Archive for the ‘tempi moderni’ Category

Gombloddone

Friday, November 26th, 2010

«Il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su vicende delicate che rappresentano il sintomo di strategie dirette a colpire l’immagine dell’Italia sulla scena internazionale. L’attacco a Finmeccanica, la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli o sui crolli di Pompei, l’annunciata pubblicazione di rapporti riservati concernenti la politica degli Stati Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per l’Italia, impongono fermezza e determinazione per difendere l’immagine nazionale e la tutela degli interessi economici e politici del Paese. Tale intento è stato unanimemente condiviso dal Consiglio, si legge nella nota di Palazzo Chigi diffusa al termine del Cdm».

Evvai col gombloddone!

(No, scherzi a parte, qualcuno mi dica che non è vero. Qualcuno mi dica adesso che non può esistere davvero un ministro degli esteri così. Qualcuno mi dica che almeno un altro ministro, un sottosegretario o un portaborse gli ha riso in faccia. Qualcuno mi garantisca che cotanto deserto intellettuale e politico può appartenere solo a un sogno o a una commedia).

Dispiacenze

Thursday, November 25th, 2010

Cose di cui si occupavano i parlamentari cinquant’anni fa. Sublime.

Il sottoscritto chiede d’interrogare il ministro delle poste e delle telecomunicazioni, per conoscere se non intenda autorevolmente intervenire presso la R.A.I.-TV., perché utilizzi per la formulazione dei quesiti persone, che, conoscendo bene la storia, non determinino confusioni e dispiacenze veramente deplorevoli.

Nella trasmissione del 21 gennaio 1960 di “Campanile sera” il presentatore formulò ai rappresentanti del comune di Castelfranco Veneto in competizione con quelli di Manfredonia la seguente domanda: “Come si chiama il generale napoletano che sfidò a duello Lamartine?”.

La domanda era evidentemente errata, in quanto il generale Gabriele Pepe, che sfidò il Lamartine, non era napoletano, ma molisano, essendo nato a Civitacampomarano, ridente comune del Molise.

[Interrogazione presentata il 9 febbraio 1960 dal deputato liberale Francesco Colitto]

Vajassa

Wednesday, November 24th, 2010

vajassaCome tutti tranne Alessandro Sallusti sanno, vajassa in napoletano significa “Donna volgare, serva, servetta”. In un’intervista al TG2 Pino Daniele, uno che di Napoli se ne intende, ha detto che le vajasse sono popolane, donne di modi non precisamente raffinati, ma che non possono in alcun modo essere equiparate a prostitute (siano benedette dagli infiniti numi dell’umana storia) o donnacce.

Eppure Alessandro Sallusti si prende la briga di tradurre: «la Carfagna ha aggiunto, come postilla, che la sua collega deputata Alessandra Mussolini è una vajassa (donnaccia)». Perché? Non l’ha fatto il Mattino nell’intervista a Mara Carfagna, non l’ha fatto l’Ansa e nemmeno il Tgcom del gruppo Mediaset. Sallusti sì, pur sapendo, come dice poche righe dopo, che «prestigiosi linguisti stanno disquisendo sull’esatto significato della parola, che in alcune traduzioni potrebbe anche non avere un senso necessariamente o certamente offensivo».

Ma Sallusti, uomo pragmatico, uno che bada ai fatti, mica alle chiacchiere accademiche, se ne frega dei linguisti, Sallusti. Lui, nato a Como e direttore di un giornale milanese, preferisce tradurre il napoletano un po’ così, all’impronta, prode guerriero che affronta lingue sconosciute a mani nude senza nemmeno l’usbergo di un dizionario.

Perché? Perché Sallusti, scrivendo quell’articolo, aveva un urgente bisogno di invertire il ruolo dei due personaggi coinvolti nella vicenda. Stando alla cronaca, Mara Carfagna è stata offesa per prima da Alessandra Mussolini, la quale, con gesto di signorilità più prossima a quella dei bulletti di quartiere che a quella di una persona bene educata, ha fotografato la ministra con un telefonino nell’aula di Montecitorio, mentre conversava con il capogruppo dei finiani. Sallusti doveva urgentemente additare Mara Carfagna — rea di tentato allontanamento dal partito del Capo — come colei che dà della donnaccia a un’alleata. Gli alleati del Capo non possono avere torto, i suoi nemici non possono avere ragione. Per un bravo servitore del Capo, rendere antipatici al pubblico i suoi avversari del giorno val bene una traduzione a cazzo di cane.

