December 15th, 2005
Dice Melpunk nei commenti al post Il lettore è scemo: la letteratura è una cosa che si mangia.
Come tutti ricorderanno (seeee!) Melpunk rispondeva alla precisa domanda Che cos’è la letteratura? giudicata da Genette domanda scema. Orbene, circa ottant’anni fa Miguel De Unamuno (ancora lui, ebbene sì) diede più o meno la stessa risposta:
[C’è un] passo dell’Apocalisse, del libro della Rivelazione, in cui lo Spirito ordina all’apostolo di mangiarsi un libro [Ap 10, 9]. Quando un libro è cosa viva bisogna mangiarselo, e chi se lo mangia, se a sua volta è vivente, se è davvero vivo, rivive di quel cibo. (M. De Unamuno, Come si fa un romanzo, Ibis 1994, pag. 48)
Sentenza che – con buona pace di Genette – rivela da un lato la corrispondenza d’intelletto fra Melpunk e Unamuno, e dall’altro il carattere niente po’ po’ di meno che apocalittico della risposta del primo.
Sappi dunque, o lettore che distrattamente saltelli da un blog all’altro, che nei post che tu scorri a mach 4 possono celarsi rivelazioni di verità antique et mirabili. Convèrtiti dunque, e rallenta.
Tags: blog, Come si fa un romanzo, Ibis, letteratura, Libri, Miguel de Unamuno
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December 13th, 2005
Là fuori c’è un pazzo che nega la Shoah e dice che gli ebrei sono un tumore. Là fuori c’è un pazzo criminale che, proprio come Hitler, propone sinistre soluzioni alla questione ebraica. Là fuori c’è un pazzo criminale nostalgico del nazismo che auspica la cancellazione dello stato di Israele e la deportazione in massa degli ebrei dal medio oriente. Quel pazzo criminale ha purtroppo ammiratori sparsi in tutto il mondo, Europa inclusa.
Io, umile lettore semplice, non ho alcun potere da opporre a quello del pazzo criminale, ma non voglio osservare in silenzio il pazzo criminale che proclama il suo odio per il popolo ebraico. Io voglio invece proclamare a gran voce il mio amore per il popolo ebraico e il mio desiderio che possa vivere in pace in tutto il mondo, in Israele, in Italia, in Europa, in America, in Africa, in Asia e in Oceania e in tutte le terre emerse dove abita o vorrebbe abitare un ebreo, oggi e per tutto il tempo che resta da oggi alla fine del mondo.
Segue un elenco di alcuni dei motivi per cui amo il popolo ebraico
Hannah Arendt
Giorgio Bassani
Saul Bellow
Walter Benjamin
Harold Bloom
Joseph Brodskij
Elias Canetti
Paul Celan
Leonard Cohen
E.L. Doctorow
Jonathan Safran Foer
Sigmund Freud
Allen Ginsberg
Carlo Ginzburg
Leone Ginzburg
Natalia Ginzburg
David Grossman
Heinrich Heine
Irving Howe
Franz Kafka
Imre Kertesz
Primo Levi
Bernard Malamud
Osip Mandel’stam
Arthur Miller
Elsa Morante
Amos Oz
Georges Perec
Chaim Potok
Mordecai Richler
Henry Roth
Joseph Roth
Philip Roth
J.D. Salinger
Bruno Schulz
Delmore Schwartz
Isaac Bashevis Singer
Nathanael West
Abraham B. Yehoshua
Stefan Zweig
E inoltre, segnalati nei commenti:
Woody Allen
Bob Dylan
Amos Elon
George Gershwin
Benny Goodman
Vladimir Horowitz
Gustav Mahler
Jacques Offenbach
Arnold Schönberg
Isaac Stern
Kurt Weill
Tags: ebrei
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December 12th, 2005
Che cos’è la letteratura? Domanda scema, dice Genette:
Se temessi meno il ridicolo avrei potuto gratificare questo saggio di un titolo ch’è stato già grossolanamente usato: «Che cos’è la letteratura?» – Il testo illustre che ha posto tale domanda a sua titolazione in verità non vi ha risposto; il che tutto sommato è molto saggio: a domanda sciocca, nessuna risposta; ragione per cui la vera saggezza consisterebbe nel non porre neppure l’interrogativo. (Gérard Genette, Finzione e dizione, Pratiche editrice 1994, pag. 11).
