[dtfn] XIII – Novella seconda (Seconda parte) [1]

February 6th, 2007

(Il manoscritto ritrovato di letturalenta. Frontespizio e indice)

Saku Paasilahti: De te, fabula narratur (1999), tratto da http://rikart.lib.hel.fi/Storia di un signore emiliano che volò a cent’anni

IV
Quando siamo saliti in treno mi è sembrato di entrare in un altro mondo, perché il gran chiasso della stazione era rimasto fuori. Avevamo uno scompartimento riservato in prima classe, sei posti a sedere occupati solo da noi tre. I sedili erano foderati di velluto e morbidi quasi come quelli del coupé, e alle pareti c’erano dei pannelli imbottiti e rivestiti di una bella stoffa chiara. La carrozza aveva una balconata aperta che faceva da corridoio e serviva anche a raggiungere il bagno, che era sistemato più in alto degli scompartimenti e per andarci si saliva una scaletta di ferro. Quando il treno si mosse la Iole gridò Evviva!, e allora ho capito che anche lei era la prima volta che viaggiava in ferrovia. Il treno secondo me andava velocissimo, molto più del tiro a quattro, ma il nonno Primo continuava a sbuffare più della locomotiva, tormentato dal ritardo che aveva sconvolto il suo programma. A ogni stazione chiedeva all’inserviente di carrozza se stavamo recuperando, ma quello, poveretto, ne sapeva meno di noi e dopo qualche fermata si rincantucciò nel suo bugigattolo per sfuggire agli interrogatori. Allora il nonno, visto che non c’era modo di capire quando saremmo arrivati, si calmò un poco e prese a raccontarci di quando era un ragazzino poco più grande di me, al tempo in cui le ferrovie cominciavano appena a costruirle, e di come suo padre avesse fatto fortuna rifornendo i cantieri di olio vino farina frutta cuoio e legname, e a sentir parlare di tutto quel ben di dio che passava di mano in mano a staia ettolitri e quintali io immaginavo i granai colossali e gli enormi magazzini che dovevano servire per contenerlo, e stanze intere adibite a forzieri per montagne di monete d’oro, fiorini, marenghi, ducati, sterline e sesterzi, anche se poi ho imparato che a quei tempi i sesterzi non si usavano più. Il nonno cambiava faccia quando parlava di soldi, proprietà e commerci, e si vedeva che era orgoglioso di essere un gran signore e di poter fare e disfare come meglio credeva.
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Variazioni sul gatto [3]

February 5th, 2007

gatti segnavento, tratto da www.weathervanes.co.ukLegenda: E=erostratos; L=letturalenta. Tutte le variazioni sul gatto

14 gennaio (E a L)
i nessi fra i libri non si trovano, si istituiscono d’autorità. ;-) per quello mi piace molto il manganelli critico (mentre, come sai, non impazzisco per il narratore *in proprio*): perché è un brutale istitutore che manganellizza tutto ciò che gli capita a tiro. quando invece non ha soggetti da subornare, secondo me si incarta un po’, ecco.

cmq escludo di aver prodotto bibliografie sul tema “amore”. :P

oddio, tutte tutte non direi:
1) nuotare, ho smesso alla fine del liceo. ma insomma, quando posso…
2) disegnare, disegno (anche se molto meno di quanto dovrei).
3) scrivere, è un fronte sempre aperto.
4) cazzeggiare, sono pentacampeão come il brasile.
5) vincere al superenalotto, non ancora.

peraltro, nella mia personale economia psichica il punto 3 implica necessariamente il punto 4, il quale a sua volta necessita del punto 5.

grazie per l’indicazione su hesse: era un caso esemplare di feedback negativo, la prova provata che, per un autore, intrattenere stretti rapporti coi lettori è terribilmente insalubre (sempre utile da rammentare ai patiti dell’happy hour letterario).
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[dtfn] XII – Novella seconda (Intermezzo)

February 2nd, 2007

(Il manoscritto ritrovato di letturalenta. Frontespizio e indice)

