Uno non può avere un’idea che sia una, che subito arriva un altro a copiargliela. È successo recentemente a un signore che si chiama Lance Fletcher, che nel 1994 ha lanciato in rete una vera e propria Accademia della lettura lenta. Detto molto in breve, si tratta di diverse mailing list dedicate a filosofi o a singole opere filosofiche, con l’obbiettivo di creare attorno a questi argomenti tipicamente accademici una conversazione in rete che esca dai confini dell’accademia in senso stretto.
Undici anni dopo arriva un blogger qualsiasi e gli frega l’idea di lettura lenta per intitolare il suo stupido blog. Se non è un’ingiustizia questa…
Lance Fletcher ha affiancato al lancio delle mailing list un vero e proprio manifesto della lettura lenta che illustra lo spirito che dovrebbe animarle. Leggendo il manifesto e sbirciando le mailing list attive ho capito subito che il suo progetto è infinitamente più serio e utile del mio modesto bloggo per gli appunti, ma ho anche scoperto che il suo e il mio richiamo all’idea di lettura lenta condividono una comune radice bibliografica: Aurora di Nietzsche, e precisamente la sua prefazione. Dice infatti Lance Fletcher:
Miguel de Unamuno è uno degli scrittori verso i quali sono in debito, un debito che naturalmente non potrò mai saldare. Mi succede a volte, peregrinando di libro in libro, di scovarne uno scritto apposta per me, e io so con ragionevole certezza che Miguel de Unamuno ha scritto il suo Commento alla vita di Don Chisciotte apposta per me. Considerando che Miguel de Unamuno l’ha scritto nel 1905, ben prima che io nascessi, ho sempre creduto che egli non sapesse di averlo scritto apposta per me, ma oggi non ne sono più così sicuro.
«C’è molto rame in casa, secchi, testi, stampi, leccarde, paioli». Questa frase apparentemente innocua si trova a metà del tredicesimo capitolo di Libera nos a malo, il capolavoro di Luigi Meneghello. A prima vista non è che una dimessa elencazione di vetusti arnesi da cucina affratellati da una comune natura cuprica, eppure mi è rimasta in mente per ore. Anche adesso che ho doppiato la pagina che la ospita, essa si ripresenta a intervalli regolari e si sovrappone alle parole che vado leggendo, dolce come una litania melodiosa e arcana, ossessiva come il ritornello di una canzonetta: secchi, testi, stampi, leccarde, paioli. Che sarà mai? Donde verrà questa malìa che a queste parole m’incatena? Devo disvelare il segreto di codesto incantamento, spezzarlo per poter completare libero da sortilegi la degustazione delle pagine rimanenti.
Che stavo dicendo? Ah già, diatribe quantitative versus diatribe qualitative. Ora, è evidente che tutto questo mio sollazzevole girovagare attorno al tema (sollazzevole per me, beninteso) non è del tutto centrato sul problema e trascura molti dettagli, restituendo una visione alquanto parziale della questione. Parziale sia in quanto incompleta sia in quanto faziosa, ovvero soggettiva. Va detto peraltro che non mi preme affatto essere oggettivo e imparziale (ammesso che sia mai possibile esserlo).
Come dicevo, l’anno prossimo sarà l’anno di Antonio Pizzuto e in questo mio stambugio di ghiribizzi libreschi l’ho ricordato con qualche mese d’anticipo. Anche l’anno scorso ci fu un tale che decise di anticipare di un anno il ricordo di Pasolini, sebbene non nel segreto del blog, ma sulla pubblica piazza editoriale. Il risultato fu un bel libro che, come tutti i libri che vale la pena leggere, è stato rapidamente dimenticato, travolto dalla pressione esercitata sugli editori dagli orrendi lettori veloci, insaziabilmente affamati di nuove uscite. Nell’àmbito dei ludi pasoliniani, dunque, mi sembra doveroso dedicare un giorno-blog a un libro che da solo vale l’opera completa di mille denbraun. Segue lettura (lenta, va senza dire).
Quest’anno è stato l’anno di Pasolini e di Calvino. L’anno prossimo sarà l’anno di Antonio Pizzuto. Non ci credi, o blog-zapper ansimante per il troppo correre? Fai bene a non crederci. Infatti, pur essendo innegabile, calendario alla mano, che nel 2006 cadrà il trentennale della morte di Antonio Pizzuto, è altrettanto innegabile che la sua quota di mercato è troppo piccola per suscitare qualsivoglia genere di interesse: non l’interesse degli editori forti, perché Pizzuto è autore dalle tirature lillipuziane; non l’interesse degli accademici forti, perché Pizzuto – autore sconosciuto ai più – non dà molta visibilità a chi se ne occupa; non l’interesse dei lettori forti, perché Pizzuto richiede tempi di lettura troppo alti, col rischio di rovinare l’ingurgitazione media giornaliera di libri.
La lettura lenta può vantare augusti antenati. Gli antichi rètori, per esempio, mandavano a memoria lunghe e complesse orazioni fin nei minimi particolari, inclusi i gesti del corpo e l’intonazione della voce, leggendo e rileggendo i testi fino a inciderli nella mente, predecessori inconsapevoli dei libri viventi che Ray Bradbury immaginò in Fahrenheit 451. Ma non occorre andare così lontano. Quella che qui ti offro, o internauta che ti muovi con passo da centometrista, è un’accorata esortazione alla lettura lenta di quel poeta che in questi giorni è in odore di laica santificazione.
O navigatore errabondo e tendenzialmente dispersivo, concediti una breve sosta e fissa la tua attenzione sulla locuzione scrittura creativa.
Per la parte cattolica della nostra società il 2 novembre è il giorno della commemorazione dei fedeli defunti, memoria che segue a ruota la festa di ognissanti, restando in certo qual modo contagiata dalla gaiezza che tutti – cristiani o meno – associano ai giorni di festa. Dal punto di vista della religione cristiana, poi, la morte non rappresenta soltanto la fine della vita terrena, ma soprattutto l’inizio della vita eterna. A maggior ragione, pertanto, la commemorazione dei defunti, pur non essendo strictu sensu una festa, non è nemmeno giorno di mestizia e di doglianza.
Machiavelli ha scritto «la più famosa lettera di tutta la letteratura italiana» (Ridolfi). Si tratta della lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513. Talmente famosa quella lettera, che riesce difficile pensare che ci sia ancora spazio per ricamarci su. Eppure…
Le statistiche ufficiali sul mercato librario italiano classificano come lettori forti coloro che leggono almeno 12 libri in un anno. Forse questa cifra farà sorridere i lettori a ripetizione – quelli capaci di ingurgitare 3-4 romanzi die pur di tenere il passo di uscita delle novità – eppure è così: un libro al mese basta e avanza per entrare nel gotha della società lettoria nazionale.
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!