La bicicletta di Giovanni Scheiwiller

February 9th, 2006

Bicicletta, tratto da www.workcycles.comNell’ambito della commemorazione di Antonio Pizzuto che qui si celebra, a trent’anni dalla di lui dipartita, in forma privata, segreta, quasi clandestina, pubblico un breve testo luminoso e intenso che dovrebbe sfatare il mito dell’illeggibilità di questo ardito esploratore linguistico.

A margine del testo, poi, a mo’ di chiosa, riporto un passo in cui lo stesso Pizzuto dichiara ed esemplifica i criteri lessicali e sintattici che stanno alla base della sua ricerca stilistica. Mai come in questo caso vale il motto della fratellanza lettoria universale: buona lettura!
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Editoria lenta

February 8th, 2006

Troppi libri, tratto da home.att.net/~pennNel suo primo numero di quest’anno, la rivista di informazione libraria Bookshop ha lanciato una simpatica inchiesta intitolata «Troppi libri, un mercato a due velocità. Il problema della “superproduzione” editoriale».

L’ipotesi di fondo è che l’uscita di oltre 50.000 novità all’anno combinata con un 67% di popolazione allergica all’acquisto di libri – come da recente indagine Demoskopea – sia un cocktail esplosivo. «L’intasamento dei canali» si legge nell’editoriale della rivista «e l’accorciamento del ciclo di vita di ciascun titolo, a livello distributivo, minaccia di far saltare principalmente il modello di business della libreria indipendente».
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Vignette sì, vignette no

February 7th, 2006

Dato che a volte (non spesso, per fortuna dei simpatici frequentatori di ‘sto blog) oltre agli amati libri leggo anche riviste e quotidiani, stavo pensando a questa faccenda delle vignette danesi e relative reazioni e controreazioni. Se ne sta parlando un po’ dappertutto, in rete e sulla carta stampata, quindi vado dritto al punto senza troppi preamboli. Mi piacerebbe considerare separatamente tre aspetti della questione che nelle discussioni e nei resoconti di questi giorni vedo spesso allegramente mescolati:

1. Un giudizio sulle vignette
2. Libertà di espressione
3. Satira o insulto?
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Mio padre non solo era inutile, ma anche dannoso

February 5th, 2006

Giorgio Manganelli, tratto da www.compagnosegreto.itSu sollecitazione di Miku nei commenti al post precedente, trascrivo la prima parte dell’intervista rilasciata da Lietta Manganelli a Ugo Cornia e pubblicata in G.Manganelli, Il delitto rende, ma è difficile, Comix 1997. Oltre all’accenno, purtroppo assai fugace, alla tempestosa visita del Gaddus al Manga, l’intervista rivela la causa ultima dell’improvvisa separazione di Manganelli dalla sua famiglia, nonché l’icastico giudizio giustamente scelto da Cornia come titolo dell’intervista.

Puoi raccontarci qualcosa di tuo padre?
Ti racconterò questo. Il primo ricordo cosciente che ho di mio padre, perché poi si spezza tutto fino a diciotto anni, è una pergola molto bella di un’osteria di Milano sui navigli, di quelle con le tovaglie coi quadrettini rossi e i tavoli pieni di bottiglie, e mio padre che parla con tre o quattro amici. Non si sa bene perché aveva deciso di portarmi a spasso, forse voleva fare vedere la figliola, ma non capendo assolutamente niente mi ha messo a sedere davanti a un boccale da mezzo litro di birra, e io me lo bevo anche molto felicemente, dicendo – mmh, buona, buona – e mi prendo una sbronza colossale. Mi ha portata a casa tenendomi in braccio, e io ho vomitato per una settimana.
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Numeri e note sparse

February 3rd, 2006

Riga n. 25
Due o tre cose alla rinfusa.

