Intervista a Roberto Parpaglioni

January 17th, 2006

Roberto Parpaglioni[Qui avevo parlato di Quiritta e del suo fondatore Roberto Parpaglioni, dopo aver letto l’intervista a Jacopo Guerriero in cui annunciava la chiusura della casa editrice. Oggi ricevo e pubblico volentieri un’altra intervista rilasciata da Parpaglioni a Silvana Rigobon, pubblicata sul numero 1/2006 di Fernandel, uscito in questi giorni]

Di Silvana Rigobon

La chiusura imminente di Quiritta è ufficiale. Lo ha dichiarato Roberto Parpaglioni, fondatore e direttore editoriale della casa editrice romana, nel corso di un’intervista su Nazione Indiana
La notizia è rimbalzata su Lipperatura e su Vibrisse, provocando, fra i lettori della rete, numerosi commenti di sorpresa e solidarietà nei confronti dell’ «editore gentiluomo».
Nei suoi sei anni di vita, e con l’intento dichiarato di “muovere i lettori verso un rinnovato interesse per la letteratura italiana”, Quiritta si è meritata la stima del pubblico e della critica più esigenti, grazie alla sua riconosciuta vocazione alla qualità. Avvalendosi della consulenza editoriale di Arnaldo Colansanti e di Emanuele Trevi, ha pubblicato venticinque opere, suddivise in due collane, una di classici e una di contemporanei, con autori del calibro di Giorgio Manganelli, Raffaele La Capria, Dario Voltolini, Beppe Sebaste, Enzo Siciliano.

Fernandel ha intervistato Roberto Parpaglioni.

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Il lettore è de coccio

January 16th, 2006

Il Prater di Vienna, tratto da www.andreas-praefcke.de

Ho molte cose da raccontare che non si possono scrivere bene. (…) Nelle tue lettere c’è spesso qualcosa che io avevo già pensato esattamente allo stesso modo e che tuttavia fino a quel momento non ero ancora riuscito a definire con precisione. [H.Hofmannsthal, Le parole non sono di questo mondo, Quodlibet 2004, pag. 22]

Così scriveva il guardiamarina Edgar Karg von Bebenburg a Hugo von Hofmannsthal il 13 marzo 1893, ventenne il mittente, diciannovenne il destinatario. Per tutta la durata della corrispondenza, Edgar Karg mostra una grande fiducia nelle parole e nei libri: convinto che la cultura e l’erudizione potessero rivelare il senso profondo della vita – quel senso che a lui sfuggiva – chiedeva soccorso all’amico, pregandolo di inviargli libri, di spiegargli i motivi del senso di infelicità e di incompiutezza che provava, di dargli le parole giuste per capire meglio la propria vita e il mondo.

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In morte di Arturo Baldacci

January 12th, 2006

R.I.P., tratto da thinksmart.typepad.comQuesto è un racconto DADIsta, costruito in base alle regole seguenti:

1. Estrarre da un generatore di numeri casuali, tipo questo, un elenco di interi positivi compresi fra 1 e 129878. In questo esempio sono stati estratti venti numeri.
2. Aprire il Dizionario della lingua italiana De Mauro Paravia.
3. Digitare URL del tipo http://www.demauroparavia.it/n, dove n è ciascuno dei numeri estratti.
4. Trascrivere su un supporto a piacere (file, bloc notes, lavagna, tavoletta di cera, ecc.) l’elenco delle parole corrispondenti ai numeri.
5. Affisare a lungo il mini-dizionario casuale così ottenuto, fino a convincersi che quella sequenza di parole compare ordinatamente in un racconto ben preciso (questa è la parte più difficile).
6. Una volta individuato il racconto, trascriverlo sul supporto di cui al punto 4, o altro supporto a piacere.

Nota: il meccanismo può funzionare anche con altri dizionari online, purché consentano di individuare un lemma in base alla sua posizione.