Saku Paasilahti: De te, fabula narratur (1999), tratto da http://rikart.lib.hel.fi/Bella storia, nevvero? ed Emilio è davvero bravo a raccontarla. Lo pensano anche i suoi ascoltatori, che mentre lui si ristora si scambiano commenti, abbozzano un’interpretazione, ipotizzano una morale. Le pause di un racconto sono occasioni solitamente favorevoli e produttive, e anche noi due possiamo approfittarne per riprendere il filo della nostra conversazione, o per ristorarci a nostra volta, o per dedicare qualche minuto a un sagace commento o a una provvisoria interpretazione. Ti ricordi come finisce il mio quinto capitolo, no? No? Allora rileggi l’ultima frase, altrimenti potresti pensare che io stia dando i numeri, o che la mia impalcatura narrativa sia alquanto pericolante, e questo turberebbe il nostro meraviglioso ménage. Lo so, lo so, ti sembrerà sciocca questa mia ossessione, ma sono fatto così, che ci posso fare? Ho sempre il terrore di annoiarti, o di sembrarti illogico o presuntuoso, fanfarone o meschino, ondivago o disonesto. E so bene che rassicurarti del contrario non serve a nulla, però mi fa sentire meglio, mi dà la forza necessaria per continuare a scegliere mattoni e impastare malta. È un duro lavoro quello del racconto, come avrai capito, e ogni tanto è indispensabile fermarsi a bere un bicchierino. Ma ecco che Emilio ha finito il suo, e ricomincia.

Variazioni sul gatto [2]

February 1st, 2007

Wanda Wulz, io gatto (1932), Copyright Foto Alinari, tratto da http://nicolas.lo.free.frLegenda: E=erostratos; L=letturalenta.. Tutte le variazioni sul gatto

10 gennaio (E a L)
macché vaìni… non è che disegni spessissimo. ogni tanto mi arriva qualche richiesta per lavori di grafica, ma è tutta roba estemporanea o sottobanco. a volte non li firmo nemmeno.

Forse dovrei darmi al fumetto porno. guarda serpieri (grande disegnatore western): ci ha messo poco a capire che il culo di druuna è più lucrativo dei baffi del generale custer. oh, magari lo faccio sul serio. sotto pseudonimo chiaramente: mi firmerò ‘el garufo’.

10 gennaio (L a E)
Comprato e letto Comisso. Da un lato sono rimasto basito, perché i punti di contatto che hai rilevato tu ci sono tutti; dall’altro le differenze mi hanno tranquillizzato: va bene che scrivere è sempre un plagio, dico, ma vestire i panni di Pierre Menard non mi attira granché!

La differenza principale è che lui è Comisso e io no, ma a parte questo mi sembra che la visione del mondo quasi spinoziana del suo personaggio (tutto è necessario, non esiste libero arbitrio, la natura non ha fini, ecc.) sia molto diversa da quella del mio gatto, che sa benissimo che tutta la natura tende al ben preciso scopo di farlo fuori. :-)
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I diari di Luciano Anceschi (seconda parte)

January 31st, 2007

Luciano Anceschi. Tratto da www.unipa.itLuciano Anceschi, come già dissi qui, fondò la rivista «il verri» nel 1956, e nel 2006 la rivista ha ricordato il fondatore pubblicando nei numeri 31 e 32 un’ampia selezione dei suoi diari. Un lavoro certosino, dice la nota al testo nell’ultimo numero, dato che Anceschi teneva i diari su quaderni ad anelli molto propensi allo squadernamento, e in più li farciva con ritagli di giornali e altri foglietti difficili da tenere al loro posto. E inoltre, come confessa lui stesso a più riprese, Anceschi era piuttosto disordinato, ed è forse per questo motivo che i diari degli anni 1991 e 1992 non sono stati ritrovati. La seconda parte della pubblicazione copre pertanto il periodo dal 1993 al 1995.
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Variazioni sul gatto [1]

January 30th, 2007

gatto egizio, tratto da http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Cats_in_Ancient_EgyptLegenda: E=erostratos; L=letturalenta. Una nota a questo post è in fondo al post medesimo. Tutte le variazioni sul gatto

8 gennaio (E a L)
molto bello il racconto del gatto, luca. mi ha ricordato un racconto di giovanni comisso: anche lì si parlava di attesa del destino, ma NON dal punto di vista del gatto, come sarebbe stato giusto. se per caso non l’hai letto, dovresti leggerlo – oppure dovresti preoccuparti, perché fra un po’ comincerai a parlare in aramaico e in altre lingue sconosciute, ricorderai luoghi mai visti e persone morte da secoli, e infine ti si apriranno stigmate sanguinose dappertutto. :-) se invece lo hai letto, ne hai fatto una citazione di gran classe, che ho apprezzato assai.