Peraltro Sallusti è uno che di inversione di torti e ragioni se ne intende. In una recente intervista al Fatto ha dichiarato: «Scoprii solo da studente, su un libro scolastico della Laterza, che mio nonno, Biagio, tenente colonnello sulla piazza di Como, finito a Salò senza essere stato fascista, era stato fucilato dai partigiani. (…) Scoprivo che dopo quattro vigliacchi rifiuti dei suoi superiori di grado, perché la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte, mio nonno aveva accettato di dirigere il tribunale che doveva giudicare Aldo Pucher, partigiano accusato per l’omicidio del federale Aldo Resega».

Meno male che in rete c’è la nipote di Giancarlo Puecher*, pronta a scorciare le già corte gambette delle panzane sallustiane. Già, perché Giancarlo Puecher** non fu condannato a morte quando «la Repubblica di Salò era ormai alla fine», ma il 23 dicembre 1943, cioè all’alba dei nefasti repubblichini. Giancarlo Puecher fu condannato a morte per rappresaglia, non per omicidio. Giancarlo Puecher fu condannato a morte da un tribunale speciale fascista, non da un generico tribunale, e solo un fascista poteva dirigere un tribunale speciale fascista, dunque il nonno di Alessandro Sallusti non poteva non essere fascista.

Tre balle in sei righe, e anche queste mirate al medesimo effetto: scambiare torti e ragioni, vittime e carnefici. Lascio al lettore il non arduo compito di stabilire chi è la vajassa in questo caso.

——
* Articolo che merita una lettura integrale.
** Alessandro Sallusti è anche dev’essere uno che si diverte a storpiare i nomi di chi non gli va a genio, un po’ come i bambini dell’asilo.

Dimissioni

Monday, November 22nd, 2010

Senza allontanarsi dal porto sicuro del sine die, Benedetto XVI ha considerato la possibilità delle dimissioni se una malattia non gli permettesse più di guidare la Chiesa.

Il Dalai Lama, invece, medita di ritirarsi a vita privata entro sei mesi. Siamo ancora nel campo delle ipotesi (meditare non è decidere), ma almeno c’è l’indicazione di una data, per quanto approssimativa.

Mara Carfagna ci ha messo giorno mese e anno: il 15 dicembre 2010 si dimetterà da parlamentare e ministro, e restituirà la tessera del partito.

Sbaglierò, ma secondo me il 16 dicembre saranno ancora tutt’e tre al loro posto.

Si è invece dimesso per davvero, e senza tanti preamboli, il ministro della giustizia Minoru Yanagida, giapponese, per aver fatto una battuta di spirito scorretta. Poi dicono che tutto il mondo è paese.

Comiche

Friday, November 12th, 2010

Marco Martellini, Homo ridens: tributo semiserio a Darwin, 2009, tratto da http://www.fanofunny.com/guests/ortica/index.html

Giorgio Almirante è uscito da tempo dal consesso dei vivi, lasciando da questa parte dell’universo, come spesso accade, il fardello di una vedova, tale Raffaella Stramandinoli, nota ai più come Donna Assunta Almirante, nei secoli devota non solo alla persona del marito ma anche alle sue idee politiche.

Dopo la morte del marito Donna Assunta Almirante fu dichiarata reliquia del MSI e collocata in un’apposita teca memoriale da cui viene tolta ogni tanto per ragioni che ignoro, ma che suppongo più prossime al folclore che all’analisi politica. Ieri, per esempio, è stata intervistata per Annozero.

