Ebbene sì, sono il primo a stupirmene, ma pare che con questo facciano cento. Cento post, intendo. No, tranquilli, non mi sono messo lì a contarli uno a uno: il numero di post è una delle informazioni riportate nella console di amministrazione di WordPress. 100 post in circa 180 giorni fa poco più di un post ogni due giorni, che per uno lento come me è un ritmo forsennato.
Forse a questo punto dovrei fare un discorso di quelli che si fanno nelle occasioni importanti, come i matrimoni, gli anniversari o i funerali, ma mi sembra francamente eccessivo. Un blog in fondo è solo un posto dove una persona più o meno psicopatica traccia qualche scarabocchio fra un’incombenza quotidiana e l’altra. Anche se, a dire il vero, c’è il rischio che il blog diventi a sua volta un’incombenza, cosa che personalmente preferirei di no.
Quindi niente discorsi, né buoni propositi per il futuro, né promesse. Auguri a letturalenta per i suoi primi cento post, poi sarà quel che sarà, domani è un altro giorno, chi vivrà vedrà, eccetera eccetera.
Sono un lettore e in questo momento mi trovo presso il notaio che mi aiuterà a redigere il mio testamento. Il notaio mi sta spiegando che l’incipit rituale di queste pratiche mortuarie è una frase del tipo «Io sottoscritto Tal dei Tali (seguono dati anagrafici), nel pieno possesso delle mie facoltà mentali…».
In tempi non sospetti avevo rivelato che
La mia passione per Antonio Pizzuto risale a poco più di due anni fa. Nel gennaio del 2004, infatti, scrivevo su ICL (il newsgroup it.cultura.libri) un’entusiastica recensione della mia prima lettura pizzutiana. In questi due anni ho letto molto altro di questo ineffabile gigante della narrativa, ma devo dire che l’entusiasmo misto a naïveté di quella prima lettura non è venuto meno. Pizzuto è un po’ così: più lo leggi più ti accorgi che al suo cospetto sei un poppante della letteratura, le cui certezze e supposte (è il caso di dire) conoscenze letterarie si sciolgono come glicerina in corpore vili.
Non so che dire, sono senza parole (che per un lettore è davvero il colmo). Pare che questo bloggherello da diporto sia
Un amico mi avvisa, e volentieri comunico, che in aprile ci saranno ben due presentazioni napoletane per Dalla vita di un fauno di Arno Schmidt,
Il pregiudizio che il testo nasca da un atto di scrittura è duro a morire, forse perché la concezione autoriale della letteratura è uno strumento di marketing molto potente: i testi non vendono, gli autori sì. Basti pensare che un libro intitolato Napoli siamo noi scritto da un signore di Cuneo può vendere migliaia di copie, se quel signore si chiama Giorgio Bocca. L’avesse scritto il brigadiere Cafiero Pasquale, che sta a Poggio Reale dal cinquantatrè, non se lo fumerebbe nessuno.
DeriveApprodi da qualche anno sta ripubblicando i libri di
Il
Hanno un loro destino i sentimenti. Ce n’è uno contro il quale tutti sono spietati: la vanità. I moralisti l’hanno screditata nei loro libri, anche coloro che hanno meglio dimostrato quale larga parte essa abbia nelle nostre anime. Gli uomini di mondo, i quali a modo loro son pure moralisti, giacché venti volte al giorno devono giudicare la vita, han ripetuto la sentenza scritta nei libri contro quel sentimento, l’ultimo di tutti, a sentir loro.
L’ha rifatto.
Dice 
– Salve lettore.
Lettura e scrittura, come dicevo un paio di post fa, sono vizi confratelli. A riprova di questo, dalla blogosfera italica nascono con sospetta simultaneità due iniziative – l’una scrittoria, l’altra lettoria – separate quanto a comitato organizzatore, ma strettamente legate da eversivi lacciuoli sotterranei.
Il castello dei fantasmi incrociati
Bottega di lettura
i monologhi della varechina
sacripante!