Pro o contro Pizzuto? Un dialogo di Gualberto Alvino

May 11th, 2006

Antonio Pizzuto negli anni '20, tratto da www.lavieri.itSettima puntata della pizzuteide di letturalenta (si veda la categoria Pizzuto per l’elenco completo degli interventi) e secondo contributo del battagliero professor Gualberto Alvino, che non ringrazierò mai abbastanza per la sua disponibilità. La pizzuteide, come sanno i lettori più affezionati, è la mia privata celebrazione di Antonio Pizzuto nel trentennale della morte. Pizzuto è uno dei maggiori autori italiani del Novecento, nonché uno dei meno conosciuti in Italia. La sua scarsa notorietà deriva soprattutto dal suo essere un autore difficile, che molti critici, anche tra i più esperti e qualificati, non hanno esitato a definire illeggibile.

Il punto è che Antonio Pizzuto non accetta letture distratte e frettolose, ma al contrario costringe il lettore a lavorare, a faticare, a conquistare il testo quotidiano col sudore della fronte. Queste sue parole, riportate nell’articolo di Alvino, rendono bene l’idea:

«Il problema della comprensibilità è questo: che il lettore deve educarsi a comprendere quello che legge, non che lo scrittore deve sforzarsi a fargli capire, perché sennò diventa Fröbel lo scrittore, no? Noi non abbiamo preoccupazioni pedagogiche, l’autore non ha preoccupazioni di questo genere […] Il lettore non interessa, il lettore non deve interessare. Lo scrittore non deve preoccuparsi del lettore. Io avrò venticinque lettori, forse meno. Ma che cosa mi importa?»

Sono parole che fanno pensare molto, specialmente in questi tempi in cui sembra dominare l’idea che la letteratura debba per forza essere portatrice di un messaggio, che debba comunicare qualcosa, che debba competere con altri mezzi di comunicazione. Antonio Pizzuto costringe a ripensare da cima a fondo questi luoghi comuni, e a ribaltarli.

Comunque, bando alle ciance. Vi lascio alla lettura dell’articolo di Gualberto Alvino, che ragionando su Pizzuto tocca questa e molte altre questioni di notevole interesse. Chi soffre la lettura a video può scaricarlo in formato pdf (176 KB) e stamparlo.
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Kafkiane rimembranze

May 10th, 2006

Franz Kafka, tratto da mek.oszk.huCirca quattro anni fa, in una recensione a Lettere a Milena postata in icl, l’autrice Ol’ga riportava questo passo di una lettera di Kafka:

«È all’incirca come quando uno, prima di ogni passeggiata, dovesse non solo lavarsi, pettinarsi ecc. – già questo costa fatica – ma siccome prima di ogni passeggiata gli mancano sempre tutte le cose necessarie, dovesse anche cucirsi il vestito, farsi le scarpe, fabbricarsi il cappello, tagliare il bastone e così via».

Questo brano, dissi allora in risposta alla recensione, pone «l’accento sulla fatica di Kafka, la sua sensazione di non essere attrezzato per stare al mondo, l’angoscia di non saper andare al di là».

E aggiungevo:

«Quando cerco di leggere Kafka mi sento esattamente così: affaticato, disarmato, inquieto. È come un muro da scalare. Ci provo a più riprese, ci rinuncio, lo mollo per anni e poi ci riprovo, per vedere se il tempo mi ha fornito l’attrezzatura giusta per poter andare al di là. Macché! Io invecchio, divento più lento, più pesante, le mie chance di riuscire a oltrepassare il muro calano inesorabilmente».
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L’imbianchino

May 8th, 2006

Post imbiancatoSono un imbianchino o decoratore o tinteggiatore che dir si voglia, e quindi è ragionevole dire di me che sono uno che tinteggia o decora o imbianca, ma fra tutte le parole che possono definire me o il mio lavoro io preferisco di gran lunga imbianchino e imbiancare, per via di quell’esplicito riferimento al bianco, parola carica di significati simbolici, emblema del vuoto, del gelo, dell’assenza, ma anche della purezza e soprattutto del candore.