Oltre alle solite sciocchezze nostalgiche che il telespettatore paziente e compassionevole perdona facilmente a una reliquia — tipo che non c’è più la destra di una volta e che il saluto romano era igienico — Donna Assunta Almirante ha dichiarato in tono indispettito che l’attuale legge elettorale non va bene perché non ci sono le preferenze, a suo avviso utilissime per consentire al cittadino di darsi dello scemo da solo per aver concesso la preferenza a un uomo* che non la meritava.

E ha concluso, Donna Assunta Almirante, passando con raro senso del climax dal dispetto all’indignazione: «Parlano di democrazia? Questa non è democrazia. Questa è dittatura!»

Ecco, vedere una reliquia del fascismo indignarsi contro la dittatura** è stata una scena stupenda, impagabile. Confesso di aver riso e di ridere tuttora, dapprima di un riso in ih non privo di sadismo, poi della grassa risata in ah che si addice alle comiche.

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* Ha detto proprio uomo. Probabilmente Donna Assunta Almirante considera irreale l’ipotesi che a candidarsi sia una donna.
** Minuto 2:30 circa.

Terroristi, pedofili e mafiosi (nonché rettiliani)

Saturday, November 6th, 2010

Pare, si dice, si mormora che il decreto Pisanu — un tizio che vede anarchici insurrezionalisti appostati con una bomba innescata a ogni angolo di strada — sia prossimo alla decadenza. Il decreto Pisanu è quello che obbliga chi vuole connettersi a una rete wi-fi pubblica (sul concetto di pubblico in Italia ci sarebbe da scrivere un’epopea surrealista) a esibire documenti e marche da bollo come se stesse chiedendo la licenza di uccidere.

Quello che ci hanno sempre raccontato i nostri governanti — gente che ignora la differenza tra un governo democratico e una polizia segreta — è che il controllo sull’accesso alle reti pubbliche è parte integrante della gloriosa lotta dello stato alla malavita organizzata e al terrorismo internazionale. Mostruosa stupidaggine a cui risponde bene Giorgio Jannis sul suo blog:

E quindi, tagliamo la fuffa: io vorrei sapere quante indagini di polizia o di un magistrato su questioni di terrorismo sono state impostate in italia negli ultimi cinque anni, che abbiano riguardato o consultato i tabulati delle connessioni pubbliche. Voglio i fatti, i numeri, le quantità. Voglio sapere se questo pateracchio tutto italiano ha fatto del bene al paese, oppure voglio sapere se negli altri Paesi europei o negli Stati Uniti, dove non si dà il caso che il wifi sia disponibile solo dopo autenticazione, sono cretini a non averlo fatto.

Ce lo dica il ministro degli interni Maroni — quello convinto che la massima insidia alla sicurezza nazionale sono i rom — e ce lo dica anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che su questo specifico argomento sembra appiattirsi sull’incompetenza governativa.

Bisogna rendersi conto — ha concluso Grasso — che dietro queste reti Wi-Fi e internet point ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti non più identificabili e si possono trovare anche terroristi, pedofili e mafiosi.

Sì, Grasso, ce le immaginiamo proprio le torme di terroristi, pedofili e mafiosi (nonché rettiliani) subdolamente nascoste dietro le reti wi-fi, e soprattutto siamo convintissimi, guardi, che oggi come oggi, grazie alla formidabile destrezza investigativa di Pisanu, questi banditi per connettersi alle reti pubbliche mostrano un documento di identità autentico e utilizzano carte di credito e sim card intestate a loro.

Esperti

Monday, October 18th, 2010

Quando succede un casino, alla tv di solito intervistano gli esperti di quel tipo di casino lì. Per esempio l’altro giorno avevano appena preso un assassino, e allora al telegiornale hanno intervistato un esperto di psicologia degli omicidi che ha detto «Eh, ma io l’avevo capito subito che quello lì non la contava giusta. Guarda qui, in questo filmato: lo sguardo obliquo, il sorrisetto sardonico, il linguaggio del corpo».

Naturalmente tutte queste cose gli sono venute in mente dopo, all’esperto, dopo che l’assassino ha confessato ed è stato messo al fresco.