Ho aggiornato la pagina delle statistiche con i dati di gennaio. Questa volta ho copiato paro paro la tabella (orrenda) fornita da Webalizer, che ha il difetto di stroncare il layout della pagina e i molti pregi del copia-incolla. La buona notizia è che gli accessi continuano a crescere, la cattiva è che non ho la più pallida idea del perché.

Una postilla inutile alla mia già non utilissima autobiografia. Sostengo da anni, praticamente da quando mi conosco, che il caso non esiste e che quando si scrive intenzionalmente qualcosa – un post, un post-it, una cartolina postale, un assegno postdatato – non si fa altro che redigere una chiosa, una glossa, una nota a margine. La Récherche di Proust è una glossa alle Causeries du lundi di Sainte-Beuve, e Se questo è un uomo è una nota a margine di Auschwitz. Scendendo rapidamente da quelle vette, mutatis mutandis, si parva licet, eccetera eccetera, la mia autobiografia tripartita è una chiosa a post e discussioni che ho letto qualche giorno o settimana fa, e precisamente: un discorso su letteratura e realtà, un paradosso su verità e menzogna della scrittura, una fiaba biografica e una fotografia negata. Naturalmente non saprei dire come tutto ciò sia andato a convergere in quella roba che ho propinato agli innocenti lettori.

E infine l’unica notizia davvero importante. È uscito il numero 25 di Riga, rivista monografica pubblicata da Marcos y Marcos dedicata questa volta a Giorgio Manganelli, a cura di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa. Più di cinquecento pagine ripartite fra scritti inediti del sommo tapiro, articoli d’epoca su di lui, saggi critici di autori contemporanei e anche una simpatica pièce teatrale di Tiziano Scarpa, che rievoca l’ormai leggendaria visita di Gadda al nostro, narrata da Lietta Manganelli in un’intervista apparsa in Il delitto rende, ma è difficile, Comix 1997.

Autobiografia: parte terza

February 2nd, 2006

[Riassunto delle puntate precedenti: Nacqui, bene o male sono arrivato fin qui]

Parche, tratto da en.wikipedia.org/wiki/Fates
Gran cosa, il ben dell’intelletto. Noi esseri umani non ringrazieremo mai abbastanza la benigna Natura per questo segno di distinzione che ha voluto donarci. La capacità di analizzare tritamente situazioni e oggetti, di individuarne le componenti elementari e di concatenarle in ordinate sequenze di cause ed effetti, relazioni e rapporti, ci consente di affrontare il mondo con piglio sicuro e incrollabile fiducia nel futuro.

Usando di quel bene con onestà e prudenza, ho potuto vedere il problema della mia autobiografia da molteplici angolazioni, individuando pieghe e risvolti che un’osservazione superficiale e istintiva avrebbe tenuto nascosti. In mancanza di questa analisi preliminare condotta con sagacia e intelligenza avrei cominciato a scrivere alla rinfusa, senza una direzione precisa, senza una meta chiaramente identificata. Pagine e pagine inchiostrate senza alcun criterio si sarebbero ben presto rivelate vuote, o eccessive, o in contraddizione con altre scritte appena prima o appena dopo; interi capitoli redatti imprudentemente sull’onda di un ricordo o di un’emozione sarebbero risultati superflui nell’economia complessiva dell’opera; giorni, mesi, anni di studio e di ricerche archivistiche sarebbero stati spesi inutilmente per raccogliere informazioni che la prova della pagina avrebbe dichiarato vane.
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Autobiografia: parte seconda

February 1st, 2006

[Riassunto delle puntate precedenti: Nacqui]

Cammino
Progettare e scrivere la seconda parte sarà di gran lunga più facile. Si tratterà infatti di organizzare dati storici e testimonianze in un discorso onesto, veritiero e sorretto da riscontri puntuali, un discorso in grado di fornire al lettore tutti gli elementi di conoscenza e di giudizio necessari a ricostruire un quadro ordinato e realistico della mia vita.

