È uscito questo libro, Opere complete di Learco Pignagnoli, pubblicato dall’editore Aliberti. La prima cosa che ho pensato guardando il libro in libreria è che sulla copertina c’è scritto Daniele Benati, e poi sotto Opere complete di Learco Pignagnoli, come se l’autore del libro fosse Daniele Benati, non Learco Pignagnoli. Questa ipotesi all’inizio mi ha un po’ spiazzato, perché a dire il vero io speravo proprio di leggere le opere di Learco Pignagnoli, non un libro di Daniele Benati, anche se naturalmente non ho niente di personale contro i libri di Daniele Benati.
Ho dato un’occhiata veloce al libro, per vedere un po’ com’era fatto, e ho visto che ha quattro sezioni. La principale si chiama Opere, ed è la più corposa, poi c’è un’appendice suddivisa in tre parti:
– Giacomo, romanzo autobiografico di Learco Pignagnoli
– Poesie, di Learco Pignagnoli
– Opera teatrale, di Learco Pignagnoli
Però!, ho pensato, che autore poliedrico, questo Pignagnoli.
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Oggi su Vibrisse c’è
Grazie ai buoni uffici di
S’intenda il presente post come introduzione, prologo, prefazione, preludio, antefatto, capostipite di una serie di altri che da lui discendono. Come i lettori meno portati allo zapping blògghico e più attenti ai dettagli avranno notato, infatti, questo post inaugura una categoria nuova di zecca denominata DTFN, dove lui e i suoi simili saranno custoditi per sempre (limitatamente alla fault tolerance del server che ospita letturalenta, si capisce).
Dal mio rientro a oggi non ho scritto molto qui, e di questo naturalmente mi pento e mi dolgo, ma con misura e senza eccessi di contrizione. Il motivo principale di questa afasia settembrina è che ultimamente mi sto occupando di libri che non esistono e, come tutti sanno, le cose che non esistono sono molto più esigenti di quelle che esistono in termini di tempo, attenzione, cure. E poi bisogna parlare con molta prudenza delle cose che non esistono, per non correre il rischio di farle esistere anzitempo e bruciarle.
Ma tu pensa, a mesi e mesi di distanza l’Hypderodonte continua a dar segni di vita. Ho ricevuto il testo che segue da un gentile signor Kumar Iqbal Chandrimarathan, che pubblicamente ringrazio. A margine consiglio anche la ricerca
Fuori fa un po’ freddo, quindi spengo la sigaretta e rientro. Mentre chiudo la porta finestra, getto un’occhiata al salotto da sopra la spalla e penso che c’è un discreto disordine qui dentro: carte sparse sulla scrivania; i cuscini del divano dislocati in posizioni improbabili; libri accatastati un po’ ovunque; polvere. Riprendo in mano il libro che ho finito poco fa e lo apro a caso, forse sperando che l’incanto della locanda si ripeta. Guardo le parole allineate sulle righe; le riguardo; leggo qualche frase. Non succede niente. Mi concentro sulle parole che leggo, le rileggo, ma non perdo mai il contatto con il salotto e con il suo disordine così materiale, concreto, sensibile, tutt’altro che metafisico, un disordine che sento familiare e amichevole, figura di un altro disordine che mi riguarda.
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!