9 gennaio (L a E)
Ciao carissimo, e grazie mille per l’apprezzamento. Non ho mai letto un rigo di Comisso (quindi niente gran classe, sob!), ma se mi dai un titolo mi fiondo in libreria. Seguo le tue imprese sul blog di Maria, fra conferme quasi noiose (la tua cultura letteraria ur-enciclopedica) e sorprese eccitanti: ma quanto cazzo bene disegni? :-)
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BombaSicilia. Macchiafogli alla riscossa

January 29th, 2007

bombasiciliaUn sito tutto nuovo, un nuovo numero e l’inclusione nel Best off 2007 per la rivista fondata da Tonino Pintacuda nel 1999.

Prendete un vulcanico fondatore under 25, siciliano di nascita e di fatto, perso per il buon leggere e il buon scrivere. Immaginate un brodo primordiale chiamato BombaCarta, cotto a puntino dal tecno-gesuita Antonio Spadaro, che va pazzo per Tondelli e Carver. Aggiungete una quindicina di irriducibili macchiafogli, parolai per mestiere o per passione, entusiasti autodidatti e precocissimi blogger. Il risultato è la rivista trimestrale on line BombaSicilia, fondata e coordinata da Tonino Pintacuda e, da dicembre 2006, diretta da Maura Gancitano e Maria Renda.

Dal 20 gennaio scorso è on line il nuovo sito di BombaSicilia, curato da Cristiano M. Gaston. Un raffinato e pratico contenitore per l’ottavo numero della rivista, tutto dedicato al tema “Front’ieri. Parole di confine e parole al confino”. Un viaggio ai margini, in ogni senso.

BombaSicilia ha già travalicato con successo i confini del web per approdare sulla carta, in occasione del terzo appuntamento del progetto “Best off”: un racconto di Maura Gancitano, che ha visto la luce per la prima volta nel numero speciale “Attraverso le terre, il mare” (Bombasicilia 6 bis), è stato inserito nell’antologia Voi siete qui. Sedici esordi narrativi, edita da Minimum fax e curata da Mario Desiati. E chissà che il futuro non riservi altre sorprese.

BombaSicilia è un cantiere creativo in movimento, aperto a narratori, lettori e macchiafogli che condividono il manifesto di BombaCarta e hanno un legame, di sangue o di affinità, con il Sud. Si partecipa soltanto su invito diretto, ma è previsto spazio per i contributi di altri parolai e ossigeno per nuovi talenti.

Meglio così

January 26th, 2007

Mi fa piacere che si sia passati dall’annunciato disegno di legge contro il negazionismo a uno più sobrio contro l’apologia dei crimini contro l’umanità.

Dire, per esempio, i nazisti avevano buone ragioni per sterminare gli ebrei (apologia) secondo me è cosa diversa e più grave del dire i nazisti non hanno sterminato gli ebrei (negazionismo). La prima frase è odiosa e mette in pericolo sia la memoria delle vittime della Shoah, sia la sicurezza degli ebrei di oggi. La seconda frase è falsa e mette in pericolo solo la reputazione di chi la pronuncia.

A proposito di repressione giudiziaria del negazionismo, molti anni fa disse cose interessanti l’ahimè defunto Pierre Vidal-Naquet, in Gli assassini della memoria (capitolo 7, traduzione di servizio mia).

Tutte le società hanno le loro sette e i loro pazzi. Punirli servirebbe solo a favorirne la proliferazione. Con questi individui le cose stanno come con gli agenti segreti e le spie. Una volta identificati, è meglio tenerli d’occhio e non perderli di vista. Se sono arrestati o espulsi, altri verranno per rimpiazzarli e sarà più difficile individuarli. La repressione giudiziaria è un’arma pericolosa e può rivolgersi contro quelli che la usano. (…) La Germania ha provato a legiferare specificamente contro i negazionisti del genocidio. A giudicare dalla quantità di pubblicazioni apertamente o discretamente revisioniste che circolano in quel paese, è arduo considerare riuscito il tentativo. Forse il disprezzo è un’arma più efficace.