Qualche giorno dopo gli investigatori hanno arrestato anche la figlia dell’assassino, accusata di complicità nell’omicidio. Allora al telegiornale, visto che non c’erano esperti a portata di voce, hanno intervistato una casalinga del paese teatro dell’efferato delitto. La casalinga ha detto: «Eh, ma io l’avevo capito subito che quella lì non la contava giusta, con quello sguardo obliquo, quel sorrisetto sardonico, il linguaggio del corpo».

Mo sorbole, ho pensato, con degli esperti così in circolazione possiamo stare tranquilli.

Nefandonia

Tuesday, October 12th, 2010

Nefandonia. Al plurale risulta utilizzata in rete otto volte, dal 2004 a oggi. Al singolare, come si vede nell’immagine, una sola volta. Sembra che sia usata indifferentemente come sinonimo di nefandezza o di fandonia, o anche nel significato di frottola odiosa, falsità che sfuma in calunnia o insulto.

Esempi:
— È inutile che ti metti a raccontare queste piccolezze, nefandonie, con l’aggiunta di arzigogoli e troppismi.
— Prima di scrivere simili nefandonie, venite a verificare!
— Il vigliacchetto ti è venuto fuori in maniera spontanea come altre nefandonie che quotidianamente rigetti.

Ire

Friday, October 8th, 2010

Il Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo scatena le ire di Pechino.

Il Nobel per la medicina all’inventore della fecondazione in vitro Robert G. Edwards scatena le ire del Vaticano.

Il Nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa non scatena alcunché.

Futurismo

Tuesday, October 5th, 2010

Gianfranco Fini ha annunciato la nascita di un nuovo partito chiamato Futuro e Libertà.

Il simbolo è già pronto: un tricolore dai tratti “futuristi“. Mercoledì, poi, trenta intellettuali di area “futurista” si riuniranno per preparare una prima bozza del manifesto programmatico.

Fonti bene informate ci hanno riferito l’incipit del suddetto manifesto: “Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”. L’explicit è ancora in discussione, ma sembra accertato che conterrà lo slogan ZANG TUMB TUMB o, in alternativa, un numero casuale di parole in libertà.

Monsignor Fisichella, vattene un po’ a fare in culo

Saturday, October 2nd, 2010

Va da sé che il titolo di questo post deve essere adeguatamente contestualizzato.

Cinismo

Friday, October 1st, 2010

Quando stamattina ho sentito di sfuggita alla radio che Maurizio Belpietro aveva subìto un attentato, ho pensato distrattamente queste cose:

1. È una bufala confezionata da Maurizio Belpietro
2. Nel quartiere di Maurizio Belpietro gira della gente ben strana
3. È il trailer della prossima campagna stampa di Libero

Quando poi, leggendo con più attenzione le notizie in rete, ho capito che l’attentato c’è stato davvero, ho capito anche che sto diventando un mostro di cinismo.

Bersani candidato al Nobel per la pace

Tuesday, September 28th, 2010

Premio Nobel, tratto da upload.wikimedia.org/wikipedia/en/e/ed/Nobel_Prize.pngFinalmente, pur con non commendevole ritardo, anche il PD ha il suo candidato al Nobel. Ecco le prime adesioni:

Andrea De Maria, ex segretario del Pd bolognese, è tra i primi ad aderire. «Ho conosciuto Bersani quand’ero sindaco di Marzabotto — racconta. Il Nobel per la Pace è un riconoscimento giusto. Merita un impegno trasversale, di tutta la comunità».

Maurizio Cevenini, quasi candidato sindaco del Pd. «Bersani è un esempio — riconosce. E’ la parola ‘rispetto’ che trasuda da tutto quello che dice. Lo vedo come una scintilla, oggi che siamo nella stagione dei veleni».

Paolo Mengoli, direttore della Caritas, considera Bersani «un’icona, un modello di come si fa la politica. Perché Bersani non ha un successore? Perché non contano più le persone ma le camarille romane».

Romano Prodi: «Se c’è una persona che merita il Nobel per la Pace è lui. Ha fatto solo il bene degli altri. Se glielo danno sono felice».

Paura, eh!