Il mini-dizionario casuale di questo racconto è il seguente:

73337 nefrotossico
117186 sura
41410 eufemisticamente
96647 rinòmo
122526 trasricchito
41501 euroconvertitore
71120 monarcato
64008 liquidarsi
108887 sismografo
101902 sbrancicato
26411 consorziare
83245 pirazolone
128676 vorticare
13493 bestemmia
117865 tacco
73570 neomaltusianismo
118724 Tazza
64434 lodo
88066 pròteo
72542 muro

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Un paio di notizie blogghiche

January 11th, 2006

Dal 2 al 5 Febbraio, nell’ambito di In Edita blog, si terrà il primo festival nazionale DADIsta. Gli allievi della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova declameranno il manifesto DADIsta e leggeranno pubblicamente alcuni componimenti. Dadeus ex-machina della manifestazione sarà il poliedrico Antonio Zoppetti – fondatore del DADIsmo – che per l’occasione cercherà di autolimitarsi a un’opportuna forma esaedrica regolare. Informazioni sempre aggiornate su zop blog e sull’area DADIsta di In Edita.

Logo tratto da www.echolaliste.com/Il perecchiano scultore oulipiano lettore bartezzaghiano pittore enigmofilo pistoiese bibliomane – e qui listòmane – Paolo Beneforti ha aperto la versione italiana del sito francese Echolaliste, specializzato nella raccolta e nella connessione di liste d’ogni tipo. Il sito ha forma provvisoria di blog e nome provvisorio di Ecolaliste. A parziale lenimento di cotanta provvisorietà, propongo di creare una Lista dei possibili nomi alternativi della versione italiana di Echolaliste, e apro ufficialmente la lista proponendo Eccolalista. Ulteriori informazioni, regole di partecipazione e liste aggiornate presso il blog del Beneforti medesimo e naturalmente presso il neoblog Ecolaliste.

La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva [2]

January 10th, 2006

[questo articolo del prof. Letturalenta, qui pubblicato in due puntate, è apparso su Reader’s Disorders, semestrale della Facoltà di Letturopatia dell’Università di Kazan, vol. XV, fasc. 2, luglio-dicembre 2003]

The Mad Reader, tratto da gdl.cdlr.strath.ac.uk4. I rimedi
La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva comporta una progressiva incapacità di distinguere realtà e immaginazione, vita e letteratura, azione e finzione, fino a identificare la letteratura come unica realtà possibile. I rimedi dovranno pertanto mirare a indebolire la dose di letterarietà assunta dal lettore mediante la lettura. Abolire completamente i libri può provocare gravissimi danni collaterali, come dimostrato da un esperimento condotto nel 1997 in Russia: a un gruppo di otto lettori fu negata la possibilità di leggere per trenta giorni. Già al dodicesimo giorno i casi in cui la sindrome era più avanzata manifestavano gravi disturbi della personalità, inclusa una forte propensione al cannibalismo.

Per combattere questa malattia socialmente molto pericolosa, occorre pertanto agire sul contenuto dei libri in circolazione, più che sulla loro accessibilità. Pur non esistendo ancora una classificazione completa dei princìpi testuali che possono favorire una regressione della patologia, è già possibile elencare alcune linee guida a cui gli editori dovrebbero attenersi per contribuire a debellarla:

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La sindrome schizoide da iperlettura compulsiva [1]

January 9th, 2006

[questo articolo del prof. Letturalenta, qui pubblicato in due puntate, è apparso su Reader’s Disorders, semestrale della Facoltà di Letturopatia dell’Università di Kazan, vol. XV, fasc. 2, luglio-dicembre 2003]

The Mad Reader, tratto da gdl.cdlr.strath.ac.uk1. Il contesto sociale
Come tutti sanno, il lettore è un individuo socialmente inutile, uno che spreca fra le pagine dei libri il tempo che i laboriosi cittadini son soliti dedicare ad attività favorevoli al prodotto interno lordo. Lucidi e acuti sociologi hanno rilevato più di un’analogia tra il comportamento del lettore e quello dei delinquenti comuni, per i quali è difficile stabilire se delinquere sia un’attitudine acquisita per imitazione di comportamenti devianti o per reazione ai meccanismi di emarginazione che la società degli onesti mette in atto contro di loro.