E chi sono io per dar torto a Gérard Genette? Genette è un tale che una volta, nell’inverno del 1969, si trovò bloccato in casa da una tempesta di neve. Per ammazzare il tempo si mise a ragionare un po’ sul discorso narrativo e – com’è come non è, ragiona che ti ragiona – sfornò Figure III, uno dei testi fondamentali della narratologia contemporanea. Dar torto a Genette proprio non si può, quindi si accolga come postulato incontestabile che chiedersi cos’è la letteratura è esercizio vacuo, inutile e sintomatico di una non vaga inclinazione alla demenza.
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Tags: Finzione e dizione, Gérard Genette, letteratura, lettura, Libri, Pratiche editrice, stupidità
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December 10th, 2005
Mi accorgo solo adesso che due giorni fa Roberto Casati ha commentato il post Perché mai dovrei correre alla fermata dell’autobus, che i fedeli lettori ricorderanno dedicato alla disputa fra lo stesso Casati e Claudio Magris sulla velocità dei tempi moderni apparsa sul Domenicale del Sole 24 Ore lo scorso 20 novembre. Trattandosi di precisazione alle critiche che gli ho mosso, mi sembra doveroso dare alla replica la stessa visibilità del post. Ecco il commento di Roberto Casati:
«La velocità fisica era nella mia risposta a Magris una metafora di ogni tipo di velocità, compresa quella percepita. Si puo’ variare l’esempio con lo stesso risultato: accelerate (anche non fisicamente), e avrete l’impressione che gli altri siano più lenti.
Cio’ detto, la definizione di ‘filosofia’ che preferisco (data da John Campbell di Oxford) è la seguente: ‘philosophy is thinking in slow motion’. Questo per dire che non è necessario immaginare una linea netta tra lentisti e velocisti.
Molto cordialmente»
Tags: Claudio Magris, lentezza, Roberto Casati, velocità
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December 8th, 2005
Ieri sera, mentre girovagavo per blog, mi è capitato di sentire questo signore dire queste cose qui sul tema Quando un libro si venderà?, lanciato il giorno prima da quest’altro signore. Rilanciato, in verità, dato che ne aveva già parlato qui.
Letto tutto? Bene. Ora, non più tardi di un mese e mezzo fa, capitava che il qui presente (niente link) umile lentore depositasse su questo medesimo blog – oggi onorato dalla tua graditissima ancorché veloce visita – un articolatissimo e ponderoso saggio pomposamente intitolato nientepopodimenoché Analizzare i giudizi dei lettori per identificare il profilo standard del testo narrativo idoneo al mercato.
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Tags: blog, editoria, Giulio Mozzi, Libri, mercato
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December 6th, 2005
In data 12 luglio 2005 l’utente Linnio lanciava il seguente quizzettone su it.cultura.libri:
quizzettone: a quale poeta appartiene uno dei più bei versi della letteratura italiana, ovverosia ‘la turbata armonia degli incanti’? ricchi premi e cotillons.
Decisi di partecipare al gioco e mi lanciai in una rocambolesca ricerca della quale inizialmente riportai soltanto il risultato finale. In data 14 luglio, infatti, scrivevo:
Ciò messo due giorni, scartabellando gugol digesti e pandette.
…
Mi son fatto un mazzo tanto!
…
Alla fine l’ho trovato…
…solo che l’ho trovato diverso.
L’incauto Linnio, completamente ignaro delle conseguenze della sua avventatezza, il giorno seguente pose la fatidica domanda:
cioè?
domanda che mi consentì di procedere alla meticolosa ricostruzione della ricerca di cui sopra. Tutto quello che segue, o incredulo lettore, corrisponde a verità e fu messo per iscritto qual monito alle future generazioni, acciocché vedano come può ridursi un essere umano apparentemente normale quando s’accosta al sacro fuoco letterario come un Icaro intrepido e imprudente.
Ecco dunque cosa risposi in quel medesimo 15 luglio 2005:
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Tags: Codice Rocco, google, Linnio, Poggio Bracciolini, Quintiliano, turbata libertà degli incanti, Umberto Eco, usenet
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December 5th, 2005
In letteratura odio il sentimentalismo, l’espressione mielosa, il melodramma. Sono tutti modi scadenti per semplificare il complicatissimo groviglio del dolore umano. La verità è che di fronte al dolore le parole mancano completamente, non si sa cosa dire. Certo, ci sono frasi di circostanza collaudatissime: non ci pensare, vedrai che passerà, ci sono passato anch’io, ma sono solo modi per mascherare l’evidenza che in quel preciso momento non si sa proprio cosa dire.
