Una frase così

May 8th, 2012

“Ecco, forse sono io, ma io, uno che scrive una frase così (Non servono particolari slogan o interpretazioni di gestione che puntano solo al consenso elettorale peggiorati da personalismi eccessivi, tralasciando di considerare adeguatamente il senso d’utilità collettiva dell’azione amministrativa), io, dicevo, uno che scrive una frase così, io non lo so, che testa può avere”.
[Paolo Nori, Cinque stelle]

Ginestra

May 1st, 2012

In una casa sopra Monterenzio abitava Ginestra, così detto perché tra primavera ed estate coglieva ginestre fiorite ai bordi delle strade, e poi le piazzava fuori e dentro casa, a centinaia, usando come vasi i vuoti dell’acqua minerale che raccoglieva nel resto dell’anno. Come facesse a campare nessuno lo sapeva. La sera scendeva in paese e a ogni ragazza che incrociava spalancava le braccia e gridava: vieni qui e dammi un bacio. Tutte le ragazze ridevano. Qualcuna il bacio glielo dava davvero.

Invidiare i morti

April 11th, 2012

Al funerale Pietro raccontava di quando lui e il povero Paolo, ragazzini, scorrazzavano in campagna: saltavamo i fossi in lungo, diceva, trasmettendomi l’immagine di due gatti con gli stivali capaci di percorrere sette leghe per passo. Poi le tribolazioni, i figli, i pensieri che non finiscono mai. E più lui commemorava, più io mi convincevo che Pietro un po’ invidiasse Paolo, che pensieri non ne aveva più. E quest’idea, l’idea che si può anche arrivare a invidiare i morti, mi dava il capogiro.

Un taccuino

April 3rd, 2012

Tolta di mezzo un bel po’ di fuffa virtuale, ecco che torna la vita, quella solita, talvolta brutta, talvolta bella, noiosa mai. Riemerge per prosciugamento, come un paese dall’alluvione man mano che l’acqua e il fango si ritirano, al contrario, cominciando dai tetti delle case, poi giù fino alle strade e ai fossi, senza fretta. Qua e là fioriscono arabeschi di melma in via di essiccazione. C’è un ometto che si gode il sole su una panchina quasi asciutta. Ha un taccuino sulle ginocchia, scrive.

Lucio Dalla

March 7th, 2012

Bologna, 4 marzo 2012 - Lucio Dalla: le esequie nella basilica di San Petronio
(Piazza Maggiore, Bologna, 4 marzo 2012: cinquantamila persone di orientamento sessuale sconosciuto salutano per l’ultima volta Lucio Dalla, nel giorno del suo sessantanovesimo compleanno).

Visti da fuori i bolognesi son gente allegra, vociante, compagnona e festaiola, sempre pronti alla chiacchiera, alla pacca sulla spalla e al convivio. Il rovescio della medaglia di questa laica socievolezza è un riserbo religioso applicato all’intimità e alla vita privata. Manifestare in pubblico i propri sentimenti va contro il codice etnico del felsineo popolo. Proprio non si può. Lucio Dalla anche in questo era bolognesissimo, e lo è stato coerentemente fino alla fine.

Spiace che un uomo di certa e salda moralità come Aldo Busi, strenuo difensore dei diritti civili degli omosessuali e dei cittadini tutti, abbia scambiato la riservatezza per viltà. Lucio Dalla non ha mai annunciato con le fanfare il suo orientamento sessuale, ma mai se ne è vergognato o l’ha rinnegato, né in arte né in vita, e basterebbe ascoltare canzoni come balla ballerino o l’anno che verrà per capirlo. Purtroppo Aldo Busi spegne la radio appena sente una canzone di Lucio Dalla, quindi non può capire.

So però che, se ne avrà voglia, capirà benissimo cosa è successo domenica al funerale di Lucio Dalla: si è visto un prete consolare dall’altare non la vedova, ma il vedovo di un uomo, riconoscendolo e indicandolo all’assemblea come vedovo. Se perfino santa romana chiesa, che quanto a omofobia non teme rivali, deve cedere all’amore quando è così visibile, riconoscibile, disvelato, non c’è ragione per dubitare che prima o poi cederà anche Aldo Busi.

Mauro Gasparini non c’è più

February 15th, 2012

Oggi mi è arrivata una brutta notizia: Mauro Gasparini non c’è più. Chi lo conosceva può trovare qui l’annuncio dato due giorni fa dall’editore di Dammi un bacio.

Sulla chiusura definitiva del blog di Maria Strofa

February 10th, 2012

Questo è il comunicato, pubblicato martedì 7 febbraio 2012 su facebook, in cui Serena Berselli motiva la decisione di non mantenere accessibile in rete il blog di suo padre Carlo aka Maria Strofa.