L’ipotesi attualmente più accreditata è che il lettore inizi a leggere per un generico desiderio di trasgressione e che in seguito, quando la società degl’illettori lo relega ai margini, perseveri nel vizio come forma di autodifesa: tagliato fuori dalla logica competitiva dell’economia, respinto da una società votata al dinamismo e alla produttività, snobbato dagli onesti lavoratori, il lettore cerca consolazione e rimedio alla solitudine nell’unico luogo che sembra offrirgli accoglienza e ospitalità – il libro – senza rendersi conto di aggravare così la sua posizione.

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Prendere i critici a calci in culo

January 7th, 2006

Calcio, tratto da www.smegalot.comIn un’intervista recente Philip Roth ha lanciato contro la critica letteraria una delle sue tipiche invettive al vetriolo. L’intervistatore dice "forse non dovremmo parlare affatto di letteratura", e Roth prende la palla al balzo:

Ha, ha. Questo è parlare! Starei a meraviglia se ci fosse una moratoria di cento anni sulle chiacchiere letterarie, se si chiudessero tutti i dipartimenti di letteratura e le riviste di libri, e si bandissero i critici. I lettori sarebbero soli coi libri, e chi osasse dire alcunché sui libri sarebbe arrestato o fucilato sul posto. Sì, fucilato. Una moratoria di cento anni sull’insopportabile chiacchiera letteraria. La gente dovrebbe essere lasciata sola a combattere con in libri e riscoprire cosa sono e cosa non sono. Tutto il resto sono chiacchiere. Chiacchiere senza senso. Quando si fanno generalizzazioni si entra in un mondo completamente diverso da quello della letteratura, e non ci sono ponti fra i due.

Sembra quasi che il racconto che mi ha dettato il post Critici simoniaci falsari abbia fatto due chiacchiere anche con Philip Roth. E forse anche con George Steiner, che in Vere presenze – saggio pubblicato nel 1989 – scriveva:

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Critici simoniaci falsari

January 5th, 2006

Salvador Dalì, I simoniaci, tratto da www.italica.rai.itL’altro giorno questo signore qui spiegava cosa chiede lui alla critica. Tempo fa ebbi l’ardire di porre una domanda simile a un racconto (sì, capisco che può sembrare inverosimile, eppure io parlo ai racconti e loro mi rispondono. Generalmente ci diamo del tu). Cos’è per te la critica? chiesi a quel racconto. Quel che segue è la sua risposta.

Il commento, ah!, il commento! Parole su parole; frasi talentuose e dotte che si sovrappongono alle nostre per disvelarne i significati più reconditi. Quale racconto potrebbe resistere al secolare lavoro di sempre nuove schiere di alacri interpreti? Esiste davvero Pinocchio? esiste Don Chisciotte? No, no, non loro! non il racconto, ahimè, arriva a conquistare le vostre coscienze, ma il commento.

Il commento! Voi recensori e interpreti, insensati ospiti di parole di seconda mano, di quello vi gloriate; quello citate nei vostri afasici salotti letterari; quello mandate a memoria per figurare fra i cultori delle belle lettere. Vili birbanti! Mercanti di falsa moneta! Simoniaci! Voi fate commercio di ciò che fu dato gratuitamente all’umanità; voi esigete dalle intelligenze un tributo iniquo, perché non all’intelligenza sono destinati i racconti, ma alle profondità irragionevoli degli esseri umani. Non a ciò che riflette come levigato e gelido specchio noi ci rivolgiamo, ma a ciò che vibra e risuona come la ruvida segreta cavità di un istrumento a corde.

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Statistiche

January 3rd, 2006

Ho aggiornato la pagina delle statistiche con i dati di dicembre. Non so perché, ma là fuori, nel vasto e periglioso mondo, c’è qualcuno che ogni tanto passa da queste parti. Potrebbe perfino darsi che qualcuno di quei qualcuni che passano si fermi un momento a leggere le mie divagazioni su lettura e zone limitrofe. Chissà, tutto è possibile.

Sia come sia, ringrazio tutti i passanti e tutti i lettori, compresi i motori di ricerca, gli aggregatori e gli spammer, che con i loro robot fanno un 10% circa del traffico. Ringrazio in particolare le persone che ogni tanto lasciano un commento, incluso l’anonimo coprofilo omofobo che ha commentato così la impareggiabile e imprescindibile lettera di Machiavelli a Vettori: è una cagata… sc ritta da un frocio.