Sceglierò innanzitutto un criterio di esposizione il più possibile aderente alla realtà, e fin d’ora il migliore mi sembra il criterio cronologico lineare – quello cioè che meglio rispecchia lo svolgimento naturale dei fatti – che mi consentirà tra l’altro di inserire in punti cruciali opportune digressioni e riflessioni sui molteplici rapporti fra la storia della mia vita e la storia del costante progresso dell’umano genere. Essendo la verità e l’esposizione oggettiva degli eventi il primo obbiettivo dell’opera, riporterò con cura i medesimi accadimenti da punti di vista diversi, talvolta anche opposti, in modo tale che nessun critico capzioso e villano possa accusarmi di parzialità. Read the rest of this entry »

Autobiografia: parte prima

January 31st, 2006

Big BangHo deciso: scriverò la mia autobiografia, un’opera destinata a rappresentare me medesimo al più alto grado possibile di veridicità. Stenderò innanzitutto un piano di lavoro molto dettagliato. Preparerò un indice, una bibliografia e un accurato elenco delle necessarie appendici. Procederò quindi allo studio dei testi di riferimento, redigendo per ciascuno una rigorosa recensione e mantenendo aggiornato uno schedario cronologico e uno tematico. Compilerò quindi per ogni capitolo tracce di stesura ordinate e precise, che andrò infine a sviluppare una per una.

La prima parte dovrà contenere una breve ma significativa genealogia che ponga in adeguata evidenza le mie origini biologiche e spirituali, senza tralasciare una doverosa disamina degli stimoli culturali e ambientali che i miei maggiori assorbirono e che determinarono le loro scelte politiche ed esistenziali, indirizzandole energicamente verso la decisione consapevole di mettermi al mondo. Read the rest of this entry »

Scusi, posso farle una domanda?

January 30th, 2006

Perec

Perché gli aspirapolvere su scivolanti si vendono così male?
Negli ambienti di modesta estrazione, che cosa si pensa dei surrogati di caffè?
Piace la purea bell’e pronta?
E perché?
Perché è leggera?
Perché è untuosa?
Perché è tanto facile da fare: un gesto e via?
Pensate davvero che le carrozzine per bambini siano care?
Non siete forse sempre pronti a fare un sacrificio per il benessere dei piccoli?
Come voterà la donna francese?
Il formaggio in tubetti ha incontrato il favore del pubblico?
Siete pro o contro i trasporti pubblici?
A che cosa si bada anzitutto quando si mangia lo iogurt: al colore?
Alla consistenza?
Al gusto?
All’aroma naturale?
Legge poco, molto o niente?
Andate al ristorante?
Le piacerebbe, signora, subaffittare la sua camera a un negro?
Che cosa pensate, francamente, della pensione ai vecchi?
Che ne pensano i giovani?
Che ne pensano i dirigenti?
A che cosa pensa la donna di trent’anni?
Che ne pensa, lei, delle vacanze?
Dove passa le sue vacanze?
Le piacciono i cibi surgelati?
Quanto pensa che costi un accendisigari come questo?
Quali sono le qualità che esige dal suo materasso?
Mi può descrivere un uomo che ama la pastasciutta?
Che cosa pensa della sua lavatrice?
Ne è soddisfatta?
Fa forse troppa schiuma?
Lava bene?
Rovina la biancheria?
Serve anche ad asciugare la biancheria?
Lei preferirebbe una lavatrice che servisse anche ad asciugare la biancheria?
La sicurezza nelle miniere è sufficientemente garantita o no, secondo lei?