Il candore: un modo di ricezione dell’esperienza e della conoscenza che, se praticato con onesta pervicacia, può sfociare nella più pura stupidità. Ho scritto pura d’istinto, senza pensarci su. Se questo testo fosse sottoposto a un accurato lavoro redazionale, quel pura, così vicino al purezza precedente, sarebbe quasi certamente sostituito da un sinonimo, per esempio cristallina. Tuttavia, a mio modesto avviso, questa sostituzione non sarebbe del tutto opportuna. Infatti, mentre esiste una relazione intuitiva abbastanza forte fra candore, purezza e stupidità, non ce n’è una altrettanto forte fra candore, cristallo e stupidità.
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Cambiando le parole si cambiano le cose (?)

May 5th, 2006

Odradek, tratto da www.kafka.org[questo post fa ovviamente :-) il paio con questo, con la prima parte del quale quasi collima, mentre è in aperta contraddizione con la seconda parte. Come mai? Segno forse che il prode letturalenta si contraddice? Eccerto che si contraddice, perdinci, come tutti!]

In concomitanza con la Fiera internazionale del libro di Torino, accadono due fatti libreschi di segno contrario.

1. Il supplemento del sabato del quotidiano La Stampa (torinese come la fiera-salone) riprende il vecchio glorioso nome Tuttolibri e tornerà a occuparsi solo di libri ed editoria. Si tratta di un ritorno al passato. Da svariati anni, infatti, il supplemento si chiamava TTL, che – come spiega il precisissimo .mau. – stava per Tuttolibri Tempo Libero e includeva sezioni dedicate a viaggi, gastronomia e altri temi culturali.

2. L’altrettanto vecchio e glorioso sito librialice.it (che una volta si chiamava alice.it, dominio poi ceduto alla Telecom) si suicida per far sorgere dalle sue ceneri Wuz, un portale che a differenza del defunto si occuperà non solo di libri, ma anche di cinema, musica e attualità.
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Beckett e Machiavelli a Bologna

May 3rd, 2006

Aspettando Godot. Tratto da www.infopointspettacoli.itPerché io credo che questo sarebbe il vero modo ad andare in paradiso: imparare la via dello inferno per fuggirla [Niccolò Machiavelli, lettera a Francesco Guicciardini del 17 maggio 1521].

Non l’ho mica detto a Federico Platania, ma ieri, mentre alla presentazione del suo Buon lavoro lui leggeva uno dei dodici racconti che compongono il libro, io pensavo a questa formidabile lettera del padre indiscusso della prosa italiana. Lettera che comincia all’insegna della massima familiarità e della massima giocosa irriverenza:

Magnifice vir, major observandissime. Io ero in sul cesso quando arrivò il vostro messo, e appunto pensavo alle stravaganze di questo mondo.
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Dialogo di un libro col suo scrivano

May 2nd, 2006

Scrivano. Tratto da www2.comune.roma.it– Salve, scrivano.
– Odo una voce.
– Non mi riconosci?
– Eppure mi sembra di essere solo in questa stanza.
– Sono il libro, scrivano. Il libro che stai trascrivendo.
– Insiste. Dev’essere una burla. Esca allo scoperto chi si sta facendo beffe di me!
– E da dove ti aspetti che esca costui? La stanza è piccola e bene illuminata e non ci sono anfratti o asperità bastanti per celare persone.
– Eppure sento una voce, la tua voce, burlone… esci allo scoperto!
– Può uscire allo scoperto solo chi si trova al coperto, scrivano, e a costo di ripetermi – cosa che odio – ti faccio notare ancora una volta che in questa stanza non ci sono ricettacoli e nascondigli.
– Dannazione! Sto forse impazzendo? Sento una voce, ma non so di dove venga. Ho cercato ovunque: dietro le tende, sotto la scrivania, sotto il tappeto! ma non ho trovato persone, né fantasmi, né apparecchi per la riproduzione di suoni registrati.
– Eppure questa voce ti parla, nevvero? E ti parla a tono, anche, rispondendo alle tue domande e ponendone altre di conseguenza. Non credi che questo sia un po’ troppo per un attacco di demenza o per un registratore?
– E se non sto impazzendo, da dove può giungere questa voce? e a chi appartiene? Non fa parte delle voci familiari, delle quali riconosco all’impronta il tono, il timbro, le inflessioni, i piccoli difetti di pronuncia. Questa è una voce straniera, una voce che mai ho udito.
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Scritture libresche e scritture di strada

April 27th, 2006

Buon lavoro, il libro di Federico PlataniaVedi che scherzi ti combina essere preda delle tue allucinazioni? Ho completamente dimenticato di segnalare una paio di cose che volevo segnalare. Vado a segnalare.