Auguro a tutti quanti un anno di rade e lentissime letture.

L’anno che verrà

December 31st, 2005

Libri, tratto da www.birdbooksdirect.comDice che la letteratura è morta; che non ci sono più i Calvini i Pasolini e i Volponi d’una volta; che c’è il genocidio culturale, la restaurazione e la monocoltura del best seller. Dice che oramai è tutto giallo e nero e che la letteratura invece è un’altra cosa. Dice che non ci sono più le mezze stagioni, anche, e che una volta qui era tutta campagna. Dice che se i giornali continuano a pubblicare libri prima o poi smetteranno di farlo gli editori. Dice che non ci sono più i critici d’una volta e che gli italiani non leggono.

Mo me lo segno, dico.

Nel frattempo faccio un salto qui e vedo che nei primi mesi dell’anno che sta per cominciare usciranno: un romanzo di Nanni Balestrini su Giangiacomo Feltrinelli (però lo pubblica DeriveApprodi); un romanzo di Paolo Nori, Bompiani; le Opere italiane di Giordano Bruno in due volumi, Adelphi; addirittura un volume di poesie di Rodolfo Valentino, Newton Compton. Poi, va be’, c’è pure Moccia, c’è la Santacroce, ma pazienza. Poi ci sarà un nuovo Rushdie, Mondadori; un nuovo Potok, Corbaccio; nuove poesie di Patti Smith, Frassinelli; e perfino un Balzac a testa per Sellerio e Garzanti. E un nuovo saggio di Carlo Ginzburg, Feltrinelli, vogliamo perderlo? E la cinquecentesca Relazione sulla distruzione delle Indie del domenicano Bartolomé De Las Casas, Ahlambra, vogliamo lasciarlo in libreria?

Per dire.

Sembra proprio che anche nel 2006 ci sarà qualcosa da leggere, alla faccia degli uccellacci del malaugurio, e non saranno solo gialli e non saranno solo noir e non saranno solo best-seller e non saranno frutti di oscuri complotti genocidiali. Tocca chiudere l’anno in bellezza, va’: fanculo agli uccellacci del malaugurio e buone letture e buon anno a tutti gli altri.

A presto

December 23rd, 2005

Presepe, tratto da www.webalice.it/pleoanna/A Natale siamo tutti un po’ più cattivi, e io non intendo certo essere meno cattivo degli altri. Pertanto in questo periodo natalizio priverò i numerosi e attentissimi lettori delle maravigliose perle di saggezza dispensate abitualmente da questo stimabilissimo blog. Non so quando riprenderanno le trasmissioni, però riprenderanno: è una minaccia.

Buon Natale a tutti quanti!

Un dizionario impazzito

December 22nd, 2005

Giorgio Manganelli, tratto da www.villagevoice.comDice daldivano nei commenti a un paio di post fa:

Il mio vocabolario ha un fascicolo in meno, passa da effeminatore a facoltà senza colpo ferire; quando cerco un vocabolo vado sempre lì, in quello iato. il mio vocabolario diversamente abile mi corrisponde in modo uguale e contrario, se io non leggo lo scibile lui non lo contempla, se lui non lo contempla io non lo leggo. però perdo le ore di fronte al connubio effeminatore e facoltà (perché il mio vocabolario è anche sagace e io lo so, anche se non lo leggo tutto).

A parte il fatto che l’ho letto e riletto rischiando di cascarci dentro, perché quell’immagine del dizionario col buco nero ha una gran forza di gravità, questo pensiero mi ha fatto venire in mente un’intervista a Manganelli (toh! chi si rivede) apparsa sul Corriere della Sera nel giugno del 1990, poco dopo la sua morte (ora in La penombra mentale, Editori Riuniti 2001). Dopo aver chiacchierato di letteratura, delle sue sedute presso lo psicanalista junghiano Ernst Bernhard, di superstizioni e di menzogne, di centro e di periferia, insomma di una fetta ampiamente maggioritaria dello scibile umano, l’intervistatrice Caterina Cardona tenta di riepilogare con un’ultima domanda:

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Il bar sotto il faggio

December 20th, 2005

Il bar sotto il faggioIl bar sotto il faggio (acquistabile qui) è un libro divertente, ma non solo. Un bar della profonda provincia marchigiana funziona come una fabbrica di storie: il titolare, che risponde al nomen omen di Capitano, impone i nomi ai personaggi che varcano la soglia del bar, privandoli al contempo del loro nome proprio, se mai ne hanno avuto uno. Una volta entrati saranno Tosca, Seghevara, Takkinen, Il Muto, Il Bello, e cominceranno volenti o nolenti a raccontare.

