Archive for December, 2005

L’anno che verrà

Saturday, December 31st, 2005

Libri, tratto da www.birdbooksdirect.comDice che la letteratura è morta; che non ci sono più i Calvini i Pasolini e i Volponi d’una volta; che c’è il genocidio culturale, la restaurazione e la monocoltura del best seller. Dice che oramai è tutto giallo e nero e che la letteratura invece è un’altra cosa. Dice che non ci sono più le mezze stagioni, anche, e che una volta qui era tutta campagna. Dice che se i giornali continuano a pubblicare libri prima o poi smetteranno di farlo gli editori. Dice che non ci sono più i critici d’una volta e che gli italiani non leggono.

Mo me lo segno, dico.

Nel frattempo faccio un salto qui e vedo che nei primi mesi dell’anno che sta per cominciare usciranno: un romanzo di Nanni Balestrini su Giangiacomo Feltrinelli (però lo pubblica DeriveApprodi); un romanzo di Paolo Nori, Bompiani; le Opere italiane di Giordano Bruno in due volumi, Adelphi; addirittura un volume di poesie di Rodolfo Valentino, Newton Compton. Poi, va be’, c’è pure Moccia, c’è la Santacroce, ma pazienza. Poi ci sarà un nuovo Rushdie, Mondadori; un nuovo Potok, Corbaccio; nuove poesie di Patti Smith, Frassinelli; e perfino un Balzac a testa per Sellerio e Garzanti. E un nuovo saggio di Carlo Ginzburg, Feltrinelli, vogliamo perderlo? E la cinquecentesca Relazione sulla distruzione delle Indie del domenicano Bartolomé De Las Casas, Ahlambra, vogliamo lasciarlo in libreria?

Per dire.

Sembra proprio che anche nel 2006 ci sarà qualcosa da leggere, alla faccia degli uccellacci del malaugurio, e non saranno solo gialli e non saranno solo noir e non saranno solo best-seller e non saranno frutti di oscuri complotti genocidiali. Tocca chiudere l’anno in bellezza, va’: fanculo agli uccellacci del malaugurio e buone letture e buon anno a tutti gli altri.

A presto

Friday, December 23rd, 2005

Presepe, tratto da www.webalice.it/pleoanna/A Natale siamo tutti un po’ più cattivi, e io non intendo certo essere meno cattivo degli altri. Pertanto in questo periodo natalizio priverò i numerosi e attentissimi lettori delle maravigliose perle di saggezza dispensate abitualmente da questo stimabilissimo blog. Non so quando riprenderanno le trasmissioni, però riprenderanno: è una minaccia.

Buon Natale a tutti quanti!

Un dizionario impazzito

Thursday, December 22nd, 2005

Giorgio Manganelli, tratto da www.villagevoice.comDice daldivano nei commenti a un paio di post fa:

Il mio vocabolario ha un fascicolo in meno, passa da effeminatore a facoltà senza colpo ferire; quando cerco un vocabolo vado sempre lì, in quello iato. il mio vocabolario diversamente abile mi corrisponde in modo uguale e contrario, se io non leggo lo scibile lui non lo contempla, se lui non lo contempla io non lo leggo. però perdo le ore di fronte al connubio effeminatore e facoltà (perché il mio vocabolario è anche sagace e io lo so, anche se non lo leggo tutto).

A parte il fatto che l’ho letto e riletto rischiando di cascarci dentro, perché quell’immagine del dizionario col buco nero ha una gran forza di gravità, questo pensiero mi ha fatto venire in mente un’intervista a Manganelli (toh! chi si rivede) apparsa sul Corriere della Sera nel giugno del 1990, poco dopo la sua morte (ora in La penombra mentale, Editori Riuniti 2001). Dopo aver chiacchierato di letteratura, delle sue sedute presso lo psicanalista junghiano Ernst Bernhard, di superstizioni e di menzogne, di centro e di periferia, insomma di una fetta ampiamente maggioritaria dello scibile umano, l’intervistatrice Caterina Cardona tenta di riepilogare con un’ultima domanda:

