L’estro creativo di Aldo Biscardi volteggia beffardo sulle disavventure giudiziarie del premier. Berlusconi si dichiara disponibile a subire settimanalmente un processo del lunedì.
Facile prevedere che Berlusconi presenzierà alle udienze con il preciso scopo di trasformarle in un palcoscenico dal quale recitare, con cadenza settimanale, il ruolo della vittima perseguitata da feroci comunisti travestiti da pubblici ministeri. Mi stupirei se non approfittasse dell’occasione per inserire la sceneggiata in una campagna elettorale, e le amministrative di maggio mi sembrano francamente un obbiettivo non commisurato allo sforzo.
Mettendo assieme questa inedita voglia di processo con altri fatti recenti — come l’insediamento di Ferrara in prima serata alla rai o il tentativo di obbligare la medesima a mandare in onda talk-show politicamente favorevoli al centrodestra — non scarterei troppo in fretta l’ipotesi che Berlusconi si stia preparando a elezioni politiche anticipate.
Capisco l’ineluttabile necessità di pubblicare l’instant book elettorale del padrone; capisco che non si sputa nel piatto in cui si mangia; capisco che per amor di bilancio si ceda alla tentazione di pubblicare robaccia.
Esserci o non esserci? Bisognerebbe capire se è una domanda da porsi seriamente. A ben ragionare, infatti, esserci potrebbe essere un problema che non c’è. Voglio dire: non si può certo stabilire per decreto che esserci comporta vantaggi rispetto a non esserci. Se gli aggettivi non ci fossero, per esempio, sarebbe un problema? Gli uomini cesserebbero di parlare o di scrivere? Resterebbero soltanto discorsi che non possono essere compresi? La civiltà regredirebbe? Pronomi e articoli organizzerebbero un’insurrezione?
In tempi non sospetti avevo rivelato che
L’ha rifatto.
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!