Ciao,
mi chiamo Autore Di Libri e sono il gestore del sito Nome Del Sito, www.indirizzodelsito.com
Ti scrivo perché ho notato che spesso nel tuo blog parli di libri. Siccome l’ho trovato interessante ho linkato il tuo blog (come puoi facilmente verificare) e mi chiedevo se potevi fare lo stesso…
Grazie e a presto
Caro Autore,
sono oltremodo felice d’averti indotto, mercè il mio periferico blogghetto, a onorarmi di cotanta missiva. Sono altresì commosso dalla magnanimità con cui tu – scrittore affermato e collaboratore di prestigiose riviste – hai voluto volgere il tuo sguardo su di me – umile lettore d’altri libri – fino al supremo dono di un link. Proprio la tua onesta grandezza d’animo mi obbliga a segnalarti prontamente l’avventatezza del tuo gesto, affinché tu non abbia a patire le tragiche conseguenze che gli sono connaturate a tal punto da essere affatto certe e inevitabili.
Forse perché eri immerso in quello stato di gioiosa euforia che gli slanci di generosità talvolta comportano, quando hai collegato il mio blog al tuo dev’esserti sfuggito che io sono lettore. Lettore! Ti rendi conto? Conosci forse nato di donna più losco e inaffidabile del lettore? Egli è schivo fino alla misantropia, subdolo, ingrato, doppio e – diciamolo apertamente – talvolta perfino sicofante. Abile dissimulatore, egli ama apparire onesto e probo, cittadino zelante, padre amoroso e sposo irreprensibile, nemico della menzogna e difensore dei più deboli.
Cave! In verità, il lettore è pronto a sterminare gli ultimi della terra per un libro, a testimoniare il falso per un capitolo, a vendere moglie e figli per un paragrafo, e la patria al nemico per una frase! Ti sembra il tipo d’uomo con cui mantenere relazioni stabili, collegamenti duraturi, o addirittura permalink? Ti esorto, caro Autore, rientra in te medesimo e tosto recidi il pernicioso legame che il tuo ineffabile altruismo ti ha condotto a stabilire con un individuo così meschino!
(O, in subordine, prendi nota del fatto che questo blog si chiama letturalenta, tutto minuscolo, non Letteraturalenta. Ecchecazzo!).
Giorgio Manganelli ha vissuto in prima persona, e in tempi non sospetti, la disgregazione dell’istituto familiare tradizionale: cacciato di casa dalla moglie in quanto «non solo inutile ma anche dannoso», nel libro in effigie egli stesso si definì «padre da marciapiede, recuperato solo dalla tenacia irragionevole di una figlia che ha un’intensa vocazione redentrice» (pag. 129). Cattivo marito e peggior padre, fu anche figlio irriverente e ingrato: «Nella mia infanzia io ho posseduto una famiglia normale – o piuttosto ne sono stato posseduto – vale a dire quel tipo di famiglia che, per vivere, ti fornisce di laurea e di una certa quantità di demenza» (pag. 51). Non so immaginare uomo più titolato a sondare il lato oscuro della famiglia italicamente intesa.
Credo di essere stato 
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I
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sacripante!