Invito pertanto costoro a rimaneggiare queste stesse facezie in uno stile elegante e levigato, di modo che la lingua latina, nella nostra età, si arricchisca anche con argomenti leggeri. La loro riscrittura gioverà senz’altro alla grande arte del narrare. [Poggio Bracciolini, Introduzione dell’autore al Liber facetiarum, traduzione di Monica Garbarini, La Spiga 1995, pag. 3-4]
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Poggio Bracciolini (1380-1459) fece fior di palanche copiando antichi codici e traducendo dal greco al latino. Si narra che, quando non riusciva a procurarsi i manoscritti con le buone, non esitava a ricorrere a mazzette, frodi e inganni vari. Un tipo decisamente simpatico. Nell’abbazia di San Gallo scoprì (e naturalmente copiò) l’Institutio Oratoria di Quintiliano. Infatti Paolo Giovio — squisito boccalone rinascimentale — scrive di lui negli Elogi degli uomini illustri: “A Poggio dobbiamo la scoperta di Quintiliano nella bottega di un salumiere”. Pagherei per conoscere il nome del troll cinquecentesco che rifilò al Giovio una bufala così appetitosa.
In data 12 luglio 2005 l’utente Linnio lanciava il seguente quizzettone su it.cultura.libri:
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!