Molti di voi sapranno che Splinder ha chiuso il 31 gennaio. Mio padre Carlo Berselli alias Maria Strofa aveva un Blog che ora è chiuso. Ci ho riflettuto a lungo e ho deciso di non trasferirlo su altre piattaforme, ciò avrebbe comportato dei cambiamenti; ho preferito che scomparisse cosi come lui è scomparso. La mia decisione potrà apparire incomprensibile ma sono certa che sia in linea con il suo pensiero. Ci sono molte ragioni che non esprimo perchè chiunque potrebbe confutarle e non voglio trovarmi coinvolta in polemiche. Chi me lo richiederà potrà riceverlo da me direttamente. Ringrazio tutti quelli che si sono interessati e che avrebbero voluto che il Blog rimanesse pubblico, anche se su altra piattaforma, ma questa è la mia sofferta decisione. Spero che chi non si trovi d’accordo abbia comunque rispetto di questa mia volontà.

Serena Berselli Strofa

p.s. prego di condividere questa mia nota perchè possa arrivare a più conoscenti di mio padre possibili.

L’intelletto degli anglosassoni

February 6th, 2012

di Antonio Gurrado

Non l’ho letto e mi piace

January 22nd, 2012

Gaia ServadioGaia Servadio ha scritto — secondo l’autorevole parere di Giulio Mozzi — “il romanzo più divertente di tutta la letteratura italiana del Novecento”. Il romanzo in questione, intitolato Tanto gentile e tanto onesta, fu pubblicato nel 1967 da Feltrinelli. Qui una recensione all’edizione americana uscita nel 1968 con il titolo Melinda.

Oggi, gironzolando per librerie, non solo ho beccato una quarta edizione di Tanto gentile e tanto onesta allo stratosferico prezzo di dieci euro, ma anche un altro libro a firma Servadio, Feltrinelli 1968, otto euro, che in realtà contiene due libri: Don Giovanni e L’azione consiste.

Entrambi i volumi fanno parte della collana “I Narratori”. Tanto gentile e tanto onesta ha la copertina rossa con il nome dell’autrice scritto in giallo. L’altro volume ha la copertina gialla con il nome dell’autrice scritto in rosso. In realtà ha due copertine, una per Don Giovanni e una per L’azione consiste. Per spiegare il modo in cui le due copertine (e, di conseguenza, le due parti del libro) sono giustapposte, capovolte, sottosopra, varrà, come suol dirsi, più l’immagine che la parola.

Gaia Servadio, Don Giovanni e L'azione consiste, Feltrinelli 1968

Tanto gentile e tanto onesta l’ho letto qualche tempo fa, per interposto Mozzi, e posso dire senza esitazione che mi piacque. Il duplice libro dalla copertina gialla ancora non l’ho letto, non del tutto, ma dico in anticipo che mi piace. Fin dalle prime battute, infatti, ci ho trovato il triplice segno che contraddistingue questa ahimè poco conosciuta principessa della letteratura italiana: allegria, eleganza e (auto)ironia. L’azione consiste inizia così:

“Voglio anche vedere che no.” Parlava in modo così strano. Bisogna che trovi un nome per quest’uomo. I nomi sono le cose più difficili dei romanzi. Se ci metto Marco o Carlo mi diventa subito raffo. Peggio Charles o Peter. Né nazionalità, né luogo, né tempo. Guardare nel dizionario mitologico e nel Who’s who. Per ora lo chiamo Q.
“Mi dice allora che fare?” disse la protagonista.
Lo stesso per lei. Un bel nome ci vuole. Deve essere un po’ sdato. Un nome già molto usato che con lei diventa tutto diverso.

Giusto per la cronaca, e senza voler anticipare nulla di questo invisibile capolavoro della letteratura italiana contemporanea, la protagonista si chiama Salomè.

Riporto infine le note biografiche dell’autrice che si trovano in prefazione alle due parti del volume giallo, lasciando al lettore il piacere e l’onere di decidere quale delle due sia più vicina al vero.

Da L’azione consiste:

Fin da giovanissima Gaia Servadio, nata a Roncolano nel 1894, si dedicò alla letteratura ed alla politica. Si parlò di lei per la prima volta quando, a Livorno, venne cacciata dal partito comunista. Più tardi, dopo essersi laureata in filologia nell’università dell’Ohio e in teologia copta in Minnesota, pubblicava in Italia gli ormai classici La Pacioccona, La Padovana e La Baldraccona. Vinceva nel ’33 il premio Campus Belli per la letteratura. Tornata in Italia collaborò a “I fasci lavoratori” per cinque anni. Nel ’42 vinceva il Premio Fiesso d’Artico per la saggistica. Dopo la guerra rifletteva sulle sue associazioni nell’ormai famosissimo libro Ho sbagliato e si iscriveva al partito comunista. Così, al pamphlet La razza ariana e la razza ebrea (pubblicato in tedesco e in italiano nel ’40) faceva seguire, idealmente, nel ’50, L’amore del prossimo. Nel ’53 le venivano attribuiti contemporaneamente lo Stresa e il Gardone. Poco prima di mancare, nel 1963, era stata eletta sindaco socialista di una cittadina degli Abruzzi. La sua posizione culturale e la sua schiettezza ed esuberanza politica hanno fatto di questa scrittrice uno dei più grandi personaggi italiani del secolo.

