Archive for March, 2009

Tumulti

Thursday, March 26th, 2009

Leggo che un dirigente d’azienda è stato sequestrato nei suoi uffici in Francia; è stata assaltata la villa di un banchiere scozzese; negli Stati Uniti cresce la rabbia contro i bonus riconosciuti a manager fallimentari.

Episodi non privi di inquietanti affinità con il Tumulto dei Ciompi.

Chi te lo fa fare?

Monday, March 16th, 2009

Dice: non è che hai smesso di leggere? Di libri non parli quasi più.

Dico: macché, colpa degli effetti combinati di diverse circostanze sfavorevoli, come il lavoro che aumenta a vista d’occhio, o i figli che man mano che crescono prendono sempre più tempo, specialmente nei fine settimana.

Ma la causa principale sta quasi certamente in questo: ho deciso di leggere le Provinciali di Pascal, e per gustarle appieno ho deciso di immergermi nell’ambiente e nelle polemiche dell’epoca leggendo prima il Port-Royal di Charles Augustin de Sainte-Beuve, il quale libro è composto da due tomi di più di mille pagine ciascuno, note escluse, ed è a tratti talmente noioso da imporre un passo di lettura non superiore alle tre o quattro pagine al giorno.

Dice: ma chi te lo fa fare?

Dico: il gusto di poter procedere lentamente, molto lentamente, almeno quando leggo.

(e poi — dico a margine — se Sainte-Beuve ci ha messo vent’anni a scrivere il Port-Royal, cosa vuoi mai che sia mettercene uno o due a leggerlo?)

Blog & Nuvole — Ecco i vincitori

Tuesday, March 10th, 2009

blog&nuvole

Sul sito del concorso che fonde scrittura in rete e fumetto sono stati pubblicati i nomi dei vincitori. Non avrei voluto essere nei panni dei giurati, perché scegliere solo sei dei 35 lavori finalisti — tutti di ottimo livello — non dev’essere stato facile.

Anche se il concorso è finito, non perdete di vista il sito di Blog & Nuvole, che fino al 21 maggio — giorno della premiazione — pubblicherà materiale fuori concorso.

Quel che disse John Locke sul lodo Alfano

Sunday, March 1st, 2009

John Locke, Secondo trattato sul governo, 1689.

91. Infatti, poiché si suppone che [il prìncipe assoluto] abbia in sé solo tutti i poteri, sia quello legislativo sia quello esecutivo, non c’è giudice, non c’è possibilità di appello a nessuno che possa decidere in modo equo, imparziale, e con autorità, e dalla cui decisione ci si possa attendere sostegno e riparazione per qualsiasi offesa o danno che si possa aver subìto ad opera del principe o per suo ordine. Così quest’uomo, quale che sia il suo titolo, zar o sultano, o come volete, si trova nei confronti di coloro che sono sotto il suo dominio così come verso il resto dell’umanità nello stato di natura. Ovunque, infatti, si trovino due uomini che non possano appellarsi a una legge certa e a un giudice comune sulla terra per la determinazione delle controversie di diritto tra loro, in quel caso ci si trova ancora nello stato di natura e sottoposti a tutti gli inconvenienti dello stesso, con questa sola infelice differenza per il suddito, o piuttosto per lo schiavo, di un principe assoluto: che mentre nel comune stato di natura, egli ha la libertà di giudicare del suo diritto, e di difenderlo secondo quanto è in suo potere; ora, quando la sua proprietà è violata per volontà o per ordine del suo monarca, egli non solo non ha a chi appellarsi, come coloro che si trovano in società dovrebbero avere, ma, come se fosse stato degradato dallo stato proprio di creature ragionevoli, gli viene negata la libertà di giudicare e di difendere il suo diritto, ed è perciò esposto a tutte le miserie e gli inconvenienti che un uomo può temere da un altro, che, oltre a trovarsi in uno stato di natura privo di limiti, è per di più corrotto dall’adulazione e armato del potere.

[Tratto da: Jonh Locke, Due trattati sul governo, a cura di Brunella Casalini, Pisa 2006]