[Georges Perec, Le cose, Mondadori 1966]

(Formaggio in tubetti? Bleah!)
(Il libro, sia detto parenteticamente, è splendido)
(Questo post somiglia a un’eccolalista. Forse)

Camilla Baresani, renditi conto che gli ebrei italiani sono italiani come te e che hanno tutto il diritto di mangiare un po’ come cozza gli pare

January 28th, 2006

Si è appena conclusa la giornata della memoria, dedicata, come dice la parola stessa, a fare memoria per un giorno della più sciagurata tragedia di tutti i tempi: il massacro di sei milioni di ebrei per mano dei nazisti e di chi con i nazisti collaborò con parole, opere e omissioni. Quei sei milioni di ebrei furono sterminati per il solo fatto di essere ebrei, e questo costituisce ancora oggi l’aspetto unico e finora non replicato della Shoah.

Per rendere possibile un abominio come quello della Shoah è necessaria una preparazione scrupolosa e lunga, e quando dico lunga intendo svariate centinaia di anni impiegate a negare al soggetto sterminando qualunque barlume di dignità umana: lo si dipingerà come essere asociale, amorale, nemico della buona creanza e dei sani costumi, amante della crapula e dei vizi più esecrandi, dedito alla magia nera, al cannibalismo e a oscuri complotti per la conquista del potere, nonché seguace stolido e insano di miserande pratiche igieniche e alimentari. Read the rest of this entry »

Alcune ragioni per non firmare gli appelli

January 27th, 2006

Oratore, tratto da www.vroma.orgNon so perché, ma quando ho letto questo mi è venuto in mente quest’altro (formato pdf, 101 KB), un grazioso sermone di Giorgio Manganelli. Ne propongo qui un ampio stralcio, consigliandone naturalmente la lettura integrale mediante acquisto o prestito bibliotecario del libro sotto indicato o, in caso di indigenza o soverchia pigrizia, mediante clic del mouse sul secondo link del presente post.

Alcune ragioni per non firmare gli appelli.
[G.Manganelli, Lunario dell’orfano sannita, Einaudi 1973]

(…) Considerato come genere letterario, l’appello copre una angusta area di quello che fu il gran regno dell’oratoria. Cicerone lo collocherebbe tra i discorsi «ad animos permovendos», che vogliono dimestichezza con gli ascoltanti, devozione alle loro passioni, ai loro pregiudizi, ai capricci ed agli imperativi locali; ove occorra, vogliono lacrumas, sconvolgente chiome, supplosio pedis, lacerate tuniche a disvelar ferite; anche sventolio di orfani. Non proponendosi di ‘docere’, vale a dire fornire informazioni, ma solo ‘movere’, non ha doveri di veridicità, ma anzi di opportuna manipolazione. Mutolo persuasore, il testo dell’appello deve far supporre gesti impetuosi, tragici pallori, voce rotta o nobilmente asseverativa. Osserveremo che, nella geografia della decaduta oratoria, la repubblica degli appelli è contermine ad altra regione, un poco più monotona e sommaria, ma singolarmente consanguinea: intendo riferirmi al granducato degli epitaffi.

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Diceria su Diceria dell’untore

January 25th, 2006

Gesualdo Bufalino, tratto da www.galrev.comDiceria dell’untore è un libro che fin dal titolo propone un’atmosfera iperletteraria. L’untore è per noi lettori post-manzoniani una figura unicamente finzionale, romanzesca, quasi mitologica, che non può esistere al di fuori di un racconto o di un romanzo: è un concetto, un’astrazione, un simbolo. Nessun lettore s’aspetterebbe mai di trovarsi un untore in carne e ossa sull’uscio di casa o in ufficio o al bar, e se anche ne incontrasse uno non lo riconoscerebbe, perché dell’untore si può dire solo ciò che si dice di Dio nel vangelo: nessuno l’ha mai visto.

L’altro termine del titolo – diceria – rafforza ulteriormente questa impressione di letterarietà mitologica. Nelle istruzioni per l’uso poste in calce al racconto, Gesualdo Bufalino spiega che

«Diceria» vale racconto, dettato, monologo con in più un’insinuazione di scarsa credibilità, come di uno sproloquio mormorato all’orecchio.

