciso che questa è una storia vera. In primo luogo devo stabilire al di là di ogni ragionevole dubbio in che cosa consista la nascita: è il momento in cui il capino dell’aspirante vivente s’affaccia al di fuori del grembo materno, o è necessario che esca completamente? Prima del taglio del cordone ombelicale si può dire che uno è nato? Deve trarre almeno un respiro, il candidato alla nascita, o è sufficiente che sia separato dalla madre? Sembrano domande peregrine, me ne rendo conto, ma non lo sono: se il mio romanzo deve parlare di uno che nasce, è evidente che tutto quello che precede il momento esatto della nascita - così come tutto quello che segue - deve restarne fuori.
A meno di non complicare leggermente la fabula… da c’è uno che nasce passare a c’è uno che sta nascendo. Anche la seconda è una storia vera, mi pare, però di più ampio respiro, e quindi più suscettibile di sviluppi complessi, di variazioni sul tema. Insomma, voglio dire, se uno nasce nasce e morta lì, mentre se uno sta nascendo come minimo ci mette del tempo, e durante quel tempo possono accadere altre cose lì attorno a lui che nasce. Mi sembra una situazione più romanzesca, ecco. Senza contare che in questo modo non ho più il problema di stabilire il punto esatto della nascita. Posso prendermela comoda, partire da un punto qualsiasi prima che nasca e fermarmi anche un po’ dopo che è nato, basta che si capisca che sta nascendo, no?
Sì, mi sembra una buona idea. La fabula diventa c’è uno che sta nascendo. A questo punto, dicevo, c’è da fare l’intreccio, ovvero stabilire in che modo questo tale che sta nascendo sta nascendo. Però è già notte, santa pazienza, e sono stanco. Anche gli altri più grandi romanzieri di tutti i tempi, suppongo, a un certo punto si stancavano e piantavano lì, si facevano una bella dormita e ricominciavano il giorno dopo, o anche dopo una settimana o un mese, chissà.
May 19th, 2006 at 9:53
Ho l’impressione che questo grande romanzo, il più grande di tutti i tempi, uno come te - che non può che passare da letturalenta a scrittura lenta :-) - col cavolo che riesce a scriverlo nell’arco di una vita.
Stavo pensando che potresti scrivere la storia della tua vita - l’unica che può legarsi sicuramente a fatti veri -, ma mi ha complicato tutto con quel “c’è uno che sta nascendo”. Qui deve intervenire la levatrice e quindi il grande romanzo dovrà essere scritto a quattro mani, e l’immortalità va divisa in due. Ma la si può dividere?
Caro Luca, ora approfitto per inviare a te e ad altri questo invito. Su www.vibrissebollettino.net, il blog di letture e scritture curato da Giulio Mozzi, mi interesso della sezione intitolata Giro d’Italia con vibrisse, dove appaiono articoli in cui gli autori descrivono i luoghi dove vivono o dove sono nati, con la loro storia, le particolarità, le leggende e così via. Sono stato autorizzato a pubblicare due articoli per settimana, il martedì e il sabato, ed ho già materiale fino al 30 maggio compreso. Mi piacerebbe ricevere un tuo articolo. Naturalmente l’invito è esteso anche ai frequentatori del tuo blog. E’ da tener presente che, se sono già usciti articoli sui luoghi che vorresti trattare anche tu, il tuo articolo è lo stesso ben gradito, dando l’occasione di offrire un aggiuntivo e forse del tutto diverso punto di vista. Puoi inviare l’articolo direttamente a me (bartolomeo.dimonaco/chiocciola/tin.it), allegando, se vuoi (altrimenti le cerco io in internet), tre o quattro fotografie in jpg. Ti ringrazio. Un caro saluto.