Lo sa bene Hugo Hamilton, pare, dato che ha scritto un libro in cui la lingua del dolore è il silenzio. Oggi sono venuto a sapere quasi per caso che una persona cara non sta tanto bene. Avrei voluto dirle un sacco di cose, tipo non ci pensare, vedrai che passerà, ci sono passato anch’io, ma alla fine non le ho detto niente. E allora, in cambio di quello che non ho detto, le dedico questa lettura.
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Tags: Fazi, Hugo Hamilton, Il cane che abbaiava alle onde, Isabella Zani, parole e cose
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December 4th, 2005
Segnalo con colpevole ritardo il concorso Letture in treno, lanciato qualche giorno fa da tre prodi bloggher. E visto che oltre che lento son pure pigro, copincollo l’annuncio dal blog di Melpunk:
La matematica non è un’opinione diceva Totò. Per cui, 1 + 1 + 1 fa tre, che siamo noi: Melpunk, Boris Battaglia ed Eiochemipensavo(che poi è la Giuria) che proponiamo Lettureintreno, concorso aperto alle foto che contengano un libro (ben riconoscibile) a bordo di un treno (o di un vagone della metropolitana). Le foto vanno inserite sul sito Flickr previa semplice iscrizione, entro il 31 dicembre 2005. Ai vincitori delle categorie "Librintreno" e "Librinmetro" saranno inviati due libri dal sottoscritto. Tutto chiaro?
Segnalo inoltre la lenta (che bello!) ma inesorabile diffusione blogghica del fenomeno DADIsta. Nuovi strepitosi racconti a firma senzaqualita e EM! Nuovi imperdibili gadget a firma Matisse! Vivi anche tu le mirabolanti avventure DADIste! Resta sintonizzato sul blog del padre fondatore.
Tags: blog, dadismo, lettura
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December 2nd, 2005
Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]
Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.
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Tags: Agli dei ulteriori, Confessioni, dadismo, Don Chisciotte, Flaubert, Giorgio Manganelli, Il castello, Il mondo come volontà e rappresentazione, Kafka, L'incanto di pagina 49, Lettere a Louise Colet, Miguel de Cervantes, S.Agostino, Schopenhauer
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December 1st, 2005
Tra ieri e l’altro ieri s’è svolta in nazione indiana una disfida a colpi di calembour. Protagonisti principali Giancarlo Tramutoli, noto verbilibrista e stroncatore ufficiale della rivista Fernandel, e il blogger bravateludiche che – udite udite – gli ha tenuto testa alla grande, mettendolo più volte alle corde. Vincitori assoluti della gara sono risultati i lettori che l’hanno seguita in diretta o che la seguiranno in differita. Percorso obbligato a partire da qui.
Ho aggiunto un paio di note di servizio a questo blog. Vedere sulla destra, alla voce Pagine.
Ho anche tentato di aprire i commenti alla pagina delle statistiche, ma come si dice in questi casi qualcosa non ha funzionato. Sull’argomento sono naturalmente benvenuti consigli, dubbi, battute tavernicole, scherni, lazzi e quant’altro.
Tags: blog, Giancarlo Tramutoli
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November 30th, 2005
Ultimamente qui si parla di legami, connessioni, trame sotterranee e caso vuole (ma sarà davvero un caso?) che siano gli stessi argomenti di Underworld, il capolavoro di Don DeLillo; e caso vuole che in questi giorni io stia leggendo altri libri di DeLillo; e caso vuole che stasera, stanotte, io caschi dal sonno – cosa, questa, che imporrebbe una digressione su Chiamalo sonno di Henry Roth, ma pazienza. Underworld è uno di quei dieci o dodici libri che ho letto, come dicevo un post addietro, e sotto riporto le mie note di lettura di circa un anno fa. Qui a destra invece, nella categoria Luoghi, c’è un link al più grande lettore di DeLillo di tutti i tempi, che merita una visita lunga, accurata e opportunamente lenta.