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Ctonio Pizzuto

January 23rd, 2006

Antonio Pizzuto. Tratto da Lezioni del maestro, Scheiwiller 1991Antonio Pizzuto è autore ctonio, infero, sotterraneo, aduso a propagarsi lentamente per rari e inconsapevoli contagi fra sparuti e timidi lettori. Con analoghe modalità, un vecchio post su di lui riceve commenti a più di due mesi di distanza. Riporto in superficie gli ultimi due, e ringrazio il terzultimo – Miku – per il link a un articolo di Andrea Cortellessa.

A Silio Bozzi e Lucio Russo (e altri seguaci eventualmente in ascolto) chiedo, se ne hanno voglia, di segnalarmi iniziative pizzutiane, o di mandarmi commenti, articoli, riflessioni, memorie, letture o quant’altro sul nostro, che pubblicherò volentieri in questo blog periferico, a mo’ di celebrazione clandestina e intima di Antonio Pizzuto, nel trentesimo anniversario della sua provvisoria dipartita.

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Quando i lettori fanno ‘oh’

January 21st, 2006

Gioachino Chiesa, Davanti al Terzo Millennio, tratto da /www.uffizi.itLo stupore è quell’atteggiamento verso le cose che l’uomo maturo, istruito e produttivo si ritrova suo malgrado a condividere con i bambini. Situato a metà strada fra l’onesta ingenuità dell’infante e l’irrevocabile tensione alla demenza del geronte, lo stupore è la capacità di considerare nuove tutte le cose, da una gita domenicale sulla luna alla fermata del tram.

Nella vicenda esistenziale del lettore, come è noto, non ha luogo un rapporto diretto con le cose. Il lettore infatti non vive: egli legge. I viventi acquistano conoscenza e saggezza mediante l’esperienza delle cose del mondo: essi nascono, lavorano, viaggiano, pensano, amano, soffrono, muoiono. Qualsivoglia conoscenza del lettore – ammesso che il lettore possa conoscere alcunché – passa invece attraverso il filtro della parola scritta. La nascita del lettore è un incipit; il suo lavoro è un racconto verista; i suoi viaggi sono grand tour settecenteschi; egli pensa i pensieri dei filosofi, ama d’amor romantico o libertino o cortese, soffre le pene degli eroi epici, e la sua morte è prevedibilmente un explicit.

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Lettori lenti antibufala

January 18th, 2006

Bufala, tratto da www.semtech.itDieci giorni fa lo scrittore Giacomo Sartori chiedeva svariate cose ai critici dei critici. Prima fra tutte questa:

Segnalare e/o far circolare testi critici interessanti/innovativi, pubblicati su quotidiani, su riviste di varia natura, o all’interno di opere saggistiche, o anche inediti; ma anche di mettere in relazione testi critici di varia natura, di confrontarli, di ragionarci sopra, criticarli.

Ligio al dovere, segnalo.

Segnalo un articolo critico interessante in cui Luigi Weber dimostra con ampie argomentazioni e puntuali riferimenti testuali che Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno, Mondadori, è una scopiazzatura di quart’ordine dei romanzi di Philip Roth.

E poi segnalo un altro articolo critico interessante in cui Piero Sorrentino dimostra, con acribia non inferiore a quella di Weber, che l’ultimo libro di Giorgio Bocca – Napoli siamo noi, Feltrinelli – ha svariate caratteristiche degne d’attenzione:

1. Costa una cifra, ovvero 14 euro per meno di 108 pagine stampate.
2. È pieno zeppo di refusi, svarioni e bufale.
3. È un coacervo di luoghi comuni su Napoli scritti da uno che Napoli non l’ha vista manco in cartolina.

Con sentenza inappellabile e irrevocabile, nomino Luigi Weber e Piero Sorrentino lettori lenti antibufala honoris causa, e li ringrazio pubblicamente per avermi fatto risparmiare fior di quattrini.