Bart
May 19th, 2006 at 10:28
bartolomeo:
mi punge vaghezza: e uno scritto su napoli, la città che mi diede i natali?
lettura: scusa per la comunicazione di servizio.
il tuo programma è davvero affascinante! poi però arriva la sera e la stanchezza.. ehehe in bocca al lupo
mel
May 19th, 2006 at 11:21
Certo melpunk! Ricordati che sono nato in provincia di Caserta.
Leggi qui, se vuoi:
http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/05/giro_ditalia_co_13.html
Mi aspetto, allora, di ricevere qualcosa da te, con allegate - ricordati -alcune foto in jpg.
Grazie.
Bart
May 19th, 2006 at 12:29
Fate pure come se io non ci fossi :-) (in effetti ci sono poco).
Bart, accetto volentieri la tua proposta, naturalmente riservandomi tempi di consegna geologici.
May 19th, 2006 at 12:47
Ot
ok bart. ho aggiunto su vibrisse qualche nota su san prisco. ne parlavo poco fa al telefno con mia madre. saluti
mel
May 19th, 2006 at 13:34
Sig. Bartolomeo è interessato anche a Latina? “Palude definitiva.” Comunque grazie. Seguirò con piacere la sua iniziativa. Personalmente, credo che lei letturalenta abbia commesso uno sbaglio. Partirei dalla morte e poi rinascita (o nascita inconsapevole d’essere rinascita). Percorrerei tutte le reincarnazioni, fino al nirvana. Un gran successo, pensi a quanti potenziali lettori. (alcuni reincarnati potrebbero persino riconoscersi)
May 19th, 2006 at 14:39
Grazie, Luca. Aspetto, allora. E grazie dell’ospitalità:-)
Michele, certo che mi puoi inviare un articolo su Latina. Lo aspetto con allegata qualche foto in jpg.
Grazie.
Bart
May 19th, 2006 at 14:52
Dimenticavo, melpunk. Di là ti ho dato questa risposta:
“Mi pare che a Via Pola abitasse mio cugino Salemme Luigi, poi diventato professore di scuola.
Suo padre si chiamava Salemme Alessandro e la madre Merola Matrona (sorella di mia madre Merola Teresa).”
E ho ringraziato te, Michele.
Bart
May 22nd, 2006 at 10:09
giuro che non volevo copiarti, forse
May 22nd, 2006 at 11:10
Mauro, non hai copiato me: hai copiato Boccaccio, Calvino, Sanguineti, e anche un pochetto Cervantes e Sterne. Tutte le volte che si scrive qualcosa, a ben pensarci, si copia qualcuno.
May 22nd, 2006 at 12:25
ecco, questa cosa della copia di una copia di una copia eterna è interessante, anche perché si può fare il percorso a ritroso fino a ritrovare l’Originale
May 22nd, 2006 at 14:17
D’altronde, esimio Effe, sta pur scritto che in principio fu il Logos. E se dalla parola discendono le cose, nominare le cose a parole significa pur sempre tornare a quel principio. Ne dovrebbe derivare, credo, che l’Originale è presente giocoforza in qualunque atto verbale, orale o scritto che sia.
Dire è sempre ridire, scrivere è sempre riscrivere. Ciò depone fortemente a favore dell’ipotesi che l’unico modo per dire qualcosa di veramente nuovo è tacere, ovvero prepararsi diligentemente al giorno dell’inevitabile trapasso.
(disclaimer: le somme verità espresse nel presente commento scadranno allo scadere della pausa postprandiale del lunedì).
May 22nd, 2006 at 17:41
mica detto..c’è verve oltre la vita: pare che fior d’editori (estinti, s’intende) si stiano organizzando per lanciare (dall’aldilà all’aldiqua e, forse, viceversa) un’originale e innovativa collana di opere letterarie brutte, sfortunate e/o minori, tradotte in lingue morte
May 22nd, 2006 at 18:25
Orpo, che notiziona! Attendo con una certa qual impazienza l’edizione Manuzio dei romanzi di Romina Power, in sanscrito.