È iniziato il tour di presentazione del libro di Federico Platania, Buon lavoro, fresco di stampa per i tipi di Fernandel. La prima si è tenuta ieri a Roma, ma i romani interessati potranno recuperare il prossimo 27 maggio. Si replica a Bologna il 2 maggio, libreria Librincontro di Via S.Vitale (a due passi due dalle due torri), ore 18:00. Federico Platania è una mia vecchia conoscenza virtuale dai tempi di ICL, ed è già apparso in letturalenta un paio di mesi fa come ideatore di un bellissimo gioco stupido a sfondo bibliografico.

Scritture di StradaApprofitto dell’onda segnalatoria per ricordare che il 7 maggio prossimo si celebra in numerose vie e piazze italiane la Giornata Nazionale delle Scritture di Strada. Generosi volontari si prodigheranno per fornire ai passanti supporti più o meno deperibili su cui lasciare una traccia scritta del loro passaggio. Informazioni, programmi e altro ancora nel blog sopralincato.

Il test di Umberto Eco

April 26th, 2006

Cappuccetto Rosso e il lupo, tratto da www.gazzaladra.itDice Umberto Eco:

Rispetto al mondo dei libri, proposizioni come Sherlock Holmes era scapolo, Cappuccetto Rosso viene divorata dal lupo ma poi è liberata dal cacciatore, Anna Karenina si uccide, rimarranno vere in eterno e non potranno mai essere confutate da nessuno. [U.Eco, Su alcune funzioni della letteratura, in Sulla letteratura, Bompiani 2002, pag. 12]

E poco dopo aggiunge:

Il mondo della letteratura è un universo nel quale è possibile fare dei test per stabilire se un lettore ha il senso della realtà o è preda delle sue allucinazioni. [Ibidem pag. 14]

Con questa seconda affermazione Eco crea un legame forte fra il mondo della letteratura e il mondo dei vivi, assegnando al primo il potere di decretare l’integrità psichica nel secondo: chi dovesse esprimere dubbi sullo stato civile di Sherlock Holmes può essere senz’altro segnalato ai servizi sociali. Ecco, io credo che Umberto Eco abbia ragione (fossi scemo, a dar torto a Umberto Eco!) e credo anche che ripetendo quei test su ciascun membro della fratellanza lettoria universale l’esito sarebbe invariabilmente il secondo: ogni lettore è preda delle sue allucinazioni.
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Crolli

April 21st, 2006

Ground Zero 31 ottobre 2001, tratto da www.w3.orgSull’onda dell’attualissimo pensiero di von Hofmannsthal sulla catastrofe, riprendo questa recensione a un libro di Marco Belpoliti intitolato Crolli, già comparsa sei mesi fa su it.cultura.libri e sulla rivista online La Frusta di Alfio Squillaci. Com’è come non è, in questi giorni mi vien naturale pensare a crolli, catastrofi, disastri e altri accidenti vagamente escatologici.

Ultimamente leggere libri e libercoli d’argomento letterario usciti dalle patrie accademie è un esercizio non privo di qualche connotazione masochistica. Dalle cattedre che furono di Anceschi, di Cases, di Contini, di Guglielmi (Guido, ovviamente) si levano alti lai sulla morte acclarata o prossima ventura della letteratura e della critica. Pare che i nostri chiarissimi professori siano in preda a una sindrome millennaristica, apocalittica.
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Post-it pro fauno

April 20th, 2006

Arno Schmidt, tratto da www.lavieri.itRicordo a eventuali napoletani smemorati che oggi hanno l’opportunità di assistere a una presentazione di Dalla vita di un fauno di Arno Schmidt, Lavieri editore.

20 aprile 2006, Napoli ore 18: «Il pomeriggio di un fauno». Presentazione del romanzo Dalla vita di un fauno presso il Goethe-Institut. Relatori: Giancarlo Alfano, Gabriele Frasca, Domenico Pinto. Marco Palasciano leggerà brani del libro. Altre informazioni sul sito del Goethe-Institut.

Ricordo inoltre la pagina su Arno Schmidt, completa di cronologia, bibliografia, foto e link ad altri siti sull’autore.