Al di sopra di tutti, invisibile ma fino a un certo punto, l’autore si affanna a tenere le fila di queste storie che hanno il dannato vizio di voler andare dove vogliono, con scarso o nullo rispetto per l’autorità del narratore onnisciente. Regge fin che può, l’autore, ma ogni tanto perde la pazienza e interrompe la narrazione per notificare al lettore la sua fatica e le sue tribolazioni di estensore del testo. Per dirgli, ad esempio, che scrivere una storia è un po’ come cucinare le lasagne, ma molto meno rischioso.

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Il lettore è uno che non legge quasi nulla

December 19th, 2005

«Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere; è colui che sa dire, come scrisse una volta mirabilmente Scheiwiller, ‘non l’ho letto e non mi piace’. Il vero, estremo lettore di professione potrebbe essere un tale che non legge quasi nulla, al limite un semianalfabeta che compita a fatica i nomi delle strade, e solo con luce favorevole.» (G.Manganelli, Lunario dell’orfano sannita, Einaudi 1973, pag. 107)

Pur non essendo un lettore di professione, non posso non riconoscermi in questo ritratto manganelliano. La capacità di dire non l’ho letto e non mi piace fa parte del bagaglio esistenziale di qualunque lettore, non solo di quello del lettore professionista. Anzi, credo che il lettore dilettante, quello che paga per leggere, possa esprimere il celebre giudizio di Scheiwiller molto più liberamente del lettore di professione, che proprio in virtù del professionismo non è sempre libero da vincoli di deontologia, di etichetta, di pressioni ambientali.

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Cultura o servizio postale?

December 16th, 2005

PostaI fatti.

Patrizia Valduga in un intervista rilasciata al Corriere della Sera fa una battutaccia da osteria su Cesare Garboli e Raffaele La Capria le manda una lettera a solerte difesa dell’illustre oltraggiato. Nulla da eccepire, se La Capria avesse risposto all’indirizzo di casa o all’email di Patrizia Valduga. Ma dato che l’ha fatto sul Corriere della Sera, mi sento in diritto e in dovere di chiosare, dunque chioso: E CHI SE NE FREGA!

Il documento

Pubblichiamo l’ intervento con cui Raffaele La Capria replica a Patrizia Valduga che in un’ intervista sul Corriere (8 dicembre) aveva definito Garboli «uno che si mette a presiedere un premio letterario e come linea critica adotta quella di premiare una dopo l’ altra le sue fidanzate».

Cara Patrizia, la tua intervista apparsa sul Corriere della Sera dell’ 8-12-‘ 05 aveva una bella fotografia, e te l’ ho detto. Ma non ti ho detto che quando poi ho letto l’ intervista quello che hai dichiarato a cominciare da Leopardi per finire con Garboli mi ha sorpreso sgradevolmente. Anche se conosco il tuo carattere impulsivo, cosa si fa quando un’ amica colpisce un caro amico, com’ è per me Cesare Garboli, che tra l’ altro non può difendersi perché non c’ è più? Tra amici bisogna essere chiari, e perciò io ti dico: avevi proprio bisogno di attaccare Cesare in quel modo, parlando di imitazioni e di fidanzate? Questa volta mi pare che ti sei fatta trasportare dal tuo temperamento e sei andata fuori le righe. Anche Cesare aveva temperamento, immaginati come ti avrebbe risposto! Io ho fatto parte della giuria del premio Viareggio e so come si comportava Cesare in queste occasioni. In queste occasioni e nella vita. Proprio perché «lo conoscevo bene» non mi va di vederlo trattato come lo hai trattato tu. Non mi va perché offende la verità.