Se l’ha fatto il Corriere della Sera, non vedo valide ragioni per non farlo anch’io, ergo pongo in bella vista l’opportuno cartello:
S’avvisano gli imprudenti e lascivi frequentatori di questo luogo di divagazioni irragionevoli che letturalenta è un blog comunista. Il suo tenutario, infatti – individuo notoriamente doppio e incline a riprovevoli perversioni – il 9 aprile prossimo venturo darà il suo voto libero e democratico alla coalizione di centro-sinistra.
Riconosco al governo in carica il merito di aver donato alla patria momenti di ilarità supremi e difficilmente ripetibili, dovuti in gran parte alle naturali doti cabarettistiche del Presidente del Consiglio, ma anche a talenti emergenti come l’economista creativo Tremonti, il vignettista padano Calderoli e il filosofo giocoliere Pera. Ridere fa bene allo spirito, è vero, ma a patto di non esagerare: altri cinque anni di comiche mi sembrano francamente eccessivi.
So, ahimè, che l’affissione di codesto avviso mi costerà un calo del 21% degli accessi da Milano e zone limitrofe, ma confido in una cospicua compensazione dalle regioni rosse e dal comune di Ceppaloni.
Si assuma come postulato iniziale e indimostrabile di questo profondo e imprescindibile saggio quanto segue: la pagina è bianca, la scrittura nera. Non dico, si badi bene, che questa caratteristica è osservabile in tutte le manifestazioni fenomeniche della scrittura. Dico piuttosto che l’idea prevalente di scrittura, radicata da secoli in strati profondi dell’inconscio, si presenta come segno nero su sfondo bianco.
Era una notte di luna piena. Incipit alquanto banale, ne convengo, ma che altro si può dire di una notte di luna piena se non che era una notte di luna piena? Certo, uno scriba di solido mestiere e regolarmente iscritto al sindacato cercherebbe e forse troverebbe soluzioni più eleganti. Che so, potrebbe sostenere che la tenebra notturna cedeva il passo al fulgore pieno e rotondo di Selene; oppure potrebbe concentrarsi su un sasso, un timido sasso abitualmente grigio che, sfavillando come un diamante, proiettava un’ombra nerissima sulla sabbia candida di luce. Questi o altri artifizi aiuterebbero senz’altro lo scriba a guadagnare fama e recensioni positive, ma non cambierebbero di una virgola la nuda realtà dei fatti, ovvero che senza alcun dubbio era una notte di luna piena.
Nel trentesimo anniversario dell’eradicazione di Antonio Pizzuto dal palcoscenico grottesco che non senza sprezzo del ridicolo siamo soliti definire vita, le pagine culturali dei maggiori quotidiani nazionali pullulano di omaggi, ricordi, notizie, discussioni, recensioni, dibattiti, picche e ripicche, sillogi monografiche, citazioni e dotte disquisizioni sul massimo rappresentante della narrativa italiana, a suo dire ingiustamente trascurato o bistrattato dai critici: Alessandro Baricco.
Chiedo venia all’improvvido lettore che nonostante le mie reiterate prove di demenza continua tuttavia a leggere questo blog, ma devo fare una cosa un po’ irrituale nella dinamica blogghica. Si tratta di questo: prendo un commento a un mio post e lo faccio diventare post. Lo faccio perché credo che questo commento sia un post potenziale di un blog che ancora non esiste.
Spesso mi coglie il dubbio che le parole non siano necessariamente comunicative, dubbio che si fa più tenace quando penso alla letteratura. Infatti, se non è del tutto irragionevole ipotizzare che chi scrive un discorso elettorale, o uno spot pubblicitario, o il manuale d’uso di un ordigno, o un trattato di astrofisica abbia un qualche intento comunicativo, mi sembra esercizio alquanto ozioso formulare la stessa ipotesi per chi scrive un racconto o un romanzo o altra opera finzionale. Cos’avrà mai voluto comunicare Cervantes con il Don Chisciotte, se non il Don Chisciotte medesimo, inteso come organizzazione premeditata di frasi, paragrafi, capitoli e punteggiatura?
Avvertenza: anticipo la mia piena solidarietà al volenteroso lettore che, dopo essersi sorbito per intero questo post, lo giudicherà completamente delirante. Tuttavia, a parziale discolpa dell’autore di codesto delirio, inviterei il medesimo lettore a tener conto del fatto che a volte
Mi sembra assai scorretto che i motori di ricerca ignorino completamente l’hypterodonte, e ritengo che sia giunto il momento di porre rimedio a questa grave ingiustizia. La cortina di silenzio che avvolge questo argomento è indubbiamente il sintomo di pericolose derive censorie che, se non adeguatamente contrastate, possono arrivare a minacciare seriamente l’inalienabile diritto alla libertà di espressione. Tacere oggi dell’hypterodonte significa preparare il terreno per tacere domani della deriva dei continenti, o del prezzo del riso, o del commercio di figurine adesive, consegnando scientemente all’oblio conoscenze vitali per lo sviluppo sociale ed economico del genere umano.
La prima pagina del “Domenicale” del Sole 24 Ore di domenica scorsa è interamente dedicata a Niccolò Machiavelli. Trattasi di paginone promozionale per la nuova collana di libri allegati al quotidiano, I classici del pensiero italiano, ma pazienza.
Mi pare equo e solidale elevare a dignità di post gli splendidi risultati del bellissimo gioco stupido qui giocato a partire da un’idea di
Nei commenti al post precedente
Essendo la verità inconoscibile per via di ragione, è facile intuire quanto sia difficile dimostrare l’inclinazione alla menzogna di chicchessia. Anche lasciando in pace il solito cretese che afferma che tutti i cretesi mentono, concludere al di là di ogni ragionevole dubbio che una frase, un’azione, un’intenzione, un pensiero o financo un desiderio siano fallaci e menzogneri è impresa inaccessibile alla mente umana. Ma l’uomo, per sua fortuna, non è solo ragione.
Copincollo una parte di un post di Federico Platania che si può leggere integralmente nel sito della benemerita compagnia dei
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!