(more…)

Il bar sotto il faggio

Tuesday, December 20th, 2005

Il bar sotto il faggioIl bar sotto il faggio (acquistabile qui) è un libro divertente, ma non solo. Un bar della profonda provincia marchigiana funziona come una fabbrica di storie: il titolare, che risponde al nomen omen di Capitano, impone i nomi ai personaggi che varcano la soglia del bar, privandoli al contempo del loro nome proprio, se mai ne hanno avuto uno. Una volta entrati saranno Tosca, Seghevara, Takkinen, Il Muto, Il Bello, e cominceranno volenti o nolenti a raccontare.

Al di sopra di tutti, invisibile ma fino a un certo punto, l’autore si affanna a tenere le fila di queste storie che hanno il dannato vizio di voler andare dove vogliono, con scarso o nullo rispetto per l’autorità del narratore onnisciente. Regge fin che può, l’autore, ma ogni tanto perde la pazienza e interrompe la narrazione per notificare al lettore la sua fatica e le sue tribolazioni di estensore del testo. Per dirgli, ad esempio, che scrivere una storia è un po’ come cucinare le lasagne, ma molto meno rischioso.

(more…)

Il lettore è uno che non legge quasi nulla

Monday, December 19th, 2005

«Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere; è colui che sa dire, come scrisse una volta mirabilmente Scheiwiller, ‘non l’ho letto e non mi piace’. Il vero, estremo lettore di professione potrebbe essere un tale che non legge quasi nulla, al limite un semianalfabeta che compita a fatica i nomi delle strade, e solo con luce favorevole.» (G.Manganelli, Lunario dell’orfano sannita, Einaudi 1973, pag. 107)

Pur non essendo un lettore di professione, non posso non riconoscermi in questo ritratto manganelliano. La capacità di dire non l’ho letto e non mi piace fa parte del bagaglio esistenziale di qualunque lettore, non solo di quello del lettore professionista. Anzi, credo che il lettore dilettante, quello che paga per leggere, possa esprimere il celebre giudizio di Scheiwiller molto più liberamente del lettore di professione, che proprio in virtù del professionismo non è sempre libero da vincoli di deontologia, di etichetta, di pressioni ambientali.

(more…)

Cultura o servizio postale?

Friday, December 16th, 2005

PostaI fatti.

Patrizia Valduga in un intervista rilasciata al Corriere della Sera fa una battutaccia da osteria su Cesare Garboli e Raffaele La Capria le manda una lettera a solerte difesa dell’illustre oltraggiato. Nulla da eccepire, se La Capria avesse risposto all’indirizzo di casa o all’email di Patrizia Valduga. Ma dato che l’ha fatto sul Corriere della Sera, mi sento in diritto e in dovere di chiosare, dunque chioso: E CHI SE NE FREGA!

Il documento

Pubblichiamo l’ intervento con cui Raffaele La Capria replica a Patrizia Valduga che in un’ intervista sul Corriere (8 dicembre) aveva definito Garboli «uno che si mette a presiedere un premio letterario e come linea critica adotta quella di premiare una dopo l’ altra le sue fidanzate».

Cara Patrizia, la tua intervista apparsa sul Corriere della Sera dell’ 8-12-‘ 05 aveva una bella fotografia, e te l’ ho detto. Ma non ti ho detto che quando poi ho letto l’ intervista quello che hai dichiarato a cominciare da Leopardi per finire con Garboli mi ha sorpreso sgradevolmente. Anche se conosco il tuo carattere impulsivo, cosa si fa quando un’ amica colpisce un caro amico, com’ è per me Cesare Garboli, che tra l’ altro non può difendersi perché non c’ è più? Tra amici bisogna essere chiari, e perciò io ti dico: avevi proprio bisogno di attaccare Cesare in quel modo, parlando di imitazioni e di fidanzate? Questa volta mi pare che ti sei fatta trasportare dal tuo temperamento e sei andata fuori le righe. Anche Cesare aveva temperamento, immaginati come ti avrebbe risposto! Io ho fatto parte della giuria del premio Viareggio e so come si comportava Cesare in queste occasioni. In queste occasioni e nella vita. Proprio perché «lo conoscevo bene» non mi va di vederlo trattato come lo hai trattato tu. Non mi va perché offende la verità.

