[Qui avevo parlato di Quiritta e del suo fondatore Roberto Parpaglioni, dopo aver letto l’intervista a Jacopo Guerriero in cui annunciava la chiusura della casa editrice. Oggi ricevo e pubblico volentieri un’altra intervista rilasciata da Parpaglioni a Silvana Rigobon, pubblicata sul numero 1/2006 di Fernandel, uscito in questi giorni]
La chiusura imminente di Quiritta è ufficiale. Lo ha dichiarato Roberto Parpaglioni, fondatore e direttore editoriale della casa editrice romana, nel corso di un’intervista su Nazione Indiana
La notizia è rimbalzata su Lipperatura e su Vibrisse, provocando, fra i lettori della rete, numerosi commenti di sorpresa e solidarietà nei confronti dell’ «editore gentiluomo».
Nei suoi sei anni di vita, e con l’intento dichiarato di “muovere i lettori verso un rinnovato interesse per la letteratura italiana”, Quiritta si è meritata la stima del pubblico e della critica più esigenti, grazie alla sua riconosciuta vocazione alla qualità. Avvalendosi della consulenza editoriale di Arnaldo Colansanti e di Emanuele Trevi, ha pubblicato venticinque opere, suddivise in due collane, una di classici e una di contemporanei, con autori del calibro di Giorgio Manganelli, Raffaele La Capria, Dario Voltolini, Beppe Sebaste, Enzo Siciliano.
Fernandel ha intervistato Roberto Parpaglioni.

Questo è un racconto
Dal 2 al 5 Febbraio, nell’ambito di In Edita blog, si terrà il primo festival nazionale DADIsta. Gli allievi della scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova declameranno il manifesto DADIsta e leggeranno pubblicamente alcuni componimenti. Dadeus ex-machina della manifestazione sarà il poliedrico Antonio Zoppetti – fondatore del DADIsmo – che per l’occasione cercherà di autolimitarsi a un’opportuna forma esaedrica regolare. Informazioni sempre aggiornate su
Il perecchiano scultore oulipiano lettore bartezzaghiano pittore enigmofilo pistoiese bibliomane – e qui listòmane – Paolo Beneforti ha aperto la versione italiana del sito francese
4. I rimedi
In
Ho aggiornato la pagina delle statistiche con i dati di dicembre. Non so perché, ma là fuori, nel vasto e periglioso mondo, c’è qualcuno che ogni tanto passa da queste parti. Potrebbe perfino darsi che qualcuno di quei qualcuni che passano si fermi un momento a leggere le mie divagazioni su lettura e zone limitrofe. Chissà, tutto è possibile.
Dice che la letteratura è morta; che non ci sono più i Calvini i Pasolini e i Volponi d’una volta; che c’è il genocidio culturale, la restaurazione e la monocoltura del best seller. Dice che oramai è tutto giallo e nero e che la letteratura invece è un’altra cosa. Dice che non ci sono più le mezze stagioni, anche, e che una volta qui era tutta campagna. Dice che se i giornali continuano a pubblicare libri prima o poi smetteranno di farlo gli editori. Dice che non ci sono più i critici d’una volta e che gli italiani non leggono.
A Natale siamo tutti un po’ più cattivi, e io non intendo certo essere meno cattivo degli altri. Pertanto in questo periodo natalizio priverò i numerosi e attentissimi lettori delle maravigliose perle di saggezza dispensate abitualmente da questo stimabilissimo blog. Non so quando riprenderanno le trasmissioni, però riprenderanno: è una minaccia.
Dice
Il bar sotto il faggio (acquistabile
«Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere; è colui che sa dire, come scrisse una volta mirabilmente Scheiwiller, ‘non l’ho letto e non mi piace’. Il vero, estremo lettore di professione potrebbe essere un tale che non legge quasi nulla, al limite un semianalfabeta che compita a fatica i nomi delle strade, e solo con luce favorevole.» (G.Manganelli, Lunario dell’orfano sannita, Einaudi 1973, pag. 107)
I fatti.
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!
Critici simoniaci falsari
January 5th, 2006Il commento, ah!, il commento! Parole su parole; frasi talentuose e dotte che si sovrappongono alle nostre per disvelarne i significati più reconditi. Quale racconto potrebbe resistere al secolare lavoro di sempre nuove schiere di alacri interpreti? Esiste davvero Pinocchio? esiste Don Chisciotte? No, no, non loro! non il racconto, ahimè, arriva a conquistare le vostre coscienze, ma il commento.
Il commento! Voi recensori e interpreti, insensati ospiti di parole di seconda mano, di quello vi gloriate; quello citate nei vostri afasici salotti letterari; quello mandate a memoria per figurare fra i cultori delle belle lettere. Vili birbanti! Mercanti di falsa moneta! Simoniaci! Voi fate commercio di ciò che fu dato gratuitamente all’umanità; voi esigete dalle intelligenze un tributo iniquo, perché non all’intelligenza sono destinati i racconti, ma alle profondità irragionevoli degli esseri umani. Non a ciò che riflette come levigato e gelido specchio noi ci rivolgiamo, ma a ciò che vibra e risuona come la ruvida segreta cavità di un istrumento a corde.
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Tags: chiosa, commento, critica, glossa
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