Da Don Giovanni:

Gaia Servadio è nata nel 1938. Dal 1956 risiede a Londra. Nel 1956 si trasferisce in questa città per specializzarsi in grafica e tipografia; studia alla Camberwell School, St. Martin’s, London University. Si laurea nel 1960 e, nello stesso anno, sposa William Mostyn-Owen, storico dell’arte e assistente di Bernard Berenson. Ha due bambini, Owen ed Allegra, vive tra Londra e la Scozia.
Ha collaborato a “Il Mondo”, “L’Espresso”, “Il Caffè”, “La Gazzetta di Parma”, “Il Corriere della Sera”, “The Daily Telegraph”, alla BBC Television, alla BBC italiana e alla RAI.
Il suo primo romanzo, Tanto gentile e tanto onesta, sta per essere pubblicato in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Francia e in Germania.
Attualmente collabora a “La Stampa”, “Stampa-Sera” e alla “Fiera letteraria”.

Carmina dant panem (pochino, ma lo danno)

December 6th, 2011

Copincollo dal sito dell’editore SenzaPatria.

SenzaPatria Editore ringrazia quanti hanno finora acquistato il libro di fiabe C’era (quasi) una volta.
Un primo bonifico di 400 euro e’ stato accreditato sul conto intestato alla onlus NutriAid per la tutela dei diritti dell’infanzia.
Chi volesse finanziare il progetto puo’ richiedere il libro a info@senzapatriaeditore.it

49

November 15th, 2011

Oggi, quarantanovesimo compleanno del titolare, mi sembra adeguato ripescare un post di qualche anno fa.

L’incanto di pagina 49

Immagine tratta da home.earthlink.net/~cashinbook/pages/page-49.jpgNon potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]

Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.

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Son profeta mica per niente

November 9th, 2011

Cinque mesi fa, alla vigilia del quadruplice referendum che secondo alcuni, se vinto, avrebbe determinato la caduta del governo, profetizzai:

Del significato politico dei referendum, se cioè possano contribuire alla caduta o alla tenuta del governo in carica, me ne infischio. Anni e anni di storia repubblicana dovrebbero aver insegnato che i governi nascono e muoiono in parlamento: con o senza manovre di palazzo, con o senza spallate, con o senza bizantinismi più o meno decifrabili, ma sempre in parlamento, e questa volta non sarà diversa dalle altre.

Dopo quello che è successo ieri, per l’appunto in parlamento, c’è qualche speranza che il peggior governo della storia repubblicana finisca davvero.

Un giocattolo per figli con la testa tra le nuvole

November 4th, 2011

“Mosso dal dubbio moderno e fuorviante che le fiabe siano racconti per bambini, mi sono avvicinato a questa raccolta con l’esitazione di un adulto che prende in mano un giocattolo per figli con la testa tra le nuvole”.

Matteo Telara recensisce C’era (quasi) una volta, il libro di quasi fiabe del terzo millennio, mostrando perché le fiabe non sono (solo) racconti per bambini.

Ti racconto la storia

October 22nd, 2011

Shoah, tratto da filosofiastoria.wordpress.com(preso pari pari da qui)

Sono online sul sito web dell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, da fine settembre 2011, le testimonianze audiovisive di 433 superstiti italiani della Shoah.

L’archivio digitale è parte della più ampia racconta mondiale conservata dalla Shoah Foundation di Los Angeles, l’istituzione culturale creata da Steven Spielberg nel 1994 per la raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah. Si tratta della più grande raccolta esistente di interviste audiovisive (circa 52.000, raccolte in 70 paesi e in 37 lingue diverse). Sono stati intervistati testimoni della persecuzione fascista e nazista contro gli ebrei, gli omosessuali, i sinti e rom e le vittime di esperimenti eugenetici, a partire dal 1933 e fino al termine della seconda guerra mondiale. Fra loro, i sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio, le persone che si sono salvate dall’arresto con la fuga o nascondendosi, chi li ha aiutati e soccorsi, e poi ancora uomini e donne appartenenti a formazioni della resistenza, soldati che hanno liberato i campi e persone che, a diverso titolo, hanno partecipato a processi per crimini di guerra.

Le 433 interviste in lingua italiana, oltre che nell’A rchivio Centrale dello Stato di Roma, sono conservate presso l’archivio dell’Istituto del Dornsife College of Letters, Arts & Sciences della University of Southern California. Il software per la fruizione online è stato messo a disposizione dalla Shoah Foundation, che permette la visione in streaming attraverso la conversione di oltre duemila filmati in formato digitale mpeg1 e flv.

L’accesso al materiale audiovisivo viene effettuato dall’utente previa registrazione online al servizio; malgrado l’esistenza delle liberatorie rilasciate dagli intervistati, la particolare delicatezza delle testimonianze ha suggerito una procedura non automatica di accesso ai filmati. Le credenziali vengono rilasciate comunque in tempi molto rapidi.

Sul realismo

September 30th, 2011

Un testo realista nel senso di perfettamente simile alla realtà, nei suoi aspetti minimali, è un’evidente assurdità.

Novello Auerbach, falso idillio riflette sul realismo in letteratura. Da leggere.

(il lettore volenteroso e incline a perdere tempo può trovare temi simili in un vecchio racconto vergato da me qui)