Aggiungo che Dalla vita di un fauno è un piccolo grande libro molto ben curato dal suo curatore Domenico Pinto. È un libro breve e densissimo, gelido e passionale, comico e angelico. Particolarmente consigliato a chi ama le avanguardie, i fumetti, Joyce, il cinema muto, Totò e Antonio Pizzuto.

aggiornamento:
Un riepilogo della presentazione.
Il Fauno sul Corriere del Mezzogiorno.

Corsi e ricorsi catastrofici

April 19th, 2006

Hugo von Hofmannsthal, tratto da www.aeiou.atL’inquietudine non cessa di essere generale, il dubbio e la confusione aumentano piuttosto che diminuire. Gli effetti materiali della catastrofe che noi abbiamo vissuto restano immensi; ma noi ci accorgiamo che gli effetti spirituali sono ancora più terribili e ricchi di implicazioni. Tentiamo di farci strada verso la chiarezza, di capire cosa è distrutto e che cosa è ancora in piedi, ma il senso dell’ordine in noi – l’unico che sarebbe capace di tali giudizi – è danneggiato nel profondo. Nessuno è tanto ricco di spirito, nessuno ha un intelletto tanto acuto da sollevarsi al di sopra di ciò che avvolge tutto e tutti.

I nostri timori, che prendono a tratti l’accento del terrore, trovano costantemente nuovo alimento da ogni parte, le nostre speranze sono incerte e vaghe; la più forte di esse è paradossalmente quella che noi deriviamo proprio dalla grandezza di quel che ci minaccia e dalla vasta possanza degli eventi.

Fra l’epoca della nostra giovinezza e l’oggi sta un abisso, e un abisso i cui bordi non sono neppure stabili, ma si allargano di ora in ora. Il concetto del limite, l’unico sul quale noi siamo capaci di fondarci nelle cose dello spirito, è in procinto di dissolversi come fumo nell’aria; l’incommensurabile, l’indefinita materia senza forma della nostra esperienza del mondo inonda il campo della nostra esistenza. Quel che sta accadendo è terribile e non è quasi più passibile di interpretazione.

Noi viviamo in un momento critico del mondo che non offre quasi spazio alle celebrazioni. Dalle guerre tra i popoli e dai conflitti fra le classi hanno preso origine guerre di religione di un nuovo tipo, guerre spirituali tanto più mortifere quanto più esse vengono condotte nella semioscurità di una reciproca non conoscenza; una setta lotta contro l’altra e nessuno vuole riconoscere in che modo inquietante i pesi terribili della volontà che le masse hanno di affermarsi materialmente e spiritualmente vengano scambiati in silenzio nel volgere di una notte: ora l’economia si traveste da spirito, ora lo spirito da economia.

[Hugo von Hofmannsthal, Retaggio dell’antichità, discorso pronunciato il 5 giugno 1926, in L’Austria e l’Europa, a cura di Giampiero Cavaglià, Marietti 1983]

(Trovo sorprendente, e anche un po’ inquietante, che parole pronunciate ottant’anni fa suonino tanto attuali).

Ombra fugace di una parola assente

April 18th, 2006

Perec(Ricordo a eventuali perecchiani distratti di passaggio che quest’anno – come mostrato dal francobollo postale qui riprodotto – ricorre il settantesimo genetliaco del grande Georges Perec).

W o il ricordo d’infanzia di Georges Perec è un libro composto da due racconti alternati, intitolati rispettivamente W e Il ricordo d’infanzia. Il primo è un racconto fantastico su un luogo chiamato W situato in una delle mille isole della Patagonia, sede di una strana società fondata sull’ideale olimpico, ma tutt’altro che idilliaca o decubertiniana. Il secondo è per l’appunto un ricordo d’infanzia, un’autobiografia a tutti gli effetti, secondo la miglior tradizione memorialistica francese.