(Altre poche e condivisibili parole sul tema qui)

[dtfn] XI – Novella seconda (Prima parte)

January 23rd, 2007

(Il manoscritto ritrovato di letturalenta. Frontespizio e indice)

Saku Paasilahti: De te, fabula narratur (1999), tratto da http://rikart.lib.hel.fi/Storia di un signore emiliano che volò a cent’anni

I
Emilio era un signore di novantanove anni che abitava a Guastalla. Tutte le sere si addormentava ringraziando Dio di averlo tenuto al mondo per un giorno ancora, e il mattino dopo gli chiedeva se per caso quello che cominciava era l’ultimo. Dio non mi risponde mai, diceva Emilio, e lo considerava un buon auspicio.

Era un vecchio fortunato, perché abitava in casa con la figlia più piccola, una graziosa signora di sessantaquattro anni e vedova da quasi venti, maestra elementare in pensione, tre volte madre e nove volte nonna. Diamante si chiamava, la figlia, e taccio i nomi del resto della discendenza per non annoiarti, giacché quando si teneva il grande raduno di famiglia, a Natale, Diamante metteva a tavola quaranta persone disposte su quattro generazioni, da Emilio ai suoi due bisnipoti, Massimo e Francesco, entrambi di cinque anni. Siamo più gente noi di tutta Guastalla, diceva sempre Emilio quando se li vedeva tutti attorno la sera della vigilia, e quasi piangeva dalla contentezza.

Da quando erano arrivati i due piccoli, se li faceva portare vicino alla poltrona dopo il cenone, per raccontare la storia di Franz e Otto e Max e gli aereoplani di Brescia, che era poi una storia che raccontava quasi tutti i giorni da quando aveva sei anni, quindi la ricordava molto bene, anche adesso che la memoria, diceva, non è più quella di una volta. L’unica variante l’aveva introdotta il Natale prima, quando gli sembrò che finalmente i bambini capissero bene le parole, e allora aveva cambiato l’inizio, rivolgendosi direttamente a loro.
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Due buone notizie

January 22nd, 2007

Gianluca Gigliozzi è l’autore di Neuropa, il poema epicomico in prosa di cui ho parlato qui qualche tempo fa. La buona notizia è che Gianluca Gigliozzi ha aperto un nuovo blog (ancora in rodaggio) che vuol essere un aggregatore di immagini e testi di qualità, con un’attenzione particolare per la poesia del Novecento, ma non solo. Si chiama Aperto per inventario. Da seguire.

Adrián Bravi, argentino di nascita e italiano d’adozione, è l’autore di Restituiscimi il cappotto – la seconda e ahimè ultima uscita della collana LDM (libri di merda) dell’editore Fernandel – un bel libro di cui, invece, ho parlato qui. La buona notizia è che è in uscita un nuovo libro di Adrián Bravi, La pelusa, edizioni Nottetempo, di cui riporto la quarta di copertina.

Il protagonista di questo breve romanzo ha la fobia della polvere. Per lui la decadenza si manifesta in quel leggero e insidioso pulviscolo che si deposita su ogni cosa a nostra insaputa. Così passa il suo tempo a combatterla con accanimento e sapienza, obbligando la moglie a fare altrettanto. Ma la polvere si può combattere, non si può vincere e il narratore, di mestiere bibliotecario, cerca sfogo alla propria sconfitta in un epistolario fatto di messaggi che il computer gli rimanda sempre indietro.

E questo fino al giorno in cui Adrián Bravi (proprio lui) si presenta in biblioteca e rivela la stessa mania. Esiste dunque un’anima sorella? Qualcuno che capisce quale terribile trappola si nasconda nella polvere, o meglio ancora nella pelusa, quella lanugine che si accumula sugli oggetti, quel vischio impalpabile che distrugge ogni speranza di purezza, di limpidezza, forse di felicità? Ora si tratta di andare alla ricerca di quell’Adrián Bravi, che sembra svanito nel nulla…

[dtfn] X – La felicità diegetica

January 18th, 2007

(Il manoscritto ritrovato di letturalenta. Frontespizio e indice)

Saku Paasilahti: De te, fabula narratur (1999), tratto da http://rikart.lib.hel.fi/Il decimo capitolo è una tappa molto importante per me. Sono così contento d’esserci arrivato che passo senz’altro all’undicesimo.