La letteratura è una cosa che si mangia

Thursday, December 15th, 2005

Letteratura e ciboDice Melpunk nei commenti al post Il lettore è scemo: la letteratura è una cosa che si mangia.

Come tutti ricorderanno (seeee!) Melpunk rispondeva alla precisa domanda Che cos’è la letteratura? giudicata da Genette domanda scema. Orbene, circa ottant’anni fa Miguel De Unamuno (ancora lui, ebbene sì) diede più o meno la stessa risposta:

[C’è un] passo dell’Apocalisse, del libro della Rivelazione, in cui lo Spirito ordina all’apostolo di mangiarsi un libro [Ap 10, 9]. Quando un libro è cosa viva bisogna mangiarselo, e chi se lo mangia, se a sua volta è vivente, se è davvero vivo, rivive di quel cibo. (M. De Unamuno, Come si fa un romanzo, Ibis 1994, pag. 48)

Sentenza che – con buona pace di Genette – rivela da un lato la corrispondenza d’intelletto fra Melpunk e Unamuno, e dall’altro il carattere niente po’ po’ di meno che apocalittico della risposta del primo.

Sappi dunque, o lettore che distrattamente saltelli da un blog all’altro, che nei post che tu scorri a mach 4 possono celarsi rivelazioni di verità antique et mirabili. Convèrtiti dunque, e rallenta.

Solidarietà agli ebrei

Tuesday, December 13th, 2005

Menorah. Immagine tratta da www.vision.caltech.eduLà fuori c’è un pazzo che nega la Shoah e dice che gli ebrei sono un tumore. Là fuori c’è un pazzo criminale che, proprio come Hitler, propone sinistre soluzioni alla questione ebraica. Là fuori c’è un pazzo criminale nostalgico del nazismo che auspica la cancellazione dello stato di Israele e la deportazione in massa degli ebrei dal medio oriente. Quel pazzo criminale ha purtroppo ammiratori sparsi in tutto il mondo, Europa inclusa.

Io, umile lettore semplice, non ho alcun potere da opporre a quello del pazzo criminale, ma non voglio osservare in silenzio il pazzo criminale che proclama il suo odio per il popolo ebraico. Io voglio invece proclamare a gran voce il mio amore per il popolo ebraico e il mio desiderio che possa vivere in pace in tutto il mondo, in Israele, in Italia, in Europa, in America, in Africa, in Asia e in Oceania e in tutte le terre emerse dove abita o vorrebbe abitare un ebreo, oggi e per tutto il tempo che resta da oggi alla fine del mondo.

Segue un elenco di alcuni dei motivi per cui amo il popolo ebraico

Hannah Arendt
Giorgio Bassani
Saul Bellow
Walter Benjamin
Harold Bloom
Joseph Brodskij
Elias Canetti
Paul Celan
Leonard Cohen
E.L. Doctorow
Jonathan Safran Foer
Sigmund Freud
Allen Ginsberg
Carlo Ginzburg
Leone Ginzburg
Natalia Ginzburg
David Grossman
Heinrich Heine
Irving Howe
Franz Kafka
Imre Kertesz
Primo Levi
Bernard Malamud
Osip Mandel’stam
Arthur Miller
Elsa Morante
Amos Oz
Georges Perec
Chaim Potok
Mordecai Richler
Henry Roth
Joseph Roth
Philip Roth
J.D. Salinger
Bruno Schulz
Delmore Schwartz
Isaac Bashevis Singer
Nathanael West
Abraham B. Yehoshua
Stefan Zweig