Essendo questo un libro a due vie, ha anche due incipit, uno per il primo filone e uno per il secondo. Il secondo incipit è «Non ho ricordi d’infanzia» ed è straordinario per due motivi: primo, perché restituisce drammaticamente l’immagine di un orfano; secondo, perché nega senza troppi complimenti il titolo del racconto che va a incominciare. È come se Agostino avesse iniziato le Confessioni scrivendo «Non ho niente da confessare».
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Berlusconi come aggettivo

April 14th, 2006

berlusconi evaporaEsserci o non esserci? Bisognerebbe capire se è una domanda da porsi seriamente. A ben ragionare, infatti, esserci potrebbe essere un problema che non c’è. Voglio dire: non si può certo stabilire per decreto che esserci comporta vantaggi rispetto a non esserci. Se gli aggettivi non ci fossero, per esempio, sarebbe un problema? Gli uomini cesserebbero di parlare o di scrivere? Resterebbero soltanto discorsi che non possono essere compresi? La civiltà regredirebbe? Pronomi e articoli organizzerebbero un’insurrezione?

Certo, ci potrebbero essere difetti di comunicazione, un senso di spaesamento, difficoltà di articolazione delle frasi, ma col tempo e la pratica le cose s’aggiusterebbero. In fondo anche oggi che gli aggettivi ci sono non è che manchino problemi di formulazione e di comprensione dei discorsi. Abolire le preposizioni o le congiunzioni sarebbe sicuramente un dramma, ma gli aggettivi, suvvia, se ne può fare a meno tranquillamente.
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Di chi ha paura Antonio Pizzuto?

April 12th, 2006

Antonio Pizzuto, anni Trenta. Tratto da www.lavieri.itNella breve introduzione all’articolo allegato a questo post, Maria Pizzuto – figlia di Antonio Pizzuto ed energica animatrice della Fondazione a lui intitolata – scrive:

Questo scritto di Gualberto Alvino inaugura i Pizzutini d’emergenza, supplemento dei Quaderni Pizzutiani – nati nel 1997 e giunti nel 2004 al XIII numero – che vedrà la luce ogniqualvolta se ne presenterà la necessità.

Pare che questo scritto abbia un destino inaugurale. Qui in letturalenta, infatti, rappresenta la prima realizzazione pratica di un’idea che vado covando da tempo: alzare il livello qualitativo della mia minuscola e privatissima commemorazione del trentesimo anniversario della morte di Antonio Pizzuto, dando spazio a interventi di persone che per latitudine e longitudine di letture pizzutiane, nonché per dotazione di armamentario critico, mi superano di gran lunga.

Gualberto Alvino è unanimemente considerato il maggior filologo pizzutiano su piazza. A lui si devono le edizioni critiche di molti scritti e romanzi di Pizzuto, che grazie al suo lavoro sono rientrati in circolazione liberi da numerosi errori e refusi di edizioni precedenti. In questo articolo lo studioso sveste momentaneamente i panni di alacre restauratore di testi, senza tuttavia dismettere l’acribia filologica, per indossare l’armatura di difensore della verità storica contro un saggio di Mauro Canali (Le spie del regime, Il Mulino, Bologna 2004) nel quale Antonio Pizzuto è dipinto come persecutore di antifascisti.

Per parte mia mi limito a ringraziare pubblicamente il professor Alvino per questo intervento nella pizzuteide di letturalenta, e invito tutti a leggere il suo articolo Di chi ha paura Pizzuto? [pdf, 207 KB], apparso originariamente nei Pizzutini d’emergenza, pubblicazione non venale a cura dell Fondazione Pizzuto, Roma 2005.

Quattro giorni per non morire

April 8th, 2006

Marino Magliani, Quattro giorni per non morire, Sironi 2006Demasiadas piedras, troppe pietre. Questo è il refrain, il leitmotiv, il ritornello che mi tornerà sempre in mente ogni qual volta prenderò in mano il libro di Marino Magliani per leggerne qualche pagina. Sì, perché questo è uno di quei libri che non ci si può accontentare di leggere distrattamente una volta sola. Questo è un libro che reclama attenzione e riletture.

La fabula è presto detta: Gregorio, indagatore di nessi fra civiltà precolombiane e antiche popolazioni liguri, sta scontando una condanna a dieci anni di carcere per traffico internazionale di stupefacenti, ed è afflitto da una rara forma malarica contratta in Sudamerica durante una spedizione archeologica. La morte della madre gli offre quattro giorni di permesso e l’occasione di tentare la fuga in Messico, dove opera l’unico medico al mondo in grado di curare efficacemente la sua malattia. Ma questi quattro giorni gli serviranno soprattutto per far luce su alcuni punti oscuri del suo passato.
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