Dissimulare

Thursday, September 16th, 2010

Dissimulation du visage, tratto da www.topnegozi.it/blog/tag/occhiali-da-solePur sapendo che le grandi questioni epocali sono altre, non posso fare a meno di raccontare che ieri un gran numero di agenzie e quotidiani online italiani andava ripetendo che in Francia è stata approvata una legge che vieta la dissimulazione del volto nei luoghi pubblici (per esempio qui, qui, qui e qui), cosa che mi ha un po’ spiazzato: come si fa a dissimulare il volto? Se per dissimulare una sensazione bisogna far finta di non provare ciò che si sta provando, elucubravo, per dissimulare il volto bisogna fingere di non avere la faccia che si ha?

La mia memoria linguistica, per quanto mi sforzassi, al verbo dissimulare associava soltanto emozioni, pensieri, concetti e altre entità piuttosto astratte: posso dissimulare un desiderio disdicevole, una sensazione di disagio, al limite uno sbadiglio, mi dicevo, ma non riesco proprio a raffigurarmi nell’atto di dissimulare il mio volto. Dato che della mia memoria mi fido il giusto, ho consultato il Devoto-Oli:

dissimulare (dis-si-mu-là-re) v.tr: (dissimulo, ecc.) ~ Evitare di far trasparire dall’aspetto o dal comportamento, con calcolata abilità, le proprie intenzioni, emozioni o reazioni; mascherare, nascondere, celare: d. il proprio disappunto, la propria sorpresa; anche assol.: sa d. molto bene.

Anche qui, tanto la definizione quanto gli esempi restavano in campi ai quali il volto non appartiene. Ma allora, mi sono chiesto, da dove viene questa bizzarra espressione che numerosi organi di informazione ripetono in coro? Trattandosi di legge francese, ho pensato, vado a cercare in Francia. Non sapendo il francese, ho interrogato la grande rete e ho scoperto che in quella lingua esiste il verbo dissimuler, che significa sì dissimulare pensieri o sensazioni, ma anche nascondere qualcosa di concreto, come per esempio un coltello nelle calze (va be’, è un esempio un po’ strambo, ma quello ho trovato).

A quel punto non mi restava che scoprire come si dice volto in francese e finalmente cercare dissimuler visage in google e, voilà, ecco saltar fuori il testo della legge da poco approvata, che si intitola, manco a dirlo, Projet de loi interdisant la dissimulation du visage dans l’espace public, e il cui primo articolo recita Nul ne peut, dans l’espace public, porter une tenue destinée à dissimuler son visage.

L’ipotesi più probabile è dunque che la dissimulazione del volto sia una traduzione sbrigativa della dissimulation du visage contenuta nel titolo della legge e riportata dalle agenzie francesi. I redattori dei quotidiani online copincollano il testo delle agenzie e il gioco è fatto. Niente di grave, come dicevo all’inizio, e forse non è nemmeno un errore da matita blu, ma un piccolo sforzo per tradurre in modo più appropriato lo si poteva anche fare.

(L’immagine che illustra il presente post ritrae una giovane donna francese durante un esercizio di dissimulazione del volto).

Oggi come oggi

Wednesday, September 15th, 2010

Una motovedetta libica ha sparato ripetutamente a un peschereccio italiano in acque internazionali. I libici hanno mirato intenzionalmente allo scafo e al ponte della nave, rischiando di ferire o uccidere i pescatori.

Le dure reazioni ufficiali dell’Italia per il gravissimo episodio sono state queste:

Ministro degli Interni Roberto Maroni, responsabile della sicurezza nazionale:
«Immagino che [i libici] abbiano scambiato il peschereccio per una nave che trasportava clandestini».

Ministro degli Esteri Franco Frattini, responsabile della diplomazia:
Se i libici sapevano su chi sparavano, come afferma il comandante del peschereccio “Ariete”, anche il comandante «sapeva di pescare illegalmente».

Ne deriva che, oggi come oggi, abbiamo un ministro convinto che mitragliare una nave che trasporta clandestini non è poi così grave, e un altro ministro convinto che i pescatori di frodo un po’ se le meritano, le mitragliate.

Secondo me non siamo messi molto bene a ministri, oggi come oggi.