Nel manoscritto, a margine, subito sopra il titolo del capitolo X, si legge questa glossa (purtroppo anonima): [hai saltato il titolo extradiegetico del capitolo IXbis “oh, lettore, guarda che sto per mandare in bianco un capitolo”]

Nevio Gambula, Incipit vita nova

January 16th, 2007

Incipit vita nova, tratto da http://www.neviogambula.it[Ricevo e volentieri rilancio la notizia di una prossima performance teatrale dell’attore e scrittore Nevio Gambula]

Sotto il titolo Incipit vita nova Nevio Gambula propone una performance sfinente per durata e intensità, assemblando in un’unica pièce, e recitandoli uno di seguito all’altro, tre diversi spettacoli.

La performance, che si terrà il 20 gennaio 2007 al Teatro Filippini di Verona, prevede:

alle ore 20.30 LA LINGUA RECISA, il tragico monologo di Calibano scritto e interpretato da NG;

alle 21.30 HAMLET EX MACHINA, da Heiner Muller, con Maurizio Zanolli nella parte dell’Orazio-pittore e NG in quella dell’Interprete di Amleto, colonna sonora a cura dell’Orchestra Majakovskij;

alle 22.20 ERODIADE, un canto crudele con materia verbale e recitazione di NG e musiche di Angelo Petronella.

Così Nevio Gambula descrive la serata:

Questa serata è la sintesi della mia ricerca stilistica. Una serata in cui l’attore, tramite il gesto estremo dello sfinimento di se stesso, si pone al limite del teatro, tende al canto, al suono dissonante, al piacere dell’afasia, alla poesia.

Una serata giocata essenzialmente sulla recitazione, privata però di ogni effetto consolatorio, dunque lontano dai modi praticati abitualmente dagli attori contemporanei; e dove la recente decadenza sociale e culturale è resa con un linguaggio sconnesso, perverso, senza armonia. Una serata eccessiva, debordante, esagerata.

Una serata in cui l’attore, abbandonando definitivamente ogni idea di interpretazione, si mostra per come è veramente, al di là di ogni finzione, al di là di ogni rappresentazione, di ogni catarsi. L’attore allora sparisce e, insieme, rinasce, in un gioco fecondo di torsioni e strappi, come raccogliendo la sfida di Artaud: «rovesciare sulla scena la vita nella sua totalità recuperata»; incipit vita nova, appunto.

[Qui altri particolari sulla performance]

Sulla strage di Erba

January 15th, 2007

E dato che sono in vena di segnalare, segnalo che applaudo fin nella punteggiatura questo articolo di Massimo Adinolfi.

Il tema è un luogo, la narrazione un viaggio

January 15th, 2007

ALBUM Europa

 

[Ricevo e volentieri rilancio la notizia di questo progetto di scrittura collettiva]

ALBUM Europa
Il tema è un luogo, la narrazione un viaggio

Il Centro Studi Opìfice, in collaborazione con EggS, Lankelot.eu e Anonima Scrittori, presenta il progetto di scrittura collettiva ALBUM Europa: attraverso il vecchio continente un intreccio di strade e genti, andate e ritorni, viaggi e miraggi.

Da un’idea del Centro Studi Opìfice, in collaborazione con EggS, Lankelot.eu e Anonima Scrittori, nasce ALBUM EUROPA, un progetto di scrittura collettiva che attraversa il vecchio continente e che da viaggio diventa racconto.
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Meglio bardi che lai

January 9th, 2007

Buràn, tratto da http://www.buran.itI bardi – come tutti i fedeli del nume Shakespeare sanno – erano poeti raminghi che girovagavano per villaggi e cittadi grossomodo galliche o gaeliche o celtiche o giù di lì, intrattenendo quei popoli laboriosi con componimenti poetici in cambio di una ciotola di porridge e un corno di sidro. Essi narravano gesta eroiche e leggende di paesi foresti, portando notizie di terre remote a chi mai avrebbe potuto visitarle.

Lai – come tutti i compulsatori di testi antiqui sanno – è termine arcaico per indicare i gemiti e i lamenti associati a manifestazioni di melanconia, insoddisfazione, risentimento, dolore.

Orbene, anziché gemere e lamentare che qui una volta era tutta letteratura, che non ci sono più i Calvino di una volta e che le storie quando c’era lui arrivavano in orario, gli arditi collaboratori della rivista Buràn hanno deciso di farsi bardi per raccontare al nostro minuscolo villaggio cisalpino storie di terre lontanissime.
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