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Tags: Don DeLillo, Libri, Underworld
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November 29th, 2005
Sì, certo, il lettore è bistrattato, umiliato, considerato carne da cannone, ma fra le migliaia e migliaia di pagine a cui dedica il suo tempo può capitargli di trovare qualche parola di conforto. Allora sorride, il lettore, e si rasserena un poco. L’incomprensione del mondo si fa meno oppressiva e il lettore scorge un barlume di senso nella sua dedizione spirituale e corporale ai libri, alle pagine, alle frasi, alle parole, ai segni di interpunzione e soprattutto ai margini e agli spazi bianchi.
Talvolta infatti, mentre riordina mentalmente le anonime sequenze di grafismi stampate sulla pagina, gli si presenta un pensiero, un’idea, un discorso che lo riguarda. Allora sa che quei segni neri che spezzano il bianco della pagina sono stati scritti per lui. Non per un generico lettore, sia chiaro, ma proprio per lui. Sono parole d’affetto, di solidarietà, di pietas, che egli accoglie con gratitudine come se fossero una dedica. A volte, poi, sono davvero una dedica:
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Tags: Come si fa un romanzo, Ibis, lettura, Miguel de Unamuno, scrittura
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November 28th, 2005
Gli editori lamentano le poche copie vendute; i librai soffrono l’assottigliamento dei margini economici; gli autori rinnovano in mille modi l’antico aforisma: carmina non dant panem; i traduttori denunciano la scarsa visibilità del loro lavoro; i critici criticano la scarsa attenzione alla critica. Nella gran macchina della produzione letteraria tutti si considerano sottostimati, sottovalutati, sottopagati. No, dico, va bene che l’erba del vicino è sempre più verde, che l’uomo è pessimista per natura, che il mondo è crudele, ma allora io – il lettore – cosa dovrei dire?
Insomma, dico, dovrei sempre stare zitto e buono ad ascoltare le lamentele altrui? Eh no, cavolo, per una volta mi lamento io. Voglio gustare anch’io, e fino in fondo, l’universale panica esperienza del piagnisteo letterario.
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Tags: editoria, lettura, Libri, mercato, pagare per esistere, Stefano Salis
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November 25th, 2005
Qualche post fa ho usato un libro per descrivere le subdole arti seduttive mercé le quali i libri acquistano i lettori nelle librerie. Quel libro era Zadig, deliziosa fiabuccia volterriana, sì insomma, di Voltaire. Ieri stavo sbirciando questo blog, e precisamente un post intitolato Contro il letteraturismo, definito dalla padrona di casa «convinzione che tutto sia ormai stato scritto, che il grande romanzo sia finito e che non ci siano più gli scrittori di una volta». Si tratta della nota posizione espressa ciclicamente – per lo più nei mesi estivi, ma senza disdegnare qualche puntata fuori stagione – da vecchie glorie delle patrie lettere ormai in stato di giubilazione (o mummificazione che dir si voglia).
Che c’entra? ti chiederai, o rapido e distratto lettore. Cos’è che coincide qui? E aspetta, no? non ho ancora finito. Hai fretta? c’è qualcuno che ti corre dietro? sei mica Casati che deve prendere l’autobus, no?
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Tags: blog, dadismo, lettura, link, scrittura
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November 24th, 2005
Domenica scorsa la lentezza ha occupato l’intera prima pagina di Domenica, forse più noto come "il domenicale", supplemento culturale del quotidiano Il Sole 24 Ore. A un articolo di chiara ispirazione lentista a firma Claudio Magris – germanista e scrittore – ha risposto il velocista Roberto Casati – filosofo del linguaggio. Botta e risposta qui (pdf, 116KB).
La botta di Magris è una tranquilla riflessione sulla velocità della vita osservata dal punto di vista di un soggetto vivente, pensante e riflettente, ma immobile. Tipo specchio da parete, per capirsi. La risposta di Casati, con subdolo artifizio retorico, mette in movimento il soggetto, tramutandolo da specchio a telecamera mobile. Magris s’interroga sugli effetti psicologici della velocità sui comuni mortali; Casati risponde con una lezione di relatività generale. Magris parla di una velocità subìta dall’uomo; Casati travisa completamente il tema e parla della velocità dell’uomo. Insomma, per farla breve, Magris invita Casati a pranzo e Casati va a farsi un giro per negozi, quel distratto d’un Casati.
A un certo punto dell’articolo di Magris si legge:
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Tags: Claudio Magris, lentezza, Roberto, Roberto Casati, velocità
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