E inoltre, segnalati nei commenti:

Woody Allen
Bob Dylan
Amos Elon
George Gershwin
Benny Goodman
Vladimir Horowitz
Gustav Mahler
Jacques Offenbach
Arnold Schönberg
Isaac Stern
Kurt Weill

Il lettore è scemo

Monday, December 12th, 2005

Dürer: frontespizio per La nave dei folli. Immagine tratta da www.users.cloud9.net/~bradmcc/Che cos’è la letteratura? Domanda scema, dice Genette:

Se temessi meno il ridicolo avrei potuto gratificare questo saggio di un titolo ch’è stato già grossolanamente usato: «Che cos’è la letteratura?» – Il testo illustre che ha posto tale domanda a sua titolazione in verità non vi ha risposto; il che tutto sommato è molto saggio: a domanda sciocca, nessuna risposta; ragione per cui la vera saggezza consisterebbe nel non porre neppure l’interrogativo. (Gérard Genette, Finzione e dizione, Pratiche editrice 1994, pag. 11).

E chi sono io per dar torto a Gérard Genette? Genette è un tale che una volta, nell’inverno del 1969, si trovò bloccato in casa da una tempesta di neve. Per ammazzare il tempo si mise a ragionare un po’ sul discorso narrativo e – com’è come non è, ragiona che ti ragiona – sfornò Figure III, uno dei testi fondamentali della narratologia contemporanea. Dar torto a Genette proprio non si può, quindi si accolga come postulato incontestabile che chiedersi cos’è la letteratura è esercizio vacuo, inutile e sintomatico di una non vaga inclinazione alla demenza.

(more…)

Replica di Roberto Casati

Saturday, December 10th, 2005

Mi accorgo solo adesso che due giorni fa Roberto Casati ha commentato il post Perché mai dovrei correre alla fermata dell’autobus, che i fedeli lettori ricorderanno dedicato alla disputa fra lo stesso Casati e Claudio Magris sulla velocità dei tempi moderni apparsa sul Domenicale del Sole 24 Ore lo scorso 20 novembre. Trattandosi di precisazione alle critiche che gli ho mosso, mi sembra doveroso dare alla replica la stessa visibilità del post. Ecco il commento di Roberto Casati:

«La velocità fisica era nella mia risposta a Magris una metafora di ogni tipo di velocità, compresa quella percepita. Si puo’ variare l’esempio con lo stesso risultato: accelerate (anche non fisicamente), e avrete l’impressione che gli altri siano più lenti.
Cio’ detto, la definizione di ‘filosofia’ che preferisco (data da John Campbell di Oxford) è la seguente: ‘philosophy is thinking in slow motion’. Questo per dire che non è necessario immaginare una linea netta tra lentisti e velocisti.
Molto cordialmente»

Libri che si vendono

Thursday, December 8th, 2005

Immagine tratta da www.viking.be/Photos/Paris/Bouquiniste-Paris.jpgIeri sera, mentre girovagavo per blog, mi è capitato di sentire questo signore dire queste cose qui sul tema Quando un libro si venderà?, lanciato il giorno prima da quest’altro signore. Rilanciato, in verità, dato che ne aveva già parlato qui.

Letto tutto? Bene. Ora, non più tardi di un mese e mezzo fa, capitava che il qui presente (niente link) umile lentore depositasse su questo medesimo blog – oggi onorato dalla tua graditissima ancorché veloce visita – un articolatissimo e ponderoso saggio pomposamente intitolato nientepopodimenoché Analizzare i giudizi dei lettori per identificare il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato.

(more…)

Alla ricerca del verso perduto

Tuesday, December 6th, 2005

Immagine tratta da http://www.nig-uk.com/legal/In data 12 luglio 2005 l’utente Linnio lanciava il seguente quizzettone su it.cultura.libri:

quizzettone: a quale poeta appartiene uno dei più bei versi della letteratura italiana, ovverosia ‘la turbata armonia degli incanti’? ricchi premi e cotillons.

Decisi di partecipare al gioco e mi lanciai in una rocambolesca ricerca della quale inizialmente riportai soltanto il risultato finale. In data 14 luglio, infatti, scrivevo:

Ciò messo due giorni, scartabellando gugol digesti e pandette.

Mi son fatto un mazzo tanto!

Alla fine l’ho trovato…
…solo che l’ho trovato diverso.

L’incauto Linnio, completamente ignaro delle conseguenze della sua avventatezza, il giorno seguente pose la fatidica domanda:

cioè?

domanda che mi consentì di procedere alla meticolosa ricostruzione della ricerca di cui sopra. Tutto quello che segue, o incredulo lettore, corrisponde a verità e fu messo per iscritto qual monito alle future generazioni, acciocché vedano come può ridursi un essere umano apparentemente normale quando s’accosta al sacro fuoco letterario come un Icaro intrepido e imprudente.

Ecco dunque cosa risposi in quel medesimo 15 luglio 2005:

(more…)

Il cane che abbaiava alle onde

Monday, December 5th, 2005

H.Hamilton, Il cane che abbaiava alle onde, Fazi 2004, traduzione di Isabella ZaniIn letteratura odio il sentimentalismo, l’espressione mielosa, il melodramma. Sono tutti modi scadenti per semplificare il complicatissimo groviglio del dolore umano. La verità è che di fronte al dolore le parole mancano completamente, non si sa cosa dire. Certo, ci sono frasi di circostanza collaudatissime: non ci pensare, vedrai che passerà, ci sono passato anch’io, ma sono solo modi per mascherare l’evidenza che in quel preciso momento non si sa proprio cosa dire.

Lo sa bene Hugo Hamilton, pare, dato che ha scritto un libro in cui la lingua del dolore è il silenzio. Oggi sono venuto a sapere quasi per caso che una persona cara non sta tanto bene. Avrei voluto dirle un sacco di cose, tipo non ci pensare, vedrai che passerà, ci sono passato anch’io, ma alla fine non le ho detto niente. E allora, in cambio di quello che non ho detto, le dedico questa lettura.

(more…)

Notizie da blog altrui

Sunday, December 4th, 2005

Immagine tratta da www.uweb.ucsb.edu/~seg1/test/middlebrow.htmlSegnalo con colpevole ritardo il concorso Letture in treno, lanciato qualche giorno fa da tre prodi bloggher. E visto che oltre che lento son pure pigro, copincollo l’annuncio dal blog di Melpunk:

La matematica non è un’opinione diceva Totò. Per cui, 1 + 1 + 1 fa tre, che siamo noi: Melpunk, Boris Battaglia ed Eiochemipensavo(che poi è la Giuria) che proponiamo Lettureintreno, concorso aperto alle foto che contengano un libro (ben riconoscibile) a bordo di un treno (o di un vagone della metropolitana). Le foto vanno inserite sul sito Flickr previa semplice iscrizione, entro il 31 dicembre 2005. Ai vincitori delle categorie "Librintreno" e "Librinmetro" saranno inviati due libri dal sottoscritto. Tutto chiaro?

Immagine tratta da serp.la.asu.edu/clipart_dir/clipartidx.htmlSegnalo inoltre la lenta (che bello!) ma inesorabile diffusione blogghica del fenomeno DADIsta. Nuovi strepitosi racconti a firma senzaqualita e EM! Nuovi imperdibili gadget a firma Matisse! Vivi anche tu le mirabolanti avventure DADIste! Resta sintonizzato sul blog del padre fondatore.

L’incanto di pagina 49

Friday, December 2nd, 2005

Immagine tratta da home.earthlink.net/~cashinbook/pages/page-49.jpgNon